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  • 3 hours ago
"Ho conosciuto Pedro Almodóvar negli anni della Movida, nessuno pensava alla fama o ai soldi. Volevamo solo creare. Eravamo tutti eccitati dall’idea di manifestare qualcosa. Non c'era nessuna strategia, solo ispirazione". Così all'Adnkronos Rossy de Palma parla del suo rapporto con il regista spagnolo, che oggi presenta al 79esimo Festival di Cannes 'Amarga Navidad'. La musa storica di Almodovar ("lui mi ha cambiato la vita") ricorda gli inizi e la difficoltà di gestire il successo: "All'inizio non ero contenta del fatto di essere diventata molto conosciuta solo per aver lavorato con lui. Io nella mia vita avevo sempre fatto mille cose diverse, non stavo mai ferma, mi cercavo il lavoro da sola". Invece "all’improvviso mi ritrovavo a casa ad aspettare che il telefono suonasse, dipendente dal desiderio degli altri. Non mi piaceva". E così si è trasferita a Roma perché la celebrità "era diventata una trappola". Nella Capitale "ho fatto film un po’ brutti, ero felicissima: almeno imparavo l’italiano, conoscevo persone incredibili che avevano lavorato con Rossellini e con tanti altri. Andavo persino a piazza Argentina a dare da mangiare ai gatti come la Magnani. Ero davvero felice, mi sentivo libera". Rossy de Palma racconta cosa significhi tornare a lavorare con Pedro Almodóvar. "Per me non è mai una sorpresa: è come se fossi in tutti i suoi film, anche in quelli in cui non appaio". Quindi, "mi viene naturale accettare". 'Amarga Navidad' "mi ha colpita già leggendo il copione: in un’epoca così poco onesta, Pedro sceglie il coraggio della verità, lascia le cose asciutte, senza abbellirle. È un esercizio necessario". Parlando di Gabriela, il suo personaggio, dice: "Mi piace che voglia risolvere un dolore. È una che mette in contatto le persone, come faccio io. Ama l’arte, come me".'Amarga Navidad' racconta l’alternarsi di due storie ambientate in due periodi diversi, 2004 e 2026, attraverso cui il regista riflette sull’atto creativo e sul suo rapporto con la realtà. E su come un film possa, a un certo punto, ribellarsi alla propria forma, mettendo in discussione il senso stesso della sua esistenza. Questo gioco metacinematografico, quasi pirandelliano, interroga anche l’etica di chi racconta storie chiedendosi fino a che punto si può spingere un autore e se le vite degli altri sono precluse oppure in quanto creatore può attingere liberamente a tutto ciò che gli ispira anche se potrebbe riguardare dolori altrui. "Il film lascia una domanda: quali diritti ha un creatore nel prendere elementi reali e trasformarli in finzione? Io credo che abbia questo diritto, senza dubbio". E aggiunge: "Pedro costruisce come con le bambole russe, una dentro l’altra: non sai mai dove finisce la realtà e dove comincia la finzione. Il mio personaggio è una mescolanza di donne che lui conosce". Da qui lo sguardo si allarga al mondo. "Per me teatro e cinema sono sempre stati un rifugio. Ma oggi è la realtà a essere diventata fiction. Non possiamo più credere a ciò che vediamo o ascoltiamo: crimini contro l’umanità, sofferenza, guerre. C’è abuso di potere - osserva l'attrice - gente un po’ pazza che domina il mondo con crudeltà". Per de Palma la realtà di oggi "è paradossale: la legalità sembra diventata una finzione". E allora cosa resta? "La fiction per raccontare una realtà migliore. Dobbiamo rimettere al centro il senso comune. Prima potevamo permetterci la fantasia della finzione; ora dobbiamo immaginare ciò che dovrebbe accadere. L’arte e la cultura restano un rifugio in un mondo completamente folle, l’unico luogo dove possiamo trovare una verità". Da questa riflessione sul presente, l’attrice passa a un livello più personale, quello delle crisi creative: "Le crisi fanno parte della vita, non solo dell’arte. A volte dai tempo a tutti tranne che a te stessa, e nasce la frustrazione. Io ho imparato a mollare un po' la presa: e quando lo fai, la tensione va via. Non possiamo controllare tutto, l'anima deve respirare". Per Rossy de Palma, Almodovar è molto di più di un regista. "Io l'ho sempre visto come Pedro e non come mito. Credo di essere una presenza familiare, parte di un immaginario costruito insieme. E soprattutto: lui ha dato alle donne una libertà che all’epoca non era affatto scontata". Infine, smonta una falsa leggenda sulle origini del loro incontro: "Non è vero che mi ha scoperta in un bar: è una leggenda. Io ero in un gruppo musicale, Peor Imposible, e lui veniva ai nostri concerti". Un giorno, il regista spagnolo le disse: "Non ti truccare, non ti pettinare". E poi la scritturò per 'La legge del desiderio' del 1987. Con lui "non mi sono mai sentita attrice, perché ero sempre me stessa", conclude. (di Lucrezia Leombruni)

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Transcript
00:00C'è un prima e un dopo, Pedro Almodovar, nella tua vita?
00:05Ah, per me?
00:06Sì, per esempio, adesso mi hanno ricordato che fa 40 anni che lo conosco.
00:11Il prima è molto lontano, cara mia.
00:15Non posso pensare, non capisco.
00:18Com'è cambiata la tua vita?
00:20No, è che internamente non è cambiato,
00:24tanto perché il mio rapporto con lui non è un rapporto legato alla celebrità, no.
00:32Perché quando ho conosciuto a Pedro, come io dico,
00:34in quella epoca dell'anno 80, della Movida, tutto questo,
00:38la cosa che era diversa oggi è che eravamo tutti artisti,
00:44però nessuno pensava alla celebrità, né ai soldi, nessuno.
00:50Soltanto pensavamo, dobbiamo fare questa cosa creativa, questa cosa artistica,
00:54tutti quanti eravamo scitati e dobbiamo manifestare questa creatività.
01:00Come facciamo questo? Come facciamo l'altro?
01:03Non aveva questo, ah, come adesso con gli influencer,
01:08tutto questo mondo che è più, sicuro che è della gente che è molto brava,
01:14molto vuole fare le cose, però è pure la strategia, molta strategia.
01:19In quell'epoca non aveva strategia di nulla,
01:21soltanto dovevo fare questo perché mi nasce, mi nasce,
01:25e tutti eravamo ispirati le uni dell'altro.
01:30Allora io ho conosciuto a Pedro in quella epoca.
01:33È vero che all'inizio, quando ho diventato molto conosciuta per lavorare con lui,
01:37non era contenta perché io sempre, la mia vita, ho lavorato in tante cose diverse
01:42e non mi chiedava in casa, mi cercava il lavoro,
01:45e dopo quando doveva aspettare che il telefono suonara,
01:51era dipendente del desiderio dell'altro,
01:53io non mi piaceva quello di questo.
01:55E quando sono andata a Roma a fare dei film un po' brutti,
01:59però che sono stata felicissima perché almeno imparava italiano,
02:06conosceva gente incredibile che aveva lavorato con Rossellini,
02:11andava, come dico, alla piazza argentina per mangiare i gatti come la Magnani,
02:15è stata felicissima.
02:16Sono emigrata a Roma perché in Spagna doveva aspettare il telefonino,
02:23non era libera come prima, no?
02:26Al inizio la celebrità mi ha sembrato una trampa, come si dice?
02:33Una trappola.
02:34Una trappola, sì.
02:35Ma che trappola è questa?
02:37Non mi è piaciuto, perché non era una cosa che avevamo nel desiderio,
02:43nessuno pensava nesso.
02:45Eramo felici facendo quello che ci piaceva,
02:47però non pensando in diventare una celebrità.
02:51Allora non...
02:51Dopo il mio padre che si chiama Pedro,
02:53che è un balancio come lui,
02:56che è un po' delle cose che si somigliano tutti e due al rapporto.
03:02Non so, non posso...
03:03Non ti posso dire perché è il mondo delle ipotesi,
03:06non ti posso dire cosa è prima né dopo,
03:09perché il mio sguardo dietro è sempre stato lì.
03:12Però ti ha cambiato.
03:13Sempre è stato lì.
03:15Però ti ha cambiato in qualche modo.
03:17Mi ha cambiato la vita, sì, sì.
03:19Mi ha cambiato in qualche modo.
03:19Mi ha cambiato in qualche modo.
03:20Da sei muchà!
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