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  • 2 giorni fa
Una grande bottiglia avvolta da catene spezzate, è questo il simbolo scelto da Coldiretti per il Vinitaly 2026. Il comparto vitivinicolo rimane un pilastro del “Made in Italy", ma burocrazia, dazi ed etichette allarmistiche ne frenano la crescita. A pesare sono soprattutto le incertezze legate ai dazi di Trump negli Stati Uniti, primo mercato di sbocco per le bottiglie italiane.Il danno ammonterebbe a 1,6 miliardi di euro, cifra che potrebbe essere invece reinvestita in innovazione, qualità ed enoturismo. «Abbiamo un settore straordinario, quello del vino, che potrebbe favorire la valorizzazione dell’intera filiera agroalimentare», spiega Ettore Prandini, presidente Coldiretti.

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Trascrizione
00:04Siamo con Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti.
00:08Coldiretti ha appena pubblicato uno studio che quantifica in 1 miliardo e 650 milioni
00:13i danni della burocrazia dei dazi sul vino.
00:18Sì, vogliamo liberare la famosa bottiglia di vino da tutte quelle che sono le catene,
00:23i vincoli che in questi anni sono stati posti, in tanti casi anche di carattere inutile
00:28se pensiamo solo a quanto incide la burocrazia sulla quotidianità nella gestione delle nostre imprese
00:34e guardando sempre di più alla possibilità di riuscire ad essere presenti sui mercati internazionali,
00:43sia quelli emergenti sia quelli che abbiamo consolidato negli anni.
00:47E questo ovviamente è un qualcosa che ci potrebbe mettere nella condizione di avere un settore straordinario
00:52come il vino che potrebbe favorire anche la valorizzazione identitaria dell'intera filiera agroalimentare.
00:59Quindi il vino è il nostro grande ambasciatore.
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