Un drone, un filo di nylon quasi invisibile, una busta appesa. Dentro, tre smartphone, duecento grammi di hashish e circa quattro grammi di crack. È l’ultima spedizione andata fuori rotta e finita sul selciato, prima ancora che tra le mani dei destinatari: i detenuti del carcere di Poggioreale. A recuperarla, questa volta, sono stati i carabinieri. L’episodio si inserisce in una sequenza ormai tutt’altro che sporadica. Nell’area che circonda l’istituto penitenziario, a ridosso del Centro Direzionale, i rinvenimenti di droni e carichi illeciti si susseguono con frequenza crescente. Non più casi isolati, ma segnali di un fenomeno strutturato che evolve insieme alle tecnologie impiegate.
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