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https://www.pupia.tv - Roma - Un quartiere trasformato in un banco di vendita permanente, con le dosi nascoste tra le fioriere, infilate nelle cassette pubblicitarie, incastrate nelle intercapedini dei muri o persino custodite in bocca, pronte per essere cedute in pochi secondi. È lo scenario emerso dall’inchiesta dei carabinieri che ha portato questa mattina all’arresto di quattro persone accusate di aver gestito un sistema di spaccio capillare a Tor Pignattara, nel quadrante est della Capitale.

I militari della compagnia Roma Casilina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 44enne della Guinea, di un 41enne iracheno e di due cittadini marocchini di 44 e 28 anni, ritenuti gravemente indiziati di un traffico sistematico di eroina, cocaina e hashish. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della procura capitolina.

Un anno di indagini - L’attività investigativa, coordinata dal dipartimento “Criminalità diffusa” della procura di Roma e condotta dai carabinieri della stazione Torpignattara tra agosto 2023 e agosto 2024, ha documentato centinaia di cessioni in luoghi pubblici, con due bar e una sala giochi nelle immediate vicinanze di via Casilina individuati come punti di riferimento dell’organizzazione. Le strade del quartiere erano diventate, secondo quanto ricostruito, un vero e proprio mercato della droga all’aperto.

Il sistema del “nascondiglio diffuso” - Per eludere i controlli, gli indagati avrebbero adottato una tecnica definita dagli investigatori del “nascondiglio diffuso”: piccoli quantitativi tenuti nel cavo orale per la consegna immediata, mentre scorte più consistenti venivano occultate tra arredi urbani e spazi improvvisati. In un singolo deposito sono state recuperate e sequestrate oltre 100 dosi già confezionate. Complessivamente, durante le operazioni sono stati sequestrati quantitativi significativi di sostanza pronta alla vendita.

Intercettazioni e riscontri - Il quadro indiziario si è consolidato attraverso intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati e l’esame delle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Gli investigatori hanno isolato migliaia di contatti con assuntori abituali; alcuni clienti avrebbero effettuato centinaia di chiamate per concordare tempi e modalità delle consegne. Diversi acquirenti, identificati e ascoltati, hanno confermato le modalità di approvvigionamento e riconosciuto fotograficamente i presunti fornitori.

La decisione del gip - Nel disporre la custodia cautelare in carcere, il giudice per le indagini preliminari ha evidenziato l’elevata pericolosità sociale degli indagati, descritti come “indifferenti” alle precedenti iniziative giudiziarie. Il pericolo di fuga, la possibilità di reiterazione del reato e il rischio di inquinamento probatorio hanno motivato l’applicazione della misura più afflittiva. (25.02.26)

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