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«Tutti gli uomini del presidente» di Carl Bernstein e Bob Woodward: passione, rigore, coscienza civile, coraggio e libertà. La lezione del Watergate nella ricostruzione fedele e avvincente dei due reporter del Washington Post che indagarono sul più grande scandalo politico della storia americana. È la quarta uscita per la collana di libri sul Giornalismo d’inchiesta proposta da Corriere della Sera e Solferino Libri per i 150 anni del giornale. Nuova prefazione di Walter Veltroni, oggi ospite di Corriere Tv. Conduce Maria Serena Natale.Il libro sarà in edicola con il Corriere da sabato 4 aprile a 9,99 euro più il costo del quotidiano.Le tre uscite precedenti: «La Russia di Putin» di Anna Politkovskaja con prefazione di Antonio Polito, «La città dei vivi» di Nicola Lagioia con prefazione di Emanuele Trevi, «V13» di Emmanuel Carrère con prefazione di Stefano Montefiori.

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Novità
Trascrizione
00:05Giugno 1972, un tentativo di effrazione per installare microfoni spia e poter poi effettuare intercettazioni illegali nella sede del Comitato
00:15Nazionale del Partito Democratico Americano, innesca la vicenda.
00:19Apre una storia che magari sarebbe rimasta un fatto grave ma circoscritto nella grande storia americana se non fosse stato
00:28per l'ambizione legittima, per lo scrupolo professionale, la determinazione poi via via trasformatasi in ostinazione civica di due giovani
00:39giornalisti che piano piano, giorno dopo giorno, telefonata dopo telefonata, articolo dopo articolo, parola dopo parola, si videro nascere lì
00:48davanti agli occhi.
00:49Quello che sarebbe diventato il più grande scandalo politico della storia americana.
00:54Addirittura sarebbe arrivato a toccare uno dopo l'altro tutti gli uomini del Presidente e due anni dopo sarebbe arrivato
01:01direttamente alla Casa Bianca con la richiesta di impeachment e le dimissioni del Presidente degli Stati Uniti, il repubblicano Richard
01:08Nixon.
01:08Ebbene, quei due giornalisti hanno poi raccontato i fatti, la storia, dandoci una visione interna di quello che fu dell
01:17'atmosfera dell'adrenalina della redazione ma anche della fatica, della paura, dei pedinamenti, degli incontri clandestini con le fonti, di
01:25una storia anche più grande di loro.
01:27Nel libro del quale andiamo a parlare oggi, appunto, tutti gli uomini del Presidente, che è la quarta uscita di
01:33questa collana dedicata al giornalismo d'inchiesta che, ormai lo sapete, sul ferino Libri e Corriere della Sera propongono in
01:39occasione dei 150 anni del quotidiano.
01:42Le prime uscite sono state La Russia di Putin, Diana Polikovsky, La Città dei Vivi di Nicola Gioia, V13 di
01:49Emanuel Carrer.
01:50Ebbene, tutti libri che hanno delle prefazioni nuove, scritte appositamente per questa nostra nuova iniziativa.
01:57Per tutti gli uomini del Presidente, la prefazione è firmata da Walter Veltroni, al quale do il buongiorno, lo ringrazio
02:04e benvenuto a Codire TV.
02:07Allora, Walter Veltroni, partiamo subito dal significato, dal senso storico di questo scanalo, il Watergate.
02:16Cosa rappresentò il tempo, cosa rappresenta ancora oggi, cosa può rappresentare dal punto di vista specifico del rapporto tra politica,
02:26potere e giornalismo.
02:27Lo chiedo a lei che ha vissuto in diretta entrambe le dimensioni, non è soltanto la politica, non è la
02:33sua prima passione, il suo primo lavoro.
02:35Conosce anche dall'interno il mondo del giornalismo, non solo per essere un prezioso collaboratore del Corriere della Sera, ma
02:41insomma ha diretto un giornale, ha diretto l'unità, ha conosciuto molto bene la RAI, anche per vicende personali, poi
02:47dalla Commissione parlamentare di vigilanza.
02:50Insomma, il rapporto anche conflittuale tra due poteri dello Stato democratico l'ha vissuto in presa diretta. Cosa rappresenta il
02:58Watergate?
03:00Dal punto di vista politico, dal punto di vista storico, è l'ultimo caso di impeachment di un Presidente degli
03:07Stati Uniti ed è un caso clamoroso perché Nixon aveva vinto le elezioni del 1968 dopo l'uccisione di Robert
03:17Kennedy.
03:18Si probabilmente preparava a vincere quelle del 1972 quando un eccesso di spregiudicatezza da parte degli ambienti a lui collegati,
03:36anche a lui stesso,
03:37che erano in realtà la manifestazione di un modo di concepire il potere che Nixon aveva, ci sono le trascrizioni
03:46delle sue telefonate dalla Casa Bianca che fanno veramente impressione,
03:51portano a fare frazione nella sede del comitato del Partito Democratico che era nel palazzo del Watergate.
03:58E quindi da questo punto di vista politicamente fu per due anni una specie di mannaia sull'amministrazione repubblicana che
04:07poi portò all'impeachment, alla successione di Gerald Ford e poi alla sconfitta di Ford con Jimmy Carter nel 1976.
04:17Dal punto di vista dei rapporti con la stampa è uno dei momenti più alti della manifestazione di quella meraviglia
04:29della democrazia che è la libertà di stampa,
04:32qualcosa a cui non dobbiamo pensare di essere abituati o peggio, dobbiamo cominciare a pensare che possa essere rimessa in
04:44discussione
04:45perché in quel caso due, come tu dicevi, due giovani giornalisti, avevano 28-29 anni, Woodward e Bernstein, hanno cominciato
04:55a lavorare come si lavorava allora, con le suole delle scarpe,
05:00parlavano al telefono quando i telefoni non erano cellulari, battevano sui tasti di una macchina da scrivere e non su
05:09quella di un computer che conserva la memoria.
05:12Erano altri tempi, ma erano tempi che non sono passati, ci sono anche oggi tanti esempi di questo genere, di
05:20un giornalismo che non guardava in faccia
05:22e che non aveva ragioni ideologiche per fare quello che faceva, Woodward e Bernstein non furono mossi da antipatia nei
05:34confronti dell'amministrazione repubblicana,
05:36ma dal sacro fuoco della ricerca della verità e della realtà e più gli raccontavano balle e più loro si
05:45determinavano nel cercare la sostanza delle cose.
05:50Il racconto del loro metodo giornalistico contenuto nel libro è veramente spettacolare per chiunque giovane o non giovane abbia passione
06:01per il racconto della realtà
06:04in un tempo in cui la realtà viene fortemente manipolata. Il libro di Woodward e Bernstein è una specie di
06:11manuale.
06:13Sì, è un manuale davvero, nella prefazione lei scrive, è anche una ridondanza dire giornalismo d'inchiesta, è sempre un
06:22'inchiesta, un'indagine, un'investigazione sull'essere umano.
06:24In particolare in questo libro già il titolo ci riporta alla concretezza, tutti gli uomini del presidente, la cerchia di
06:33potere del presidente, però è qualcosa che ci riporta alla terra,
06:37proprio alla sostanza fisica di quello che è poi la materia giornalistica, uomini naturalmente e donne, uomini che osservano, cercano
06:45di capire e raccontano altri uomini.
06:48E' molto bella, molto viva in questo libro anche la dinamica tra i due protagonisti, i due autori, Carl Bernstein
06:55e Bob Woodward.
06:56A un certo punto c'è il capo della redazione di Washington, Rosenfeld, che si prende Woodward da una parte
07:02e gli dice attenzione perché Carl ha la tendenza a correre un po' troppo.
07:05Mi raccomando, pensaci tu a non far finire sul giornale nulla che non sia super verificato, super dimostrabile.
07:12C'è anche questo rapporto fra di loro, dall'inizio la diffidenza, le attivazioni e poi l'amicizia che nasce.
07:21Sì, ma è bello perché loro sono due, in particolare Woodward è arrivato da poco al Washington Post, sono due
07:33cronisti, non è che siano due firme,
07:36Cels e due notisti politici con la firma in prima pagina, sono due cronisti e sono anche un po' in
07:44competizione tra di loro.
07:46Uno sa scrivere meglio e quindi rivede i pezzi scritti dall'altro, glieli riscrive fisicamente.
07:55All'inizio pensano che l'uno può fregare l'altro, però poi si mettono insieme e costituiscono una coppia che
08:03potrebbe avere la e societaria,
08:05tanto sono stati legati tra di loro, in un'avventura che è stata anche molto rischiosa per loro e bisogna
08:12dirlo anche per la direzione e la proprietà del Washington Post.
08:16E lo dico in un tempo in cui la proprietà del Washington Post ormai è finita nelle mani di uno
08:21di questi grandi magnati delle big tech
08:24che non ha esitato tempo fa a licenziare decine e decine di giornalisti e che ha praticamente neutralizzato il Washington
08:35Post
08:35impedendogli per esempio in occasione delle ultime elezioni di prendere, come era sua tradizione a fare, posizione a favore dell
08:43'uno o dell'altro candidato.
08:45Da questo punto di vista è anche una bellissima pagina sulla democrazia americana, perché la democrazia americana è sempre stata
08:53così.
08:54Adesso parliamo del Washington Post e della vicenda del Watergate, ma se parliamo del Vietnam e pensiamo a come le
09:02reti televisive hanno dato le notizie del Vietnam
09:05o a come il cinema ha raccontato il Vietnam o la letteratura, abbiamo la prova di quella dinamica che è
09:13propria delle democrazie
09:15tra il potere in questo caso impegnato in una guerra folle come altre nelle quali ogni tanto gli americani si
09:23infilano
09:24e l'opinione pubblica, per esempio una parte del grande movimento di protesta contro il Vietnam nacque dal fatto che
09:32a un certo punto
09:33una delle reti televisive trasmise a colori i bombardamenti col Napalm e questo cambiò radicalmente la percezione che l'opinione
09:44pubblica aveva
09:45della guerra nel Vietnam. L'America è sempre stata, fino ad oggi purtroppo, è sempre stato un paese che ha
09:52avuto questa energia,
09:55ha avuto una dialettica tra potere politico e il potere, perché così si chiama e si deve chiamare, il potere
10:03della libera informazione
10:04che ha arricchito e difeso la democrazia. Quando nel corso degli anni si è fatta strada l'idea che i
10:12giornali non servono a niente,
10:13le televisioni non servono a niente, come non serve a niente la magistratura e tutto il resto e l'unica
10:19cosa che serve sono i social
10:21e quello che viene chiamato, ma è un calambur, viene chiamato il free speech, che free non è affatto e
10:31speech è ancora di meno,
10:33si è entrato in una condizione nella quale questa dialettica è venuta sempre meno e un Presidente degli Stati Uniti
10:40si può permettere di non rispondere a domande di giornalisti che non gli piacciono, di insultare giornaliste quasi sempre donne
10:48per il loro aspetto fisico, per le loro capacità professionali o arrivare persino a minacciare, di revocare la licenza di
10:56trasmissione
10:57a reti televisive che non gli piacciono. Questo è il contrario di quanto è avvenuto nel corso della storia americana
11:06che è una storia punteggiata da questa forte presenza della critica giornalistica e culturale.
11:15Sì, è chiaro che questa dinamica che ci sta descrivendo tra i due poteri si nutre anche inevitabilmente di ambiguità
11:24perché comunque il giornalismo si muove in un sistema naturalmente non purificato da pressioni politiche, false piste,
11:33tentativi di insabbiamento, lo vediamo proprio qui di spiegarsi davanti ai nostri occhi in questo libro,
11:38ma è l'ambiente nel quale il giornalismo deve trovare il modo di ritagliarsi, poi una strada nella luce,
11:45quella luce che veniva evocata proprio nella testata storica del post.
11:50E poi è saltato, come lei ci sta spiegando, questo patto di reciproca legittimazione tra i due poteri.
11:58E allora da dove si riparte?
12:00Appunto 50 anni dopo le dimissioni di Nixon alla Casa Bianca, c'è un altro repubblicano di stampo con stile
12:07molto diverso,
12:08appunto Donald Trump, stiamo vedendo il rapporto che ha con la libera informazione.
12:12Chi è che dovrebbe forse fare il primo passo, magari all'indietro?
12:16Forse la politica nei confronti del giornalismo, questo continuo screditarlo, questa continua opera di delegittimazione,
12:22anche il giornalismo naturalmente ha tanto da farsi perdonare.
12:26Certamente il potere deve fare un passo indietro perché sta invadendo territori che non sono suoi,
12:31territori che dovrebbero essere della libera informazione, ma questo non sono gli Stati Uniti.
12:37Pensiamo a quello che succede in Ungheria o pensiamo ai giornalisti che sono stati messi sotto controllo in Italia,
12:46non è che dobbiamo andare poi tanto lontano, o anche all'aggressività che c'è nei confronti di certe stazioni
12:53televisive,
12:54di certi programmi, di certi giornali, tutte cose che non fanno bene.
13:00Poi io penso anche che, e mi meraviglia che non sia accaduto, che quando il Presidente degli Stati Uniti
13:07davanti a 50 giornalisti insulta una collega, gli altri 49 dovrebbero girare le spalle e andarsene.
13:16Questo cambia la storia.
13:20Lasciare solo l'autocrate che pensa di detenere un potere tale da poter intimidire chi fa la libera informazione
13:30sarebbe il modo migliore, una forma di testimonianza civile e anche di solidarietà umana,
13:37perché è successo a varie giornaliste in varie circostanze.
13:40E sarebbe anche un modo per mandare un messaggio che è un messaggio universale.
13:47Assomiglierebbe a Woodward Bernstein, un gesto che non costa molto,
13:52che non è appunto rischiare di andare sotto le cure degli ambienti legati a un potere oscuro
14:00come era quello del 1972-74, basta solamente andarsene, non costa nulla.
14:08Però sarebbe importantissimo e mi meraviglio che il giornalismo americano per paura,
14:14perché di questo si tratta, per paura, e quando c'è la paura vuol dire che il potere esercita
14:22impropriamente la propria responsabilità e il proprio dovere, per paura i giornalisti non l'abbiano fatto.
14:28Quindi sicuramente è il potere che deve tornare nei suoi limiti
14:34e dall'altra parte però i giornalisti che non devono farsi paralizzare dalla paura.
14:40Tanto più che la vita di tutti è in pericolo.
14:44È una frase che è scolpita in questo libro.
14:48Il contesto è molto diverso.
14:50È Woodward che lo scrive sulla macchina per non farsi intercettare,
14:54non farsi sentire e vuole farlo leggere a Karl che è alle sue spalle.
14:58Ma il punto è proprio questo.
15:01Nel momento in cui viene erosa quella libertà,
15:04allora in pericolo è la libertà, che è qualcosa di molto concreto,
15:08non è una parola astratta, la libertà di tutti.
15:12La libertà è garantita, non voglio dire in primo luogo perché non c'è una gerarchia,
15:19ma sicuramente è garantita dalla possibilità per ciascuno di noi di sapere come vanno le cose,
15:25altrimenti noi restiamo in balia e questo è il rischio di questo tempo,
15:29di un potere che ci può raccontare quello che vuole.
15:32Quando hanno bombardato in Iran quella scuola e hanno ucciso più di 100 ragazze,
15:41il Presidente degli Stati Uniti sull'Air Force One alla domanda di un giornalista
15:46ha risposto che erano stati gli iraniani e 24 ore dopo si è saputo,
15:51grazie alla libera informazione che ancora agisce negli spazi che ne vengono consentiti,
15:57che invece era stato un missile Tomahawk e quindi probabilmente un missile anzi quasi sicuramente
16:03di produzione e di gestione da parte degli americani.
16:08Ma se non ci fosse stata la libera stampa sarebbe rimasta quella informazione
16:12e poi oggi con l'intelligenza artificiale ci possono far credere qualsiasi cosa.
16:19Ormai l'evoluzione dell'intelligenza artificiale è tale che è persino indistinguibile la realtà dalla finzione
16:25e questo apre lo spazio a manipolazioni di varia natura
16:30e che possono essere tali da mettere in discussione la stessa democrazia
16:37e talvolta persino la stessa pace nel mondo
16:39che già viene fortemente bilipesa dai nuovi aedi della guerra
16:46che girano per il mondo e che sono come è naturale che siano gli autocrati.
16:53Ormai siamo tutti creatori di contenuti,
16:56in rete circolano contenuti, anche video appunto di qualunque tipo,
17:02account, profili anonimi che non devono rivelare,
17:06non sono tenuti a rivelare l'identità di chi produce quei contenuti,
17:10di chi scrive quelle parole.
17:12Tornare alle origini anche grazie ad un'inchiesta di questa forza
17:15significa anche tornare proprio alle regole base del mestiere,
17:19verificare almeno due volte, si dice nella redazione del Post negli anni 70,
17:24qualunque notizia configurabile come reato.
17:28Ecco, queste regole di base, che sono lo specifico poi di un mestiere,
17:32il mestiere di giornalista, che dobbiamo sempre avere a mente,
17:36sono forse il punto di ripartenza di un'intera professione
17:40e anche di un rapporto poi tra i giornalisti e la collettività,
17:46la comunità che deve anche riscoprire l'importanza.
17:49Se oggi dovesse dire ad un giovane aspirante giornalista,
17:54consigliandogli la lettura di questo libro,
17:56qual è il senso più profondo di questa professione?
17:59Perché vale la pena, in un contesto anche così difficile come quello odierno,
18:04provarci, cosa gli direbbe?
18:07Ma guarda, io ti do del tu perché siamo colleghi,
18:10quindi possiamo darti del tu.
18:12Grazie.
18:13Io lo faccio, quando l'RCS Academy mi chiede di fare incontri con i ragazzi
18:20che si stanno formando per fare i giornalisti,
18:24io lo faccio con grande piacere,
18:26perché penso che sia molto importante esattamente questo,
18:30cioè in un tempo del frammento,
18:35perché noi siamo sepolti dai frammenti,
18:38quando scrolliamo su Instagram, su TikTok, non so dove,
18:43quelli che ci vengono proposti sono dei frammenti,
18:46ma quello che ci manca è il senso,
18:49e il senso te lo dà solo il racconto,
18:52e il racconto è esattamente l'arte del giornalismo.
18:57Il giornalismo racconta, vede e racconta,
19:01e il racconto unisce i frammenti
19:04e dà ai frammenti quella composizione
19:07che ne fanno un quadro riconoscibile,
19:10altrimenti i frammenti da soli sono come i pezzi di un mosaico,
19:15se li prendi da soli sono inutili,
19:17se li metti tutti insieme compongono delle meraviglie,
19:19e il giornalismo è così.
19:22E quindi questa collana che il Corriere ha fatto
19:26in occasione del suo centocinquantesimo
19:28insieme a Solferino è preziosa,
19:30perché dimostra come il giornalismo,
19:34sia anche letteratura,
19:36come l'attenzione, la cura,
19:38la scelta delle parole, la selezione,
19:41la verifica delle notizie,
19:43e le famose cinque W,
19:46no, when, where, eccetera, eccetera.
19:49Woodward e Bernstein,
19:50le prime quattro le avevano già,
19:53come scrivo nell'introduzione,
19:55le avevano già risolte.
19:56Rimaneva il why.
19:58E il why era molto importante in questo caso,
20:02e loro si sono messi al lavoro.
20:05Il giornalismo è fatto della risposta
20:08a quelle cinque famose domande,
20:10e dal punto di vista poi della struttura
20:15è fatta di racconto.
20:17E quindi bisogna curare molto le parole,
20:23il senso, le emozioni,
20:25perché i libri che voi pubblicate
20:28in questi giorni, in queste settimane,
20:31sono libri leggendo i quali
20:33non si riesce a trattenere emozione,
20:35perché c'è la realtà che è materia viva,
20:38e quando la si racconta in maniera pregiata,
20:43diventa così una meraviglia.
20:46Io raccomando sempre ai giovani colleghi
20:50di leggere in particolare due libri.
20:52Uno è un libro di Truman Capote,
20:55che si chiama Sangue freddo,
20:56e che è il racconto di un piccolo processo
20:59in un piccolo paese di provincia,
21:01che lui trasformò attraverso l'indagine,
21:04attraverso il modo in cui la raccontò,
21:06in un meraviglioso documento di testimonianza
21:15di un tempo americano.
21:16E poi il bellissimo libro di Norman Mailer,
21:19che racconta il match di Muhammad Ali a Kinshasa,
21:24in italiano si chiama il match,
21:26e che è anche quella una testimonianza.
21:28Ma in fondo, se ci pensi,
21:30persino Omero era un grande giornalista.
21:33Poi lui ha usato un po' più di fantasia,
21:36probabilmente ha alimentato il racconto della fantasia,
21:39però quando Schlimann ha scoperto
21:42le rovine di Troia,
21:43ci siamo accorti che il povero Omero
21:45forse è il padre di tutti noi.
21:48Sì, e anche di un senso di appartenenza
21:51ad una comunità umana
21:53che si riconosce in quella parola,
21:55in quelle matrici, in quelle storie.
21:58Tra l'altro abbiamo visto le copertine
22:00di tutte queste prime quattro uscite della collana,
22:03e sono tutti stili, anche interessante notare questo,
22:06tutti stili molto diversi.
22:08Tu dicevi, sottolineavi giustamente,
22:11la meraviglia che si prova,
22:13il senso di incanto che si prova
22:15di fronte a queste produzioni.
22:17La Russia di Putin, di Anna Politkovskaya,
22:19è una narrazione caldissima, empatica,
22:22ravvicinata di questa donna
22:23che mette la propria persona in pericolo
22:27per incontrare da vicino
22:29e sentire il calore di quella materia umana
22:31che va a raccontare.
22:32Nicola Laggioia, La città dei vivi,
22:34ne abbiamo parlato con Emanuele Trevi,
22:36è un romanzo all'andamento di un noir avvincente,
22:39non ci si può staccare.
22:41La terza uscita, V13,
22:42che mescola Emanuele Carrère,
22:44l'autobiografia, il reportage,
22:47una forma di scrittura in prima persona
22:49completamente diversa dalle altre
22:52e arriviamo a Bernstein e Woodward,
22:55la prima persona naturalmente è bandita,
22:57al tempo sarebbe stato inconcepibile.
23:00È come raccontare da parte loro un film visto,
23:04poi il film sarebbe arrivato,
23:05quel capolavoro con Dustin Hoffman
23:07che ricordi nella prefazione,
23:08e Robert Redford.
23:09Sono diversi punti di osservazione
23:13della complessità del reale.
23:17Assolutamente sì,
23:18e diversi modi di raccontarlo,
23:19che è veramente la bellezza.
23:22Ma se tu prendi il lavoro di Bob Woodward,
23:24poi Bob Woodward ha continuato a fare
23:26quel mestiere lì,
23:28e se tu prendi i libri
23:30che sono stati pubblicati
23:32da Woodward
23:33su Trump,
23:36beh, è lo stesso stile di racconto,
23:41solo che ormai,
23:43e questo è angoscioso,
23:45ci siamo a sue fatti,
23:47ci siamo abituati,
23:49tutte le follie che accadono,
23:51che ne so,
23:53un presidente populista
23:54che fa costruire per 300 milioni di dollari
23:58una ballroom alla Casa Bianca,
24:00o che cambia l'insegna
24:04da Ministero della Difesa
24:05al Ministero della Guerra,
24:07o che si fa riprendere
24:08come un santone
24:10da quelli che con la mano
24:12appoggiata sulla sua spalla
24:14in un'atmosfera mistica
24:17e blasfema,
24:19fanno riferimento ad una religione
24:21che queste cose qui
24:22non le sopporta.
24:24Tutto questo sta diventando
24:27assolutamente normale.
24:29È normale che ci raccontino
24:31delle balle,
24:32è normale che manipolino la realtà,
24:36è normale che facciano
24:38con l'intelligenza artificiale
24:40un video in cui Gaza
24:41viene trasformata in Las Vegas,
24:44in cui il presidente degli Stati Uniti
24:45a bordo di un aereo
24:47sparge le tamme
24:48su chi gli manifesta contro.
24:50È normale che si possa dire
24:52dell'ex capo dell'FBI
24:54uno che aveva combattuto
24:56in Vietnam
24:57sono contento
24:58perché è morto.
25:00Cioè sono normali ormai,
25:01delle cose allucinanti.
25:03E allora
25:04non erano normali.
25:06E noi dobbiamo
25:06recuperare l'indignazione,
25:09recuperare l'indignazione.
25:10E il giornalismo serve anche
25:12a recuperare l'indignazione.
25:15E allora,
25:16recuperiamola
25:17e trasformiamola
25:18in forza viva,
25:19attiva,
25:20nella comunità.
25:21Torniamo alle origini,
25:22rileggiamo
25:23tutti gli uomini
25:24del presidente
25:24di Kahn Bernstein,
25:26Bob Woodward.
25:26Io ringrazio
25:27Walter Veltroni
25:29per essere stato con noi
25:30e per la sua prefazione.
25:31Grazie.
25:32Grazie.
25:33E noi naturalmente
25:35vi ringraziamo
25:36per la consueta attenzione.
25:38A questo punto
25:39anche un augurio
25:40di buona Pasqua
25:41da tutta la squadra
25:42di Corriere TV
25:43e vi do appuntamento
25:44alla prossima diretta.
25:47Grazie.
25:48Grazie.
25:48Grazie.
25:51Grazie.
25:52Grazie.
25:53Grazie.
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