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  • 23 ore fa
Sta calando il sole in via Solferino. Un rider senegalese viene scippato da un ragazzo egiziano. Lo rincorre, lo ferma, non si limita a recuperare la refurtiva ma lo immobilizza e aspetta di consegnarlo alla polizia. Pochi gli oggetti sparsi per terra, dal valore economico per i più marginale. Nel mentre recupera fiato e beve, racconta: “Giacca, telefono, qualunque cosa ha preso e ha cominciato a correre come se non ci fosse un domani. Ho fatto il giro dell’isolato per cercarlo”.

“Lui è un grande, bravissimo”, un signore gli porge una bottiglietta d’acqua e lo indica agli altri passanti che, dal marciapiede di fronte, assistono alla scena dell’arresto.

In una delle vie simbolo della Milano chic, la scena sorprende e rovescia stereotipi e semplificazioni: chi è arrivato da lontano, spesso invisibile, diventa il rappresentante tangibile di legalità, tra il plauso dei passanti. E racconta, senza retorica, che il confine non è tra “noi” e “loro”, ma tra chi rispetta le regole e chi le infrange.

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Trascrizione
00:00Giacca, telefono, qualunque cosa ha preso è iniziato a correre come te ne ci possono domani.
00:05Io ho fatto il giro dell'isolato a cercarlo. Appena l'ho visto qua sono sceso e l'ho raggiunto
00:12subito.
00:14Come ti chiami?
00:15Sì, chiami che ti faccio vedere male.
00:17Lì dove sei originario?
00:19Nel Senegal.
00:21L'hai inseguito o l'hai bloccato?
00:23Sei riuscito a recuperare tutto il...
00:25Sì, sì, sì.
00:35L'ho sceso a prendere un mezzo.
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