Quando debutta, il 10 marzo del 1966 al Salone di Ginevra, la Miura non rappresenta semplicemente una nuova vettura. Ridefinisce ciò che un’auto stradale ad alte prestazioni può essere. Un motore V12 centrale montato trasversalmente ispirato al motorsport. Un’architettura radicale che rompe con la tradizione delle Gran Turismo. Una carrozzeria disegnata da Bertone capace di accendere l’emozione al primo sguardo. E prestazioni che, per l’epoca, sembrano quasi irreali.
La Miura non è soltanto un’altra Lamborghini. È una dichiarazione d’intenti. Terzo modello della Casa di Sant’Agata Bolognese, presentato appena tre anni dopo la fondazione di Automobili Lamborghini, stabilisce valori fondamentali destinati a individuare il Marchio per i decenni successivi: coraggio oltre le convenzioni, innovazione senza compromessi, design e ricerca tecnica spinta ai limiti.
Con la Miura, Lamborghini crea un segmento completamente nuovo e dà vita alla moderna supersportiva a motore centrale. A sessant’anni dalla sua prima apparizione, la Miura resta un’icona di radicalità tecnica, ingegneria visionaria e design senza tempo. La sua storia racconta ambizione e audacia progettuale.
Racconta di un V12 rivoluzionario che plasma il DNA di Lamborghini, in grado di erogare fino a 385 CV e di spingere la vettura a una velocità massima di 290km/h rendendola, all’epoca, l’auto di serie più veloce al mondo. Racconta di un linguaggio stilistico che ancora oggi continua a definire bellezza e aggressività e di un impatto culturale che si estende ben oltre il mondo dell’automobile, arrivando al cinema, alla musica, fino alla cultura pop.
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