00:03Uno dei temi all'ordine del giorno nel dibattito sull'intelligenza artificiale in scuola è legato
00:10al rischio della delega cognitiva e quindi il problema del pensiero critico dello studente
00:16è il problema di come l'insegnante lo possa sostenere, lo possa sviluppare, cosa può fare
00:24l'insegnante in questa direzione? Direi sicuramente non concentrarsi sulle strumentalità, non
00:32lavorare sulla tecnologia da un punto di vista funzionalistico, ma promuovere nel ragazzo
00:41una riflessione su quello che con l'intelligenza artificiale si possa fare, questo può comportare
00:48ad esempio la promozione di pratiche di coautorialità e sicuramente stimolare il pensiero critico
00:59in relazione ai limiti cognitivi dell'intelligenza artificiale che vanno ricondotti al fatto che
01:06comunque abbia dei bias, che possa allucinare, tutto in relazione a un ripensamento profondo
01:18cui queste tecnologie ci stanno ponendo di fronte del rapporto tra la rappresentazione e la realtà,
01:27sia essa informazione, sia essa informazione o immagine, quel rapporto si sta ridefinendo
01:37completamente, è importante accompagnare i ragazzi a prenderne consapevolezza e quindi
01:43una postura, quella dell'insegnante, sempre più metacognitiva, una postura caratterizzata
01:50sempre più dalla capacità di accompagnare criticamente, stimolando la riflessione, attivando
02:00la capacità di problem solving, ma prima ancora la capacità di farsi le domande giuste, un ruolo
02:07molto differente da quello di un insegnante che invece tradizionalmente si limiti a fornire
02:15informazioni, a trasmettere contenuti. Cosa si può intendere per pedagogia algoritmica?
02:22Quando si parla di pedagogia algoritmica è tra l'altro il titolo di un libro scritto
02:27a quattro mani con Chiara Panciroli nel 2023, cui rimango molto affezionato, diciamo che in
02:33una pedagogia algoritmica si costruisce attorno a quattro pilastri fondamentali, il primo è
02:42la literacy e quindi è il lavoro sui linguaggi, un lavoro anche tecnico, tecnico dal punto di
02:50vista informatico del termine, perché non si può lavorare seriamente sull'intelligenza
02:56artificiale senza conoscerne i linguaggi. Secondo elemento il pensiero critico e quindi la capacità
03:04di produrre riflessione, di attivare la consapevolezza critica del ragazzo sui linguaggi.
03:12Terzo pilastro, la dimensione etica, che significa la capacità di attivare la propria responsabilità
03:20in relazione alle proprie scelte e all'impatto che queste scelte possono avere sugli altri.
03:26E la quarta dimensione di una pedagogia critica dell'intelligenza artificiale è la dimensione
03:33espressiva e quindi la capacità di servirsi di questi linguaggi anche dal punto di vista
03:38creativo e non soltanto in una prospettiva di decostruzione critica dei messaggi.
03:45Sulla base di questo quadrilatero le prime mosse, i primi passi dell'insegnante quali potrebbero
03:53essere? Io credo che lì si possa trovare a tutti e quattro questi livelli e quindi cominciare
04:01a ragionare sui linguaggi. Mentre si ragiona sui linguaggi, non perdere mai di vista né
04:07il senso critico né la responsabilità e lavorare sui linguaggi anche attivando il pensiero
04:15creativo. Evidentemente il lavoro di mediazione dell'insegnante è quello di fare i conti con
04:22le età mentali e con i livelli cognitivi dei ragazzi e dei bambini alle diverse età,
04:30già da quando sono molto piccoli. Io credo che non ci si debba spaventare di introdurre
04:37l'uso di questi sistemi già alla scuola dell'infanzia. Evidentemente con tutte le attenzioni,
04:44non un uso personale che sarebbe proibito dalla legge, un uso guidato e mediato dall'insegnante,
04:51ma con tutte queste attenzioni sicuramente già in età precoce l'esercizio su questi
04:58quattro pilastri di una pedagogia algoritmica, di una pedagogia dell'AI può risultare
05:05sicuramente soddisfacente. Sta facendo notizia nelle ultime settimane, negli ultimi mesi il
05:14moltiplicarsi degli atteggiamenti proibizionisti di diversi Stati nei confronti dell'uso precoce
05:23delle tecnologie. C'è una tendenza generale a spostare verso i 16 anni questo accesso,
05:31quest'uso. I 16 anni sono l'età che in comunità europea è stata individuata come età del consenso
05:38informato per l'accesso alle risorse tecnologiche e di rete. Questo che cosa comporta? Comporta
05:48secondo me di scambiare protezione con educazione, sono due cose molto diverse. Comporta secondo
05:58me di non riuscire a proteggere fino in fondo, perché l'esperienza insegna che qualsiasi
06:04proibizione può essere aggirata e non tutte le famiglie avranno lo stesso atteggiamento nei
06:12confronti dei propri figli e quindi le pratiche dei pari serviranno a supplire la mancanza del
06:20dispositivo a quei ragazzini che si ritroveranno ad avere una famiglia molto più restrittiva.
06:27soprattutto questa proibizione sottrae agli insegnanti la possibilità di intervenire sviluppando
06:37pensiero critico e questo aspetto secondo me è un aspetto rilevante. La ricerca ci dice che la
06:43famiglia fa molta fatica a presidiare correttamente la relazione dei ragazzi con i dispositivi. Quindi
06:53se la famiglia fa fatica e sottraiamo alla scuola la possibilità di intervenire sopperendo alla
07:03mancanza della famiglia, credo che il risultato sia di lasciare il ragazzino e la ragazzina soli con
07:11il loro problema e questo ritengo non lo si possa, non lo si debba fare. È per questa ragione che
07:18personalmente, lo sostengo da tanto tempo e non mi stanco di ripeterlo, preferisco sicuramente la
07:28strada dell'educazione alla strada della proibizione. Questo sicuramente non significa negare la possibilità
07:41che ci siano dei rischi, non significa negare che ci siano dei pericoli, credo che questi rischi
07:47e che questi pericoli li si possa disinnescare favorendo la capacità di autoregolazione del
07:54ragazzo, della ragazza piuttosto che sostituirsi a lui o a lei pensando di riuscire a difenderlo
08:05dagli effetti negativi attraverso la proibizione. Quindi in una parola sviluppo dell'autoregolazione,
08:13sviluppo della consapevolezza, sviluppo della responsabilità. Lo si può fare soltanto
08:18educando e non si può educare i dispositivi se i dispositivi non ci sono.
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