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  • 10 months ago
“Secondo lo studio condotto nel nostro centro - abbastanza rappresentativo anche per l’Italia – il 24% dei pazienti con immunodeficienza riceve immunoglobuline. Se ampliamo la popolazione dei beneficiari – e stiamo diventando sempre più bravi nella diagnosi – la disponibilità di plasmaderivati potrebbe non essere adeguata. Questa è la ragione per cui la domanda continua a crescere, mentre l’offerta rimane limitata”. Lo ha detto Isabella Quinti, immunologa e professore ordinario di Medicina Interna, Sapienza Università di Roma, intervenendo al digital talk ‘Disponibilità di plasma in Italia. Un tema di salute pubblica che attende risposte’.

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Transcript
00:00La domanda di immunoglobuline è ancora in aumento, quindi è in aumento non solo perché la vita dei
00:11nostri pazienti è più lunga, ma perché noi miglioriamo le nostre capacità diagnostiche,
00:15quindi noi facciamo la diagnosi di immunodeficienza a più più pazienti e quindi si amplia la platea
00:22dei beneficiari delle immunoglobuline. Vorrei dire, è forse un dato che non è stato detto,
00:28che di tutte le immunoglobuline che vengono prodotte, circa un quarto vanno ai pazienti
00:35con immunodeficienze primitive, quindi è ovvio che questo 25% è un 25% importante, questo è un dato
00:44che però adesso si riferisce soltanto a Lazio, perché è uno studio che abbiamo fatto noi nel nostro centro,
00:50ma penso che sia abbastanza estendibile al resto della popolazione italiana, ma il 24% vuol dire
00:56che forse non sono sufficienti, cioè le immunoglobuline nei pazienti con immunodeficienza
01:03sono, come abbiamo detto, un salvavita, quindi forse una quota di un quarto, ampliandosi la popolazione
01:10dei beneficiari, perché ripeto noi siamo più bravi a fare le diagnosi, forse non sarà sufficiente.
01:17Questa è la spiegazione di perché la domanda è ancora in aumento e l'offerta diventa limitata.
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