TRE PREMI AL FESTIVAL DI VENEZIA 2024. Meritatissimi: Leone del Futuro Luigi De Laurentiis al Miglior film d'esordio, Miglior regia e Miglior attrice protagonista della sezione Orizzonti. Il film è Familiar Touch, arrivato adesso nei cinema italiani: scritto e diretto dalla premiatissima (non solo a Venezia) Sarah Friedland, 33 anni statunitense. La sua attrice, premiata anche lei, è Kathleen Chalfant: 80 meravigliosi anni... Familiar Touch: la trama del film sull'Alzheimer e la scena Familiar Touch è il film sull'Alzheimer (settembre è il mese "dedicato" alla malattia) che non ti aspetti, che ti sorprende: privatissimo e universale, toccante senza mai farti cadere nella lacrima facile. Ti immedesimi in Ruth che esce di casa per andare al suo appuntamento. Ma l'hotel è una residenza per anziani malati di Alzheimer. Tu lo sai, lei lo scoprirà. E tu entri nella sua testa attaccata dalla demenza. Nei suoi occhi, che vedono la molletta per chiudere il pacchetto di patatine sulla testa della vicina e si chiedono perché. Ma anche nell'abbraccio del figlio che sa cosa attende la madre. Fino alla scena, gigantesca, del video sopra: Ruth che controllata e rabbiosa insieme cerca di dimostrare al giovane dottore che un malato di demenza non può ricordare la ricetta del borsch come fa lei. Quindi lei malata non è... La regista Sarah Friedland: Nel film c'è la mia storia La regista, il suo film lo racconta così: «Mia nonna paterna era editor di poesia, artista e intellettuale ebrea di sinistra. Una persona che ha cresciuto la mia famiglia nel rispetto dell’espressione verbale. Quando ha sviluppato la demenza ed è diventata non verbale, la mia famiglia ha iniziato a parlare di lei come se non ci fosse più. Naturalmente, stavano elaborando il dolore per questa perdita percepita. Ma quando la visitavo nella struttura per la memoria, lei era presente in altri modi, in modo incarnato. Si dondolava, batteva ritmi con le dita. La persona che amavo era ancora molto viva. Molti anni dopo: lavoravo nella produzione di film e TV a New York e sentivo di imparare molto sul cinema, ma poco sulle persone al di fuori di un set. Risposi a un annuncio: una scultrice con demenza cercava una persona che fosse in parte assistente, in parte badante. Quell’esperienza mi portò a lavorare per un’agenzia di assistenza con molti clienti artisti e creativi. Questo ruolo ha cambiato tutto ciò che pensavo di sapere sull’invecchiamento e l'identità. I miei clienti mi vedevano come un’amica, un’assistente, una sorella, a seconda del giorno. Questa fluidità dell’identità legata all’età mi ha davvero fatto riflettere su quanto sia sfuggente non solo per gli anziani, ma per tutti noi».
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