00:00Si entra in uno spazio che ha tutti i canoni di un antico appartamento in stile Belle Epoque,
00:05qualcosa che ha già nei muri una certa idea di arte, ma subito dopo ci si imbatte nell'estetica
00:09proto-digitale dei Kraftwerk, con diverse opere visive e sonore nelle varie stanze della casa.
00:15Siamo nella Galleria Indipendenza di Roma e la mostra che attraversiamo è The Man Machine
00:19di Ralph Hütter, storico leader della band tedesca di musica elettronica che, da sempre,
00:25dialoga con il proprio stile e con l'arte contemporanea.
00:27Animazioni, parole, musica, la dimensione sonora che diventa forma del movimento.
00:33Per quanto riconoscibile o mai codificata, l'estetica dei Kraftwerk funziona in modo particolare
00:37nello spazio di piazza indipendenza, proprio per il gioco sottilmente modernista che crea
00:42un ponte tra due temporalità, il crinale del 8900 e gli albori dell'era digitale di massa,
00:47che, entrambe, appaiono al tempo stesso superate e attualissime, in un certo senso quindi necessarie.
00:53E questa sensazione di necessità nasce dalla redazione, dal modo in cui l'elettronica
00:58sonora e visiva di Hütter e della sua band sta all'interno di quelle stanze spoglie, ma
01:02già di loro così intense.
01:04Uomini e macchine, slogan che vengono da un futuro che, chiaramente, sta nel passato,
01:08ma che comunque non si è mai realizzato in questo modo, benché nei fatti sia semplicemente
01:13la nostra realtà di ogni giorno.
01:14Ecco, la mostra curata da Michael Bracewell vive di tali continue contraddizioni, oltre
01:20che della perdurante fascinazione di un'idea di super machine tradotta nel lavoro dei Kraftwerk
01:25e nella loro postura robotica.
01:27Il mondo fuori va più veloce, ma l'arte, se mai servisse a qualcosa, potrebbe aiutarci
01:32a fissare i processi che accadono intorno a noi, per abbozzare un tentativo di comprenderli
01:36o, perlomeno, offrirci altre prospettive di pensiero.
01:39Grazie.
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