00:00Buonasera a tutti, grazie per questo invito. Ci tenevo moltissimo ad esserci in questo
00:05anniversario così importante. Siamo reduci da giorni intensi nei quali la scomparsa del
00:10Santo Padre ci ha portato a riflettere su temi profondi, misericordia, perdono, pietas, provvidenza.
00:16Ed è terribilmente difficile accostare questi valori alla vicenda di Sergio Ramelli. 50 anni
00:23fa si spegneva la sua giovanissima vita, una morte tanto brutale quanto assurda e forse
00:30proprio per questo è divenuta un simbolo per generazioni di militanti di destra di tutta
00:35Italia. 50 anni dopo siamo chiamati a interrogarci su quello che ancora oggi ci può insegnare
00:41il suo sacrificio. Sergio era una persona libera, ma essere liberi in quei tempi duri comportava
00:47un'enorme dose di coraggio che spesso sfociava nell'incoscienza addirittura. Sergio amava
00:53l'Italia più di ogni altra cosa, aveva deciso di non tenerselo per sé, di dirlo al mondo
00:57senza odio, senza arroganza, senza intolleranza. La sua storia ce l'ha raccontata chi lo ha
01:02conosciuto, chi ha condiviso con lui la militanza politica, chi ha sperato e pregato per quei
01:09terribili 47 giorni di agonia che Sergio potesse risvegliarsi, chi ha pianto quel 29 aprile in
01:15cui si è spento e nei giorni successivi quando persino celebrarne il funerale divenne un'impresa,
01:20chi ha ricercato incessantemente verità e giustizia prima e durante il processo, chi in
01:24questi anni ha dedicato alla sua memoria una strada, un giardino, chi invece un libro,
01:30una canzone, un fumetto, uno spettacolo teatrale. E quella storia ce l'ha raccontata Anita,
01:34mamma Ramelli, che per quasi 40 anni ha onorato il suo amato Sergio insegnando dignità e amore
01:41infinito. Oggi dopo 50 anni quella memoria che per troppo tempo è stata soltanto di una parte
01:47inizia a essere più condivisa, nel tentativo di ricucire una ferita profonda nella coscienza
01:53nazionale che deve accomunare in uno sforzo di verità e pacificazione tutte le vittime
01:57innocenti dell'odio e della violenza politica. Un mese e mezzo fa, nell'anniversario dell'aggressione,
02:03il Governo, che mi onoro di guidare in collaborazione con l'Istituto Poligrafico dello Stato e Poste
02:08italiane, ha voluto dedicare un franco bollo alla memoria di Sergio Ramelli. È stato per noi
02:14molto di più che un gesto simbolico. Significa affermare che la sua vicenda, la sua vita, la sua
02:22morte sono un pezzo di storia d'Italia con cui tutti quanti, a destra e a sinistra, dobbiamo imparare
02:29a fare i conti. Significa ricordare che la libertà non è mai scontata. Ai nostri figli noi dobbiamo
02:34raccontare che c'è stato un tempo in cui per le proprie idee si poteva essere costretti a cambiare
02:38scuola, quartiere, città. Si poteva essere minacciati, insultati, aggrediti, si poteva persino
02:44perdere la vita, uccisi da carnefici che nemmeno ti conoscevano, in una spirale di odio cieco e
02:50violenza che si è trascinata per troppi anni. Dobbiamo raccontarlo, non soltanto per ricordare
02:56chi ha pagato il prezzo più alto, ma per imparare a riconoscere subito i germi di quell'odio e di
03:02quella violenza, neutralizzarli immediatamente, impedire loro di generare nuove stagioni di
03:09dolore, perché insomma non accada mai più. Ancora oggi a 50 anni dalla morte di Sergio
03:14Ramelli c'è una minoranza rumorosa che crede che l'odio, la sopraffazione e la violenza siano
03:19strumenti illegittimi attraverso cui affermare le proprie idee. Ai ragazzi che oggi hanno l'età in
03:27cui Sergio morì, che hanno spalancata davanti a sé la strada della propria vita, che vogliono
03:31dedicarla a ciò in cui credono, voglio dire non fatevi ingannare da falsi profeti e da cattivi
03:38maestri. Coltivate la vostra libertà, non perdete il vostro sorriso, inseguite la bellezza, difendete
03:44le vostre idee con forza, ma fatelo sempre, soprattutto con amore, come faceva Sergio.
Commenti