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Giacomo da Lentini - Amor è uno disio che ven da core
Riccardo Pasqualin
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1 anno fa
Breve lezione sulla poesia di Giacomo da Lentini "Amor è uno disio che ven da core".
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Apprendimento
Trascrizione
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Salve a tutti ragazze e ragazzi e bentornati al nostro corso di letteratura italiana. Nella
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precedente lezione abbiamo parlato della vita dell'autore che viene considerato il primo
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della scuola poetica siciliana, ossia Giacomo Dalentini o Jacopo Dalentini. Diciamo che
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sarebbe improprio dire che ho fatto un riassunto perché le poche informazioni che ho esposto
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sono praticamente tutto ciò che abbiamo su questo autore. Ai noi le notizie, il nostro
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possesso, i dati certi sono esigui e dobbiamo tenere conto soltanto di questo. Sappiamo
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che Giacomo Dalentini era notaio alla corte di Federico II, una corte di funzionari poeti
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e con un imperatore che desiderava che la cultura fiorisse attorno a lui. Lo stesso
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Federico è stato uno scrittore, ci ha lasciato un trattato sulla falconeria e aveva un falconiere.
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Federico amava molto questa tecnica di caccia con il falco e il suo falconiere era Jacopo Mostacci.
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Jacopo Mostacci è stato egli stesso un autore della scuola poetica siciliana e ha avuto modo
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di confrontarsi direttamente con Giacomo Dalentini, poiché uno dei passatempi colti,
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potremmo dire banalizzando, dei poeti di questa corte era dibattere su degli argomenti e in
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particolare sui diversi aspetti dell'amore utilizzando come strumento comunicativo i
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loro versi, quindi dei dibattiti fatti di poesie, potremmo dire, si tratta delle tenzioni. C'è stata
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un'occasione in cui Jacopo Mostacci si è esposto con una sua riflessione sull'essenza dell'amore,
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Giacomo Dalentini non si è trovato d'accordo con lui e gli ha risposto con un sonetto,
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che abbiamo detto che Giacomo Dalentini viene anche considerato l'inventore del sonetto come
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forma poetica. L'opera che andiamo a studiare oggi è proprio quella risposta che Giacomo
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Dalentini diede a Jacopo Mostacci, una poesia che è ricordata con il suo primo verso,
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Amor è un odisio che vend'accore. Si tratta di un sonetto e lo schema delle rime è ABAB, ABAB,
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CDE, CDE. Andiamo a leggere il testo, poi lo parafrasiamo e lo commentiamo. Amor è un odisio
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che vend'accore, per abbondanza di gran piacimento e gli occhi in prima generano l'amore e lo core
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gli dà nutricamento. Bene alcuna fiata oma amatore senza vedere sonnamoramento, ma quell'amor
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che stringe con furore della vista degli occhi a nascimento, che gli occhi rappresentano lo core
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d'ogni cosa che veden bono e rio, com'è formata naturalmente, e lo core che di zoo è concepitore,
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immagina e piace quel disio e questo amore regna fra la gente. L'ho scelta perché a mio giudizio è
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la poesia più rappresentativa e forse anche la più celebre della produzione di Giacomo Dalentini ed
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è proprio un esempio che ci aiuta a capire le modalità espressive della scuola poetica siciliana
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e quello che era il linguaggio di questi poeti e il modo con cui si relazionavano all'amore
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nelle loro riflessioni. Allora facciamo la parafrasi, l'amore è un desiderio ma potremmo
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dire anche una pulsione che viene dal cuore, per abbondanza di gran piacere. Nel medioevo era una
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convinzione proprio medico-scientifica, come il fegato veniva associato al coraggio, si riteneva
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che i sentimenti nascessero dal cuore, noi sappiamo che il cuore è l'organo che pompa il
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sangue mentre i sentimenti nascono nel cervello, invece nel medioevo si avevano queste queste
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convinzioni che sono ben diverse dalle nostre, però dobbiamo tenerne conto per capire il
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significato di ciò che il poeta vuole dire. Per primi gli occhi generano l'amore e il cuore gli
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dà nutrimento, quindi gli occhi come ricettore dell'immagine e poi il cuore che nutre l'amore.
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Certo, ogni tanto può capitare che un uomo ami senza vedere l'oggetto del suo amore ma
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quell'amore che stringe l'uomo con furore, con forza, nasce comunque dalla vista degli occhi,
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nasce comunque da immagini che sono state viste, quindi a volte si può amare anche senza vedere
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ma comunque quell'amore è nato da un'immagine che è stata vista dagli occhi. Gli occhi sono
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lo strumento che trasmette al cuore di ogni cosa che vedono bella o brutta come è fatta
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naturalmente, come è fatta nel suo aspetto naturale e il cuore diciamo che è l'incubatore di queste
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immagini perché le riceve e le ricrea e qui nasce quel desiderio, quel piacere e questo è l'amore
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che regna tra la gente, che comanda le azioni dell'uomo. Quindi vedete che è una poesia che
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in buona sostanza è anche un trattato sulla natura dell'amore, oggi diremo un trattato di
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psicologia, ma è una riflessione che si basa su delle conoscenze di scienza dell'epoca, di quelle
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che appunto erano le convinzioni scientifiche di quei tempi. In particolare dobbiamo ricordare che
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Andrea Cappellano nelle sue riflessioni aveva individuato nel cuore la sede dell'amore,
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del pensiero amoroso, dell'innamoramento e Giacomo Dalentini che conosceva questa teoria, questa
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posizione scientifica per l'epoca, la mette nella sua poesia e la utilizza come riflessione per
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argomentare. E' un testo che ci offre un'immagine molto interessante per riflettere sulla scuola
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poetica siciliana e che ha molti degli aspetti in sé che caratterizzano questa corrente della
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nostra letteratura. Proseguiremo però approfondendo lo studio dei siciliani con altri autori nelle
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prossime lezioni. Per oggi ci fermiamo qui, vi saluto e vi ringrazio come sempre per la
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vostra attenzione e alle prossime lezioni!
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