Passerà un mese chiusa in galleria la ventinovenne americana Phoebe Washburn, a
costruire l’opera per la sua prima personale italiana.
Nulla di prevedibile è contemplato.
Alla Ierimonti Gallery, l’artista – che lavora sui cicli e le linee di energia – si lascerà
osservare, dalla vetrina o dall’interno dei locali, mentre costruirà e decostruirà un’opera
ambientale, ispirata e condotta dall’energia del luogo, dalla forza del sito, dal contesto
metropolitano milanese.
In sintonia con i movimenti mediatici e urbani, la giovane americana, capta e traduce
dinamiche e forze rendendole visibili e palpabili.
La dinamica centrifuga - insita nei suoi legni e cartoni - attiva quasi come un Giacomo
Balla tridimensionale o come un vortice trash che diventa fenomeno, destabilizza lo
spettatore nell’andamento roteante.
In sintonia con il ritmo del presente, con la velocità che ci incunea verso direttrici già
tracciate, l’artista manifesta la possibilità di uno spazio mentale che si renda
fisicamente percorribile, portandoci fuori da ogni possibile preconcetto, come una nuova
musica in sospensione.
In un pianeta fatto di obbedienti soldatini consumatori, l’imprevisto e l’ignoto, fuori
dalla banalità quotidiana, rimbalzano nell’opera di Phoebe con una rara carica
dirompente. La preziosità dei materiali patinati è bandita e le rughe del quotidiano
diventano i preziosi gioielli di una vita nuova.
Commenti