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  • 1 giorno fa
«Prendere in carico significa portare il peso della situazione insieme a loro. Non sono loro da sole, non siamo noi da sole, è insieme. È questo l'equilibrio». Così l'ostetrica Manon riassume il metodo di un luogo speciale, quello al centro di La casa delle donne. Il film di Mélisa Godet che arriva al cinema il 29 ottobre 2026. Dopo aver convinto il pubblico francese e vinto il premio del pubblico al Glasgow Film Festival. E di cui vi mostriamo qui sopra in anteprima esclusiva una clip tratta dal film.
La trama di La casa delle donne
La dottoressa Diane Khoury dirige un centro di assistenza sanitaria e supporto unico nel suo genere. Con ferrea determinazione e grande generosità, insieme all’ostetrica Manon, alla tirocinante Inés e all’infermiera Awa, offre cure e sostegno a donne alle prese con le sfide più difficili della vita. Tra visite, sessioni di gruppo e coordinamento con assistenti sociali, psicologi e polizia, le operatrici sono diventate una famiglia. Aiutate dallo psicologo Alexandre e dal contabile Gilles, che fatica a far quadrare i conti. Quando arrivano gli ispettori, Diane dovrà garantire il futuro della Maison des Femmes prima che sia troppo tardi.
La storia vera dietro La casa delle donne
La storia è ispirata a un luogo che esiste davvero, la Maison des Femmes di Saint-Denis, creata dalla ginecologa Ghada Hatem. La regista la scopre per caso. «Era la fine del 2016. Un giorno, alla radio, ho sentito Ghada Hatem parlare del Centro per le Donne che aveva appena creato a Saint-Denis». Mélisa Godet non ha dubbi. «Come donna e come cittadina, ho pensato che fosse meraviglioso che un posto del genere potesse esistere. E, come sceneggiatrice e regista, ho subito pensato che sarebbe stato un film fantastico».

Convincere la dottoressa, però, non è stato semplice. «Era scettica. Subito non credeva che ce l'avremmo fatta, e l'idea di vedersi diventare un personaggio cinematografico le sembrava strana». Alla fine Ghada Hatem si è «gradualmente convinta», ma ha posto una condizione. «Ha insistito affinché il personaggio che l'avrebbe rappresentata fosse concepito interamente come un personaggio di fantasia». Nasce così la dottoressa Diane Khoury.
Karin Viard, il bulldozer inarrestabile che dirige la Maison
A dare volto a Diane è Karin Viard, che ha portato in scena, racconta Godet, «la grinta di un'atleta, con un passo deciso e sonoro, unendo al contempo una dolcezza priva di patetismo nelle scene con le pazienti». Per prepararsi «si è nutrita molto di interviste e podcast su Ghada e sulla sua attività. Tuttavia, non voleva incontrare Ghada, per non correre il rischio di cadere nell'imitazione». Il risultato è sorprendente. «Fisicamente, Karin e Ghada non si somigliano affatto, ma Karin ha colto perfettamente l'energia e l'idea di un vero e proprio bulldozer inarrestabile in quel tipo di contesto». Lo conferma la reazione dei collaboratori della vera dottoressa davanti al film: «Ma sei davvero... tu!».
Il cast e i personaggi di La casa delle donne
Attorno a Diane c'è una squadra fortissima. Laetitia Dosch è Manon, a cui ha dato «una libertà fisica, una sorta di perenne squilibrio che si adatta perfettamente a questa giovane madre in una fase di profonda messa in discussione di sé». Eye Haïdara è l'infermiera Awa, simbolo di «solidità e rettitudine». Mentre Oulaya Amamra ha regalato a Inès «una freschezza priva di ingenuità». Juliette Armanet è Lucie, psicologa dalla «straordinaria capacità di ascolto, che non teme il silenzio».

Non mancano gli uomini. Lo psicologo Alexandre è interpretato da Pierre Deladonchamps. Ed è molto significativa la frase che pronuncia, proprio nella clip qui sopra, mentre parla con una donna abusata. «Credo sia importante per le donne che curiamo qui avere la mia prospettiva, come psicologo e come uomo, su ciò che è successo loro. È importante che anch'io, come uomo, possa dire: quello che avete subito non è normale». E c'è Gilles, interpretato da Jean-Charles Cliché, il brontolone che cerca sempre faticosamente di far quadrare i conti. Finché, a sorpresa, un giorno non si presentano alla porta gli ispettori degli Affari Sociali.
Supereroine in camice: il segreto è ridere insieme
Il tema è difficile, ma Godet non voleva un film difficile da guardare. «Volevo anche umorismo, arguzia: qualcosa di vivace, qualcosa di scintillante. È sempre un segno di intelligenza per i personaggi e anche una cortesia verso lo spettatore. È un po’ come dire: "Stiamo affrontando un argomento complesso, sarà difficile, ma dai, andrà tutto bene, rideremo anche insieme". Perché la vita è anche questo: questa coesistenza del tragico e del divertente».

Le operatrici, del resto, sono eroine a modo loro. «Le ho davvero immaginate, con i loro pochi aiutanti maschi, come una sorta d...

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00:00Allora, il karate.
00:02Ha l'impressione che...
00:04le faccio bene?
00:07Praticare un'attività fisica?
00:11E in gruppo, per di più.
00:13Voglio smettere.
00:16Il karate?
00:17La terapia. Voglio smettere.
00:21Non mi sento al mio posto.
00:23In che senso non si sente al suo posto?
00:26Sono fuori contesto.
00:28Come un uomo che lavora come psicologo
00:30in un posto che cura donne e distrutte dagli uomini.
00:35Per me è importante che le donne che curiamo qui
00:38abbiano la mia prospettiva di psicologo e di uomo
00:41su ciò che è successo.
00:44È importante che anch'io, come uomo,
00:46possa dire loro
00:47quello che avete subito non è normale.
00:50E lo dico anche a lei,
00:52quello che ha subito non è normale.
00:59Quando ci penso mi sembra assurdo.
01:03Cosa le sembra assurdo?
01:11Tutte queste donne che incontro qui,
01:15potevo averle nel mio ufficio,
01:17occuparmi di loro.
01:18E le manca il suo mestiere.
01:23Era un'assistente sociale, vero?
01:27Ero forte...
01:30nel trovare soluzioni.
01:36Sylvie, lei è forte.
01:48La mia prospettiva è una persona che non è più

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