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  • 9 minuti fa
“Siamo una popolazione molto empatica, con il desiderio di fare, ma il problema grosso in Italia è la mancanza di conoscenza. Non conoscendo e non sapendo cosa fare, la gente ha paura di intervenire nelle varie situazioni di emergenza per timore di sbagliare. Questo è un nostro limite, che purtroppo porta a percentuali di successo molto basse su alcuni eventi, come la rianimazione cardiopolmonare. Bisognerebbe diffondere il più possibile la cultura della rianimazione cardiopolmonare e dell'intervento, perché in realtà, è il cittadino a salvare la vita alle persone, ancora prima del sanitario stesso”. Così Simona Cavioni, responsabile del centro di formazione Irc - Italian Resuscitation Council Nursing Project di Monza, intervenendo oggi all’Health&Safety Day 2026 che si è svolto presso la Fondazione Triulza di Milano. L’iniziativa è promossa da Bayer in occasione della Giornata mondiale della rianimazione cardiopolmonare, in collaborazione con Cdi – Centro diagnostico italiano.

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00:03Noi siamo una popolazione molto empatica con il desiderio di fare. Il problema grosso in Italia
00:10è la mancanza della conoscenza, quindi non conoscendo, non sapendo, la gente ha paura
00:16di cominciare e intervenire nelle varie situazioni d'emergenza per paura di sbagliare e questo è il
00:24nostro limite in Italia che purtroppo poi porta a delle percentuali di successo su alcuni eventi
00:30come la rianimazione cardiopolmonare molto bassa. Quindi quello che bisognerebbe fare sarebbe
00:36diffondere il più possibile la cultura della rianimazione cardiopolmonare e dell'intervento
00:42perché il cittadino è quello che salva la vita alle persone in realtà, più che il sanitario stesso.
00:48Quindi questa è la cultura che bisognerebbe diffondere in Italia.
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