L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE è entrata ufficialmente dal dentista. Negli Stati Uniti, secondo l’American Dental Association, il 43,3% degli odontoiatri la utilizza per almeno un’attività. Dalla lettura delle radiografie alla progettazione del sorriso, gli algoritmi affiancano il professionista in diversi passaggi. Con un obiettivo: rendere le cure più precise e aiutare il paziente a comprenderle meglio. A raccontare questa evoluzione sono Straumann Group e Matteo Cordaro, odontoiatra, ricercatore e fondatore della start-up Treatbase. «Per il paziente significa beneficiare di un percorso sempre più personalizzato, comprensibile e predicibile» spiega il medico. Si comincia dalle immagini diagnostiche: i software possono evidenziare aree sospette, da approfondire durante la visita. Mostrarle sullo schermo aiuta anche a spiegare che cosa richiede attenzione e perché. Poi c’è lo smile design: una sorta di prova generale del sorriso prima di iniziare il trattamento. Le simulazioni permettono di confrontarsi sul risultato possibile, chiarendo anche i limiti biologici e gli eventuali compromessi. In implantologia, invece, le immagini tridimensionali ricostruiscono l’anatomia ossea e consentono di pianificare il posizionamento degli impianti. Qui l’AI può automatizzare alcuni passaggi, rendendo più agevole il lavoro di preparazione. Una pianificazione accurata può favorire interventi meno invasivi, guarigioni più rapide e meno tempo sulla poltrona. Durante la chirurgia entrano in gioco altre tecnologie digitali, dalle guide su misura ai sistemi di navigazione. Questi ultimi mostrano in tempo reale la posizione degli strumenti rispetto all’anatomia del paziente. Il prossimo traguardo? Analizzare i dati per stimare i rischi e personalizzare ulteriormente prevenzione e controlli.