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  • 4 ore fa
“Ricevere una diagnosi di tumore della prostata significa confrontarsi non solo con la paura della malattia, ma anche con interrogativi che riguardano la vita affettiva, di coppia e le relazioni sociali, oltre alla percezione del tempo che passa e del proprio corpo che cambia. Dobbiamo lavorare, per smantellare le paure una a una”. A sottolinearlo è Paola Binetti, professore emerito di Storia della Medicina e Scienze umane presso l’università Campus Bio-Medico di Roma, intervenuta al ministero della Salute in occasione della presentazione della ‘Carta delle Domande’, documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) e da Europa Uomo Italia. La Carta raccoglie 30 domande pensate per accompagnare i pazienti nei diversi momenti del percorso di cura. Centrale, nelle parole di Binetti, “il ruolo delle associazioni”, luoghi di ascolto, confronto e aiuto reciproco tra pazienti.

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Trascrizione
00:03Per cui vi riguarda il tumore della prostata? Cosa nota e in che direzione stiamo andando?
00:10Allora, tecnicamente sono stati fatti molti passi avanti, direi anche grazie all'intelligenza
00:15artificiale, grazie a una chirurgia robotica sempre più sofisticata e attenta. Quindi sul
00:21piano tecnico chirurgico molto è migliorato e questo ha migliorato le prospettive di vita,
00:26ha migliorato anche la qualità della vita dopo l'intervento. Da un punto di vista sociale
00:33paradossalmente le paure restano tutte, probabilmente perché ci troviamo davanti a una società che
00:38ci chiede di essere sempre più performanti, per cui qualunque ferita, qualunque vulno su questo
00:44piano ci fa sentire tre passi indietro. E' un po' il paradosso davanti a queste patologie.
00:51Precisamente l'impegno che io ho messo allora e che sto mettendo adesso è moltissimo
00:56attraverso le associazioni, le associazioni di volontariato oncologico nelle quali prevale
01:02la relazione di autoaiuto tra i pazienti. Questo è il grande valore delle associazioni e abbiamo
01:08investito molto in questo, abbiamo investito molto nel riconoscere una piena dignità alle
01:13associazioni perché è lì dove si forma il pensiero e lì dove si smonta il retropensiero.
01:20C'è la paura per la vita come davanti a ogni diagnosi di tumore, c'è una paura per la
01:27propria vita affettiva, coniugale, relazionale perché indubbiamente è un tumore che incide
01:31sulla vita di relazione e c'è quella sottile paura che ti fa capire che hai raggiunto una
01:37determinata soglia, oltre la quale già non sei più giovane, il che non vuol dire che sei
01:44vecchio però che quella è la direzione verso cui stai andando. Paure che sono uno stigma
01:49personale rafforzato da pregiudizi sociali ed è proprio su questi che noi dobbiamo lavorare
01:56per smantellarli uno a uno.

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