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  • 17 minuti fa
Milano, 7 ott. (askanews) - Lo spazio come generatore di senso, da attraversare, ma anche dispositivo in grado di orientare la percezione e creare un reale scambio con le opere e i visitatori. Vale per un luogo come Pirelli HangarBicocca e vale per la ricerca di Luciano Fabro, artista particolare e ispiratore, cui proprio il museo milanese dedica una grande mostra, "Abitare lo spazio", che si concentra in particolare sul concetto di habitat. "Gli habitat, come li descrive Fabro - ha detto ad askanews Fiammetta Griccioli, che ha curato la mostra insieme a Roberta Tenconi e a Vicente Todolì - sono degli involucri, dei nidi che servono ad accogliere le sue opere e creare le condizioni ideali per il visitatore, per esperirle. Si crea questa relazione simbiotica tra il visitatore e le opere stesse e usa questa bellissima metafora nel vademecum che pubblica nell'81 in cui ci dice che l'ape ha bisogno del fiore, del polline tanto quanto il polline necessita dell'ape". Gli habitat, che in HangarBicocca si collocano a loro volta all'interno di un più grande habitat, in un gioco di specchi che, come già era accaduto con Mario Merz, amplifica le sensazioni in maniera sottile, ma decisiva, vengono attivati dalla presenza dello spettatore, che assume quindi un ruolo centrale. "Uno dei più importanti e dei più grandi - ha aggiunto Griccioli - è proprio l'habitat di Rotterdam del 1981 che è stato ricostruito qui per la prima volta, ma poi prosegue anche con un proto habitat, l'habitat di Tokyo che realizza nel 1970 per la Biennale di Tokyo Between Man and Matter, che anticipa tutta la ricerca appunto sugli habitat".Protagonista dell'Arte Povera, senza che questa definizione lo imprigioni in schemi pre-costruiti, Fabro ha esplorato la scultura in molti modi, con un'attitudine che lo ha avvicinato al Barocco e ricorda la necessaria relazione tra l'abitare e il reale, per dirla con Foucault, tra le parole e le cose. E alcune delle sue opere più note hanno al centro la sagoma dell'Italia, lo Stivale, così riconoscibile e così diverso, una "forma guida" che si fa attivatore di domande e sensazioni, oltre che un'operazione seriamente anti-retorica. Ma chi era davvero Fabro? "Luciano Fabro - ci ha risposto la figlia Silvia Fabro, direttrice dell'archivio dell'artista, che ha collaborato alla curatela in HangarBicocca - era un artista complesso, ironico, come si può vedere anche dai titoli delle opere, proprio con una ricerca continua su quelle che sono le basi dell'arte e della scultura soprattutto. Lo spazio dell'Hangar così ampio ci ha permesso di presentare una molteplicità di lavori che possono dare l'idea delle differenti ricerche che Fabro ha fatto". Insomma quello che si prova nella mostra in Pirelli HangarBicocca ha a che fare con la percezione della scultura come architettura, con la relazione con la tradizione dell'arte italiana, ma anche con le strade diverse e impreviste e personali che l'arte, quando funziona, offre a ogni visitatore. (Leonardo Merlini)

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00:00Lo spazio come generatore di senso, da attraversare, ma anche dispositivo in grado di orientare la percezione
00:06e creare un reale scambio con le opere e i visitatori.
00:09Vale per un luogo come Pirelli e Garbicocca e vale per la ricerca di Luciano Fabro, artista particolare e ispiratore.
00:16Qui proprio il Museo Milanese dedica una grande mostra, abitare lo spazio,
00:20che si concentra in particolare sul concetto di habitat.
00:23Gli habitat, come li descrive Fabro, sono degli involucri, dei nidi che servono ad accogliere le sue opere
00:29e creare le condizioni ideali per il visitatore, per esperirle.
00:34Si crea questa relazione simbiotica tra il visitatore e le opere stesse
00:39e usa questa bellissima metafora nel Vadimekum che pubblica nell'81,
00:44in cui ci dice che l'ape ha bisogno del fiore, del polline, tanto quanto il polline necessita dell'ape.
00:51Voi vedete quello che fanno gli altri davanti a voi.
00:55Io vedo quello che fa me stesso, a tu, a me stesso.
00:58Gli habitat, che in Angra Bicocca si collocano a loro volta all'interno di un più grande habitat,
01:03in un gioco di specchi che, come già accaduto con Mario Mertz,
01:06amplifica le sensazioni in maniera sottile ma decisiva,
01:09vengono attivati dalla presenza dello spettatore, che assume quindi un ruolo centrale.
01:13Uno dei più importanti e dei più grandi è proprio l'habitat di Rotterdam nel 1981,
01:19che è stato ricostruito qui per la prima volta,
01:21ma poi prosegue anche con un proto-habitat, l'habitat di Tokyo,
01:25che realizza nel 1970 per la biennale di Tokyo Between Man and Matter,
01:29che anticipa tutta la ricerca appunto sugli habitat.
01:33Protagonista dell'arte povera, senza questa definizione lo imprigioni in schemi precostituiti.
01:38Fabro ha esplorato la scultura in molti modi,
01:40con un'attitudine che lo ha avvicinato al barocco,
01:43e ricorda la necessaria relazione tra l'abitare e il reale,
01:46per dirla con Foucault, tra le parole e le cose.
01:49E alcune delle sue opere più note hanno al centro la sagoma dell'Italia,
01:52lo stivale, così riconoscibile e così diverso,
01:55una forma guida che si fa attivatore di domande e sensazioni,
01:59oltre che un'operazione seriamente antiretorica.
02:02Ma chi era davvero Fabro?
02:04Luciano Fabro era un artista complesso, ironico,
02:10come si può vedere anche dai titoli delle opere,
02:12e proprio con una ricerca continua su quello che sono le basi dell'arte e della scultura soprattutto.
02:21Lo spazio dell'hangar così ampio ci ha permesso di presentare una moltiplicità di lavori
02:27che possono dare l'idea delle differenti ricerche che Fabro ha fatto.
02:33Insomma, quello che si prova nella mostra in Pirella in Garbicocca
02:36ha a che fare con la percezione della scultura come architettura,
02:39con la relazione con la tradizione dell'arte italiana,
02:41ma anche con le strade diverse e impreviste e personali
02:46che l'arte, quando funziona, offre a ogni visitatore.

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