00:00Michele Reck, Zero Calcare, qual è la situazione in Siria e in Iraq, quella che tu hai potuto vedere nel
00:06corso dei tuoi viaggi recenti o più datati
00:09e delle popolazioni che vivono in quelle aree colpite da anni di conflitti?
00:14Allora, in realtà l'ultima volta che sono stato in Siria era proprio, diciamo, guerra aperta,
00:19quindi c'era una situazione che evidentemente era molto provata sia dall'aspetto proprio bellico,
00:25sia dall'embargo molto duro che ci stava da parte di tutti i paesi vicini,
00:29quindi in realtà tutto era rivolto allo sforzo bellico nella parte del Rojava nel 2014, 2015, 2016, in quel periodo
00:39lì.
00:40Invece l'anno scorso ho avuto l'opportunità qualche mese fa, subito prima dell'estate, di andare a Shengal,
00:48nel territorio di Yezidi nel nord dell'Iraq, che è una popolazione che ha scelto di aderire al modello del
00:58conflittalismo no-democratico,
00:59e l'ha scelto dopo, in realtà, un massacro dei peggiori compiuti dall'Isis nel 2014,
01:06che ha visto appunto morire migliaia di persone rapite e vendute come schiave sessuali, migliaia di donne e di bambini,
01:15e lì devo dire che quello che ho percepito è stato sicuramente un grosso trauma collettivo di quello che hanno
01:26subito.
01:26I Yezidi sono un popolo che ha subito diversi massacri, in realtà, nel corso degli anni,
01:31e per questo, a un certo punto, quel massacro è stato uno di quelli anche più infami, in qualche modo,
01:38nel senso che le forze di difesa irachene e i pesmerga di Barzani, in qualche modo,
01:44li avevano convinti che li avrebbero difesi, si erano fatti consegnare le armi da tutta la popolazione,
01:50dicendo che li avrebbero difesi, e poi, in realtà, nell'arrivo dell'Isis, sono scappati e li hanno lasciati al
01:55massacro.
01:56Chi è scappato spesso è morto durante la fuga nel deserto, e chi ci è riuscito è stato anche aiutato
02:05dal PKK,
02:06che ha aperto un corridoio per fare evacuare le persone.
02:10Quello che si percepiva molto lì era la determinazione di non rimettersi più in una connessione del genere,
02:19di non volersi più trovare al rischio di essere delle vittime.
02:24Quindi questa determinazione di poter mantenere quell'autonomia, che in questo momento è minacciata sia dalla Turchia,
02:31sia dal governo centrale di Baghdad, è proprio relativa al fatto che loro dicono
02:35noi non ci possiamo più fidare, ci siamo fidati troppe volte, siamo stati massacrati troppe volte,
02:41adesso noi vogliamo decidere noi, vogliamo autodifenderci noi,
02:45e questo mi sembra qualcosa che ritorna in tutti i discorsi, praticamente, quando uno parla con le persone.
02:50Queste esperienze quanto hanno, diciamo, influito proprio sul tuo stile di disegno,
02:58anche sull'empatia che tu crei, se ne crei con i tuoi disegni?
03:02Ah, chiaramente hanno influito tanto, nel senso che hanno richiesto di ripensare tutta una serie di,
03:11anche di codici, eccetera, perché poi io sono abito a disegnare delle robe magari che conosco molto bene,
03:16persone che fanno parte del patrimonio collettivo, anche dei miei elettori, eccetera,
03:21e con cui riesco a avere anche, non so, ironia, eccetera.
03:25Qui si tratta di capire come cercare di restituire quello che sta succedendo a persone che non in Italia,
03:33che non ne sanno nulla stesso, nel senso che poi ci sono quelli che stanno in fissa col Medio Oriente,
03:37ma tanti ragazzini che queste cose non neanche mai sentire nominare,
03:41e però cercare di farlo mantenendo da una parte la continuità del linguaggio mio,
03:47quindi anche con un registro che possa anche essere divertente, ironico, eccetera,
03:52senza però levare nulla alla drammaticità e alla dignità delle persone che comunque incontro
03:59e che in qualche modo si fidano di affidarti un messaggio, un'esperienza di vita, eccetera,
04:06e che poi appunto uno deve dargli una dignità anche nella restituzione.
04:11Grazie
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