00:06I minuti di recupero della partita fra Egitto e Iran resteranno per sempre,
00:12perché poche volte, come ieri notte, la trazione che il calcio esercita su molti di noi
00:20si è sviluppata con una potenza paragonabile. E non è stata solo l'emotività agonistica di
00:25quei dieci minuti, peraltro mostruosa, quanto quello che c'era dietro. L'Iran è un regime
00:32illiberale e brutale e negli ultimi quattro mesi ce lo siamo dovuti ripetere spesso per
00:38non pensarli come i buoni di uno scenario nel quale erano stati aggrediti, oltretutto senza
00:44quella prospettiva di regime change che avrebbe giustificato, almeno moralmente, l'attacco
00:50americano. Fra i rivoli di quella storia abbiamo parlato
00:53per settimane della partecipazione della nazionale iraniana al mondiale di calcio.
00:58L'evidente paradosso di un pugno di uomini in territorio nemico, disarmati sì, ma altamente
01:06rappresentativi. Difatti Trump inizialmente non vedeva di buon occhio questa partecipazione,
01:12salvo ammorbidirsi mentre le trattative per la fine della guerra stavano procedendo, un po'
01:23tre partite del girone erano in programma due a Los Angeles e l'ultima Seattle, ha dovuto
01:28piazzare il suo quartiere generale a Tijuana, pochi chilometri dentro il confine messicano
01:34e le modalità dei suoi match day non sono state uguali a quelle degli altri come in una
01:40competizione sarebbe richiesto.
01:42Ultimata la partita aveva una malapena del tempo per farsi la doccia prima di risalire
01:47sull'aereo per il Messico.
01:50L'Iran è una buona squadra, niente di eccezionale, ma a questo punto è probabile che si congedi
01:56come prima dei non eletti. I tre pareggi ottenuti la fanno chiudere terza nel girone e a meno
02:03di sorprese nelle ultime gare in programma stanotte, la sua sarà la nona posizione di una classifica
02:10che ripesca le migliori otto. Lo ripeto, se Austria-Algeria non finisce pari, se il Congo
02:18non batte l'Uzbekistan, se la Croazia perde dal Ghana. Basta uno di questi risultati e l'Iran passa
02:25al turno. Che sia difficile però, l'hanno capito anche loro nel lungo recupero di ieri, quando
02:31finalmente la squadra è andata con decisione all'arrembaggio dell'Egitto, alla ricerca del
02:36gol della vittoria che avrebbe chiuso il discorso a suo favore.
02:40Per dieci minuti non si è usciti dall'area egiziana, con la sensazione di una forza
02:45montante all'attacco e di una calante sempre più asserragliata nella ridotta dell'area
02:51piccola. Ha preso una prima traversa all'Iran, poi ha segnato il suo gol al cumile di una mischia
02:57furibonda e la gioia dei guerrieri, come hanno deciso di chiamarli a Tijuana, stante gli ostacoli
03:04che hanno dovuto abbattere soltanto per giocare. È stata contagiosa, ma il colpo finale di
03:11Khalil Zadeh era stato calciato in lievissimo fuorigioco, mezza scarpa per l'esattezza.
03:18E il richiamo del VAR ha gelato l'illusione di uno stadio impazzito. C'è stata poi una
03:23seconda traversa e una squadra in ginocchio al fischio finale respirando naso e bocca perché
03:30di ossigeno nei polmoni non era rimasto nulla.
03:34Si è sentita allora, e penso sia accaduto a chiunque abbia seguito quei minuti, una profonda
03:40empatia con 11 ragazzi arrivati a tanto così dall'impresa in condizioni disagevoli.
03:47Non al loro regime, non a dirigenti che hanno negoziato prima del match la non esposizione
03:55dei simboli del Pride come originariamente doveva essere. Soltanto ai giocatori. Chapeau.
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