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  • 2 weeks ago
Le etichette ‘lunghe’ non sono prerogativa dei prodotti industriali. Lo dice uno studio realizzato dalle prof.sse Daniela Martini e Alessandra Marti dell’Università degli Studi di Milano, con il contributo di Unione Italiana Food ‘I cosiddetti “ultra-processati”, etichette a confronto: fatto in casa vs confezionato’: un inedito «confronto tra etichette». Lo studio nasce con l’intento di fare chiarezza sugli alimenti cosiddetti “ultra-processati”, ‘sfidando’ i luoghi comuni. Tra questi, quello secondo cui il cibo industriale è, per definizione, qualitativamente e nutrizionalmente inferiore rispetto all’analogo preparato in casa. Una percezione fuorviante ed errata derivante dal sistema di classificazione NOVA (oggi messa in discussione da una parte della comunità scientifica), che genera una categorizzazione errata degli alimenti e, allo stesso tempo, dà luogo ad un concetto, quello appunto degli alimenti cosiddetti UPF, decisamente poco chiaro. Dall’indagine presentata a Milano emerge infatti che molte preparazioni domestiche, se dichiarate secondo le regole previste per i prodotti confezionati, generano liste ingredienti articolate. Ricette percepite come semplici possono quindi risultare comparabili, per complessità dichiarativa, agli equivalenti industriali. Alla luce dei dati evidenziati dallo studio non si può quindi affermare in modo assoluto che la ricetta casalinga sia migliore di quella industriale, né viceversa.

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Transcript
00:04Negli ultimi anni il dibattito sui cosiddetti alimenti ultraprocessati ha assunto un ruolo
00:09centrale nel panorama mediatico e scientifico con un'accezione sempre più negativa. Ma sappiamo
00:15veramente di cosa parliamo? La risposta è no. Nella comunità scientifica aumentano infatti
00:20le voci che contestano la fondatezza del concetto di ultraprocessato che oggi non trova consenso
00:26univoco dal punto di vista scientifico, soprattutto se prendiamo in considerazione il più diffuso
00:32sistema di classificazione nova che a partire dalla sua ideazione è stato messo in discussione
00:37in ambito accademico da una parte della comunità scientifica proprio perché il termine ultraprocessati
00:43è scarsamente definito e dà luogo a una categorizzazione errata degli alimenti. Il punto è stato fatto
00:49nel corso della presentazione del nuovo studio i cosiddetti ultraprocessati, etichette a confronto
00:56fatto in casa verso confezionato, un inedito confronto tra etichette realizzato dalle professoresse
01:03Daniela Martini e Alessandra Marti dell'Università degli Studi di Milano con il contributo di
01:08Unione Italiana Food. Quando si considera un alimento non bisogna suddividerlo in ultraprocessati
01:15o non ultraprocessati, bisogna considerarlo nella sua interezza, qualità nutrizionali, matrice
01:22alimentare e quanto di questo prodotto soddisfa il nostro fabbisogno di nutrienti.
01:28La scienza dice in maniera chiara dunque che non esistono cibi buoni e cattivi per definizione.
01:33Far passare l'idea che consumare alimenti cosiddetti ultraprocessati significhi automaticamente
01:39danneggiare la salute non è corretto. Così come non è corretto pensare che consumare solo alimenti
01:45non processati garantisca automaticamente una dieta salutare.
01:50I processi alimentari nascono, che siano casalinghi o che siano industriali, per migliorare gli
01:55alimenti. Li migliorano dal punto di vista di digeribilità, dal punto di vista di sicurezza,
02:00dal punto di vista di accessibilità e anche, perché no, dal punto di vista nutrizionale.
02:05Quando parliamo di industria alimentare parliamo solo di buon processo. L'industria alimentare
02:11ha negli anni migliorato significativamente gli alimenti per renderli più accessibili,
02:16più sicuri, più digeribili e nutrizionalmente più validi per i consumatori.
02:22Lo studio delle professoresse Daniela Martini e Alessandra Marti dell'Università degli Studi
02:28di Milano per la prima volta mette a confronto le etichette di 10 ricette della tradizione
02:33italiana preparate in casa con quelle equivalenti industriali, con l'intento di sfatare luoghi
02:39comuni sugli alimenti cosiddetti ultraprocessati, tra questi quello secondo cui appunto il cibo
02:45industriale è per definizione qualitativamente nutrizionalmente inferiore rispetto all'analogo
02:52preparato in casa. I risultati del nostro studio mostrano che la contrapposizione tra livello
02:57di trasformazione e qualità degli alimenti molto spesso si basi più su una percezione
03:02che su un'analisi oggettiva. Andando infatti a comparare ricette industriali con ricette artigianali
03:08o tradizionali possiamo verificare come la complessità della ricetta dipenda molto spesso
03:14dalla natura della ricetta stessa e che anche le ricette artigianali o comunque casalinghe
03:19avrebbero un'etichetta lunga se etichettate secondo la regolamentazione vigente. Quindi
03:25l'invito è quello di non generalizzare, non considerare necessariamente le ricette casalinghe
03:30migliori di quelle industriali e ne viceversa.
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