00:00Non fu solo mafia. In Via D'Amelio c'era l'ombra di una partecipazione morale e materiale di altri
00:05soggetti, diversi da Cosa Nostra, ma anche di gruppi di potere interessati all'eliminazione
00:10di Paolo Borsellino. L'ipotesi che, dietro l'attentato del magistrato avvenuto il 19
00:14luglio 1992 a Palermo, ci fosse una regia non solo criminale, trova riscontro nelle
00:19oltre 1.400 pagine delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Caltanissetta del
00:2512 luglio 2022 sul più grande depistaggio della storia italiana. E non c'era neanche la
00:30mano della mafia nella storia opaca della scomparsa dell'agenda rossa, dove Borsellino annotava
00:34i suoi appunti di lavoro. La borsa che la conteneva venne restituita vuota ai familiari dopo alcuni
00:38mesi, lo dicono i giudici, nel processo sull'inquinamento e la manipolazione delle prove nel quale erano
00:43imputati tre investigatori della polizia accusati di calunnia, Mario Bo e Fabrizio Mattei, che
00:48hanno ottenuto la prescrizione, e Michele Ribaudo, che invece è stato assolto. Il nucleo
00:52centrale del depistaggio viene dunque individuato nella squadra mobile guidata da Arnaldo La
00:56Barbera, che si muoveva con l'avallo del procuratore Giovanni Tinebra, entrambi sono morti, e la
01:01compartecipazione dei servizi segreti, che avrebbero partecipato anche loro alla costruzione
01:06di una falsa verità con il velo di tante distrazioni. La sentenza dunque fa luce su tante
01:11bugie, per questo Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino, può ora dire che si tratta
01:17di una sentenza epocale.
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