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NovitàTrascrizione
00:00Sono Anna Praus, sono stata giornalista per la Repubblica per qualche anno,
00:08delegato della Croce Rossa internazionale, sono andata a Baghdad dove dovevo rimanere per pochi mesi,
00:17sono stata due anni a Baghdad e poi sei anni a Nasseria,
00:22poi sono andata negli Stati Uniti con un visto per meriti straordinari
00:26e ho continuato a fare antiterrorismo con base a Washington DC,
00:33viaggiando molto in Somalia, in Siria e in altri paesi
00:36e adesso lavoro da sette anni a questa parte, vivo in California,
00:41ho lavorato per cinque anni con Google a gestire i loro rapporti con paesi complicati
00:48e adesso lavoro per uno start-up, sempre nella Valle del Silicone.
00:51Io ho fatto la volontaria per anni e poi è uscito un bando di concorso in Croce Rossa
00:58per delegato della Croce Rossa internazionale e sono colleghi miei in ambulanza che mi hanno iscritta
01:03perché ho detto ma no, ma no, figurati, no, mi hanno iscritta e poi una volta iscritta ho detto
01:09vabbè, andiamo, proviamo.
01:11Poco dopo mi hanno mandato in Iraq a mettere in piedi un ospedale da campo per la Croce Rossa.
01:18Era il 2003, era il giugno del 2003, io sono pessima con le date, me le dimentico tutte,
01:25quella non me la dimentico.
01:27Tu di cosa ti occupavi dal punto di vista di lavoro?
01:29Io dovevo mettere in piedi un ospedale da campo a Baghdad, per cui non in una zona protetta,
01:37non nella famosa green zone, a Baghdad vicino al vecchio carcere di Baghdad dovevo mettere
01:43in piedi assieme ad altri non solo volontari ma militari della Croce Rossa, medici della Croce Rossa
01:50un ospedale da campo.
01:52Ed è lì che l'ambasciatore italiano, l'ambasciatore De Martino arrivò con gli americani, con quello
02:00che gestiva la sanità sotto l'ambasciatore Bremer, a chiedermi di rimanere più a lungo
02:08e di andare a lavorare per la cosiddetta CPA, la Coalition Provisional Authority.
02:13Qual era la proposta lavorativa?
02:15La proposta lavorativa era essere un consulente al Ministero della Sanità iracheno, per cui
02:23lavorare mano nella mano con gli iracheni a ricostruire un sistema sanitario, un sistema
02:30che era stato raso al suolo, perché noi abbiamo visto le immagini di come hanno distrutto il
02:35paese, non era solo il museo, era tutto, il Ministero della Sanità era stato completamente
02:42devastato e distrutto. Io frequentavo soprattutto i iracheni, perché dovendo ricostruire quel
02:47paese dovevo lavorare con loro.
02:51Mi ero legata a questo Ahmed che era venuto a prelevarmi quando arrivai con la Croce Rossa,
03:00era l'autista di questo Pullman che era crivellato di pallottole, mi raccontava molte storie
03:08e mi raccontava anche, ovviamente da persona che vedeva il paese entrare in una fase che
03:18era devastante. Ho cominciato anche a chiedermi, ma non era meglio durante i tempi di Saddam Hussein?
03:24E mi ricordo ancora questo racconto suo di come Saddam Hussein aveva arrestato il suo figlio
03:32sedicenne, lo aveva torturato, poi l'aveva tagliuzzato in pezzettini e lo aveva messo
03:39in un sacchetto di plastica e lo aveva restituito al padre durante una partita di poker.
03:45Per cui quando io ho detto a questo padre a cui il figlio era stato restituito, ma forse
03:50era meglio prima, Ahmed che era un personaggio, era una persona molto tranquilla, molto dolce,
03:58mi chiese, mi ha detto non parlare mai di cose di cui non hai la più palida idea.
04:09Ahmed era in quella macchina, guidava quella macchina in cui quel giorno si sono stati ammazzati tutti.
04:19E io ho pensato ecco ci siamo fermati, questo qui adesso ci sta aiutando a parcheggiare.
04:24E invece no, è sceso, ha girato, si è messo dietro al mio poggiateste, era una macchina
04:31non blindata ancora a quei tempi, e ha scaricato un Kalashnikov.
04:35Io ho sentito un click, mi sono buttata a terra, io non sono una che si butta a terra facilmente,
04:40mi sono buttata a terra e lì uno deve credere, o all'angelo custodio, insomma a qualcosa
04:45deve credere perché i primi colpi erano contro di me, il mio poggiateste era crivellato
04:51di pallottole e l'unica a essere sopravvissuta sono io.
04:57Io non solo poi sono sopravvissuta ma sono scavalcato il morto accanto a me, sono corse
05:02in una casa a cercare rifugio e io non sapevo fosse questa guardia del corpo, pensavo fossero
05:08dei cecchini, ho sentito che si spari nella mano, ho visto, ho immaginato che erano, ho
05:13visto poi che erano tutti morti, mi sono data alla fuga, perché ho detto che i cecchini
05:18arrivano qui, controllano, vedo che sono viva e mi ammazzano, mi sono data alla fuga e poi
05:24mi sono resa conto che mi avrebbero prima o poi trovata in una casa, barricata in una
05:29casa, poi lì le donne sono arrivate tutte vestite di nero, ero a urlare, attiravano l'attenzione
05:36e poi mi ero rifugiata in un angolo di questa abitazione, mi sono detto io di morire braccata
05:45in un angolo, no, io muoio però muoio correndo, ho tirato giù Ahmed che era l'autista, l'ho
05:55scappata e a quel punto ero confusa, a quel punto mi hanno riportata nella green zone e
06:02la prima reazione fu adesso devo riflettere, devo pensarci, invece ho reagito abbastanza,
06:08ho reagito bene, sono uscita immediatamente la sera stessa, sapendo che se mi fossi barricata
06:14nella green zone forse non sarei mai più uscita e nonostante ciò dopo due anni decisi
06:20che le cose peggioravano, io la vita a rischio non l'ho messa solo quella volta, ma anche
06:27altre volte, al che ho detto ma non val più la pena, me ne torno a casa, me ne torno
06:33a Milano
06:34e fu lì che l'ambasciatore De Martino assieme a quel punto il generale Petreus mi avvicinarono
06:42e mi disse, fu il generale Petreus a dire io sto tornando in Iraq con questo surge, che è
06:48un'implementazione non solo di forze, ma anche di idee e io, il famoso surge of ideas,
06:57io ho bisogno di una persona come te, che ha idee, idee diverse su come ricostruire un
07:03paese, io ho bisogno di una come te.
07:05A quel punto cosa ti chiedevano di fare?
07:06E mi disse io ti mando a Nasiria, io ti mando nel sud dove c'è tutta l'infiltrazione
07:13iraniana, dove c'è tutto, dove c'è ovviamente una maggioranza sciita, ma c'è tutto l'influsso
07:20iraniano e c'è una chiusura sempre maggiore, c'era un governatore che si rifiuta categoricamente
07:29di interagire con noi occidentali, per cui tu sei la persona giusta ad andarla giù, a
07:34far da consulente, a cercare di entrare nella cerchia del governatore, ad aiutare a fare
07:41governance, a insegnare, aiutare questo governatore a rispettare 1 i diritti dell'uomo, 2 a ricostruire,
07:50prima avevo ricostruito un sistema sanitario, adesso dovevo ricostruire tutta una regione
07:58del paese.
08:00Lavorare con questo governatore com'era?
08:03È stata difficile, è stato molto difficile, l'inizio è una delle ragioni per cui all'inizio
08:09ho detto no, non accetto uno perché sono donna, il sud e le donne non si vedono, poi accettai
08:18il governatore, la prima cosa che fece fu quella di farmi saltare in aria, perché avevo deciso
08:25di cancellare la costruzione di un ospedale e lì arrivai e questo ospedale era il gioiellino
08:33che gli americani avevano accettato di fare per il governatore e io lo cancellai, con l'idea
08:41dice io non glielo cancello governatore, io glielo posticipo, lei prima fa, inutile costruire
08:47un ospedale se mancano medici, mancano infermieri, manca tutto, io le costruisco il tutto, poi
08:53una volta che abbiamo costruito il resto, i medici, gli infermieri, allora le costruisco
08:57anche l'ospedale, lui mi mise una bomba sulla strada, mi invitò a una cerimonia, io sapevo
09:06benissimo che era una trappola, ma gli americani mi convinsero di andarci comunque, che avevano
09:11messo, mi avevano messo, e come si fa in ira, quando uno non è d'accordo, la metodologia
09:21più semplice è far fuori quella persona, ed è anche un deterrente, seminare è terrore,
09:26chi altro poi prenderebbe il mio posto, e io sapevo benissimo che dicendo di no all'ospedale
09:31avrei messo la mia vita a rischio, sono ancora sorda, ho un orecchio, ma non mi ha ammazzata,
09:37e mi invitò, subito dopo la cosa mi invitò a una battuta di caccia, soli, mi ha detto
09:42sola, tu e io, senza americani, senza nessuno, e lì non sapevo se era per mettere a prova
09:48il mio coraggio, o se era per ammazzarmi, e non mi ammazzò, mi mise alla prova, imparai
09:58ad andare a caccia, non fu solo la prima, andiamo a caccia più volte insieme, e guadagnai
10:03la sua stima, guadagnai in Iraq, è un paese violento, però alla fine della fiera, la gente
10:11con coraggio, gli achiani sono coraggiosi, per cui apprezzano il fatto che io abbia avuto
10:19il coraggio di andare a caccia col governatore, e a quel punto era disposto a stare a sentirmi.
10:28fu poi Moqtad al-Sadr, che anni dopo, quello fu verso la fine, credo cinque anni da Nasiriyah,
10:40per cui a sette anni dall'Iraq, e ha deciso di mettere fine a me, e siccome a quel punto
10:48farmi fuori avrebbe avuto delle ripercussioni molto negative su di loro, su di lui, ecco
10:54perché alla fine non cercavano più di farmi fuori, perché la gente mi amava, la gente
11:00di Nasiriyah, la gente mi amava, per cui farmi fuori, far fuori l'unica che loro vedevano,
11:06stava realmente facendo qualcosa per loro, gli si sarebbe ritorto contro, per cui Moqtad al-Sadr
11:14ho deciso in maniera molto intelligente di mettermi contro Allah, e di lanciarmi una
11:19fatua che è una condanna a morte, in cui lui chiede a ogni buon musulmano di farmi fuori,
11:27di ammazzarmi, perché io sono un'offesa ad Allah, a Dio onnipotente.
11:35Ero a Nasiriyah, era l'alba, mi tirarono giù dalla branda, ed era il capo della polizia
11:43di Nasiriyah che aveva chiamato le mie guardie del corpo, dicendo loro guardate dovete tirarla
11:49fuori immediatamente dal paese, prima che Moqtad al-Sadr chiami questa fatua, che Moqtada
11:56era a Como, perché se no, se questo è ancora nel paese, la fanno fuori.
12:03E io quando ho saputo di questa fatua, innanzitutto c'è la preoccupazione di dover vivere con
12:13un nome falso, un'identità diversa, vita natural durante, con poi anche la consapevolezza che
12:20se ti vogliono beccare ti beccano, se veramente ti vogliono ammazzare.
12:25E prima di lasciare il paese decisi di fare un appello, insomma di far cancellare la fatua,
12:32cioè non era ancora venerdì, era un martedì se ricordo bene, e anziché chiedere ovviamente
12:38aiuto agli americani o agli italiani che mi avrebbero tirata fuori, chiesi alle mie guardie
12:43del corpo di aspettare, aspettare con l'estrazione. E parlai con il mio amico Sabah al-Fatlawi,
12:54che era il capo della polizia di Nasseria, che conosceva bene il piano, conosceva bene
13:01Qasem Soleimani. L'unico uomo che poteva fermare un Moqtad al-Sadr era un Qasem Soleimani.
13:07E allora Sabah al-Fatlawi saltò in macchina, andò in Iran, parlò con Qasem Soleimani e
13:15la mia fatua fu cancellata. Però quando venne a trovarmi in ufficio mi disse
13:23mi sei costata qualcosa, però adesso versami un bicchiere di vino e ci è andata bene.
13:34Sai, in queste storie ho avuto poco tempo da pensare alla morte. Capitava sempre in maniera
13:40molto violenta, per cui non voglio dire che non ho avuto paura mentre mi sparavano o ho avuto
13:46paura quando mi facevano saltare in aria. Ma quando mi hanno diagnosticato un tumore al
13:51cervello qualche anno fa, la morte arrivava lentamente. Me la sono vista arrivare e mi hanno
13:58detto, le parole sono state there is nothing we can do. Non c'è nulla che possiamo fare.
14:03per cui uno di botto ha un... uno si dice, anche quando non la cerco la morte ecco che
14:14arriva. Perché per un tanto tempo mi diceva, te la vai sempre a cercare. Finalmente mi ero
14:22tranquillizzata e ecco che bussa ancora una volta. E questa volta avevo tempo di riflettere,
14:28questa volta avevo tempo di scrivere un testamento, avevo tempo di pensare a come morire.
14:36Ed è stata... la parte più dura è stata proprio il fatto di non avere nulla a cui aggrapparmi
14:41per un po'. Perché quando ti dicono non c'è nulla da fare, te lo dicono in uno dei più
14:47grandi ospedali al mondo, a Stanford, non c'è realmente nulla da fare. E lì uscire con
14:54un marito che, insomma, aveva sempre avuto il terrore di perdermi, ma non in questo modo. E di
15:08chiudere così, mi ricordo era... il mio marito è un marin, un colonnello dei marin, uno è sempre tutto
15:18di un pezzo, la mia roccia. E di vedere lui in lacrime e c'è stato proprio un attimo
15:23di dire no, no, no, no, adesso sono io che piango e tu sei la mia roccia. E non è
15:31così.
15:32Quando si è in due, in queste battaglie si è in due. È dura, è dura.
15:48Grazie.
15:50Grazie.
15:50Grazie.
15:50Grazie.
15:51Grazie.
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