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  • 1 settimana fa
I bimbi che nascono sui barconi, i militari in soccorso, i profughi che gridano "Viva l'Italia": la testimonianza del pediatra di Guastalla

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Trascrizione
00:00Io avevo destinato come pediatra, visto che nella Marina Militare non ci sono specialità
00:05pediatriche, di essere di supporto ai medici della Marina Militare, soprattutto per assistere
00:11in caso di bisogno la fascia d'età pediatrica e questa era la mia disponibilità.
00:20C'erano molti bambini fra i migranti che soccorrevate nel mare?
00:24Sul campo abbiamo avuto, alla fine della missione, abbiamo raccolto 260 minori, nel senso da bambini
00:32che andavano da bambini di pochi giorni, ce n'era uno di tre giorni dalla nascita, ad altri
00:38bambini di pochi mesi, a bambini anche che si arrivava ai 13-14 anni, quindi una fascia
00:42molto ampia, ma non mi sono limitato solo a vedere e visitare i bambini perché nell'esperienza
00:50che si vive su queste navi bisogna essere disposti a fare soprattutto uno screening sanitario
00:56di adulti e di bambini, quindi mi sono messo all'aiuto dei colleghi che erano già sulla
01:02nave per dare una mano di tipo generale, non limitarsi solo ai bambini perché sarebbe stato
01:07abbastanza limitativo, avendo raggiunto una complessità di 2.000 persone che sono salite
01:15e scese dalla nave in questo periodo in cui io ero bordo.
01:19Si ricorda il numero preciso?
01:21Guardi, noi abbiamo sbarcato 1770 persone tra bambini e adulti, i bambini erano 260, però
01:34nella missione abbiamo dovuto anche trasbordare 500 persone, 500 profughi da una nave all'altra,
01:41quindi se consumiamo i 1.700 e i 500 siamo oltre i 2.000 contatti umani e non solo sanitari
01:50perché lo screening sanitario avviene certamente in modo abbastanza curato, ma come lei immaginerà
01:56scrivere 2.000 persone prevede un grosso impegno dal punto di vista… ci vorrà anche molto
02:03colpo d'occhio e molta esperienza e questo mi ha fatto forza nella mia esperienza maturata
02:12negli anni precedenti, quello di riuscire in pochi minuti a decidere se una persona ha un stato di salute
02:19discreto o ha dei problemi che deve essere vincolato sulla nave in un settore sanitario.
02:26Infatti ad esempio anche per questo l'esperienza aiuta, immagino che quindi l'equip fosse composta
02:33da persone più di esperienza che non…
02:35Sì, guardi l'equip sanitario era formato da tre crocerossine di provata esperienza che
02:42erano provenienti da tutta Italia, tre crocerossine, io come pediatra, un medico del Ministero
02:48della Salute e due medici della Marina Militare che sono stanziali sulla nave San Giusto. Poi
02:55c'era un altro infermiere della Croce Rossa Romano che faceva lo primo screening della
03:00temperatura con la temperatura provata con laser a distanza, quando sbarcano i profughi
03:07la prima cosa che si fa viene provata la temperatura, questo è il primo screening sanitario, febbre
03:12o non febbre. Con un laser? Con un sistema che viene usato anche negli aeroporti, non
03:18so se è successo ai tempi della SARS, quando si sbarca ti viene proiettato questo raggio
03:24di laser che ti dà immediatamente la risposta a temperatura. Io vedo ad esempio per avere
03:29protezione da eventuali maletti infettivi avevate con i vestiti. Sì, questo è il lato
03:35un po' più difficile per lavorare in queste condizioni, sono tutte a tutta persona, con
03:45i calzari, con un cappuccio, una mascherina che deve essere tenuta davanti, perché questo
03:51prevede il protocollo e certamente le condizioni in cui si lavora con queste tute, col caldo
03:55che c'è sotto e con la sudorazione che aumenta progressivamente, le condizioni di sopportazione
04:01sono abbastanza, bisogna cambiarsi spesso, capita nel giro di 2-3 ore si cambia almeno
04:08due volte, quindi c'è tutta la vestizione, la svestizione, quindi c'è anche tutto un
04:12protocollo, una procedura abbastanza complessa.
04:15C'è un qualche episodio che è toccante, diciamo che l'è rimasto dentro?
04:21Beh guardi, è rimasto dentro due cose, una abbastanza allegra come notizia, improvvisamente
04:29sono stato convocato in sala comando perché stava nascendo una bimba a 80 miglia di distanza
04:34dalla nave San Giusto, quindi ho detto non hanno bisogno di un pediatra, hanno bisogno
04:39di un ginecologo che faccia assistenza, ma sono stato identificato come una persona più
04:44vicina al momento nascita essendo un pediatra.
04:47E lì è stato bene perché abbiamo via telefonica col medico della Marina Militare che era sulla
04:53nave e un altro infermiere che hanno assistito al parto, direi che abbiamo fatto un po' per
04:57via telefonica un'assistenza che è andato tutto bene, la bimba è nata.
05:03Sulla nave San Giusto invece ho visto una grossa malformazione spinale di una bambina
05:08di 20 giorni di vita, c'erano parecchi neonati, ma direi che di grossi problemi sanitari i bambini
05:15che ho visto io non hanno avuto, tranne questa bimba con questa malformazione spinale che abbiamo
05:22evacuato con l'elicottero verso Catania assieme a altri due pazienti, cioè profughi fratturati
05:29di bacino e di anca e un'altra persona che aveva avuto una lunga crisi convulsiva, avevano
05:35un elicottero a bordo e li avevano trasferiti e sono stati sbarcati a Catania e poi portati
05:41verso l'ospedale di Catania. Il disagio più grosso è vedere queste 1700 persone alloggiate
05:47nel vento di una nave con poche toilette, con un'assistenza continuativa fatta con grande
05:52amore e con grande passione da tutti quelli che ci collaborano, ma il disagio di queste
05:57persone che vengono sì accolte in un territorio italiano, perché l'altra cosa che mi ha colpito
06:02molto è stato questo grido liberatorio quando abbiamo chiuso il portellone con 200 persone
06:07che erano appena entrate, questo grido vivo l'Italia, grazie Italia, sembrava un urlo
06:13da stadio, che significa tutta la contentezza di queste persone che chissà con un viaggio
06:19ognuno ha la sua storia, si sentiva dentro una nave italiana come se fosse in un paese,
06:25come se fosse già su un suolo italiano, questa è la cosa forse più bella che ho vissuto.
06:31Dal punto di vista sanitario vorrei dire, questo per tranquillizzare anche, c'è stato
06:36questo paura delle infezioni che venivano attraverso il mare, questi profumi.
06:40Adesso si parla di Ebola.
06:41Sì, guardi, è molto più rischioso che entri in Italia una persona che ha lavorato
06:48in un ospedale, un missionario, un frate, un medico, un infermiere che abbia un'incubazione
06:54e arrivi in un aeroporto, è difficile che possa arrivare su una nave, su un balcone una
06:58persona che ha incubazione di Ebola, tutte queste persone sono lì da molti mesi e anche
07:05delle settimane, quindi l'incubazione, non ci sono patologie acute importanti, anche perché
07:12buttarsi su un balcone e affrontare il viaggio richiede anche una certa dose di salute per
07:18affrontarlo, quindi penso che una persona che abbia una malattia acuta è difficile che possa
07:23prendere un balcone di questo genere, questo non per tranquillizzare ma perché è quello
07:27che ho visto con i miei occhi.
07:28In conclusione, un'esperienza che rifarebbe o rifarà?
07:34Guardi, la Fondazione Rava per cui io sono partito accetta l'iscrizione di volontari che
07:41abbiano esperienze e che siano disposti a fare quello che ho fatto io, la Fondazione Rava
07:46mi ha chiesto se eventualmente potrò fare questa esperienza, io ho detto che di Mare Nostro
07:52ma ancora se ne parla, penso che posso dare ancora il mio contributo perché è stata un'esperienza
07:57che serve molto, soprattutto a chi la fa per rendersi conto di quello che è l'importanza
08:03di questa missione che è soltanto e prevalentemente umanitaria.
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