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  • 2 giorni fa
Un tecnico di 58 anni che allena in serie A da 18 non dovrebbe avere più segreti, e infatti da Massimiliano Allegri tutti sappiamo perfettamente cosa aspettarci e cosa non aspettarci. Non mi piego alla dicotomia così in voga nel dibattito calcistico, quella fra i cosiddetti giochisti e risultatisti, perché ne rifiuto l’assioma: in base alla mia esperienza nessun allenatore insegue un gioco fine a stesso, tutti cercano il risultato e nel farlo applicano il gioco che ritengono più opportuno. Quello che conoscono meglio. Quello che dà loro più garanzie. Allegri è diventato, per una serie di coincidenze essenzialmente mediatiche, la personificazione del discorso che rifiuto. Il giudizio che ne do io all’indomani del fragoroso fallimento del Milan è che Allegri non è un uomo buono per tutte le stagioni. Ma lo si sapeva. Il suo talento, testimoniato da un palmares lungo così, è la gestione di giocatori forti, gente dotata di carattere e di qualità alla quale lui sa parlare, e non è per niente facile: non si ottiene un endorsement così convinto da una figura come Luka Modric se non si è capaci. Per questo le ricorrenti voci su un interesse del Real Madrid hanno più senso di quanto a prima vista sembrerebbe: in uno spogliatoio di star che distrugge chiunque chieda loro un impegno collettivo, Xabi Alonso l’ultima vittima, funziona l’incantatore di serpenti. La leadership bonaria di Ancelotti lo ha fatto per anni, ponendo grande attenzione a cosa chiedere e cosa evitare. Allegri in questo ha un talento specifico, cui unisce l’abilità di lettura delle partite: lo abbiamo visto anche nel girone d’andata di questo torneo, quando centrava frequentemente la finestra di match nel quale andare a vincere.Il rovescio della medaglia è che Max gestisce, non costruisce. Non gli interessa, non ci crede, il suo calcio è difesa bassa e ben protetta e poi palla velocemente in avanti per dare spazio ai numeri dei singoli lì davanti. Se i singoli mancano, com’è successo nel girone di ritorno e soprattutto nelle ultime dieci partite, non esiste una via alternativa basata su un gioco codificato per arrivare al tiro. Non esiste un pressing organizzato per rubare palla a ridosso dell’area avversaria. Non esiste ciò che altri allenatori sviluppano e addestrano con estenuanti sedute tattiche, e per le quali il Milan quest’anno avrebbe avuto il tempo, vista l’esclusione dalle coppe. Ed è questo il particolare del quale la dirigenza rossonera non ha tenuto conto: che proprio il fattore della settimana libera da impegni consigliava di prendere un nerd della panchina disposto a passare 14 ore al giorno fra campo e video per studiare soluzioni nuove, non un brillante seduttore di campioni cultore della mossa geniale che rovescia il tavolo all’ultimo minuto. Allegri ha sedotto Modric, Rabiot e Maignan, è nel suo dna: ma non gli sono bastati.Avevo detto questo all’inizio del campionato? No, perché il Milan veniva da una stagione disgraziata e l’idea di affidarsi a un allenatore così navigato sembrava anche a me la migliore. Di più, sembrava inevitabile a fronte di altri salti nel buio con tecnici privi di status. Ebbene, l’errore è stato proprio questo, privilegiare lo status all’effettiva compatibilità con la situazione. E si è perso male un altro anno.

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03:55grazie a tutti
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