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CortometraggiTrascrizione
00:07ciao a tutti oggi il 25 aprile e l'italia è stata liberata dal nazifascismo il resto di
00:14bologna quindi ne parla con un esperta che tra poco vi presenterò venite con noi e seguiteci
00:20in questo viaggio che parte proprio da 81 anni fa e buona liberazione a tutti buongiorno a tutti
00:27siamo qui con agnese porti in casa che è direttrice dell'istituto pari istituto storico pari di bologna
00:34ecco è stata pochi giorni fa stata la liberazione di bologna il 21 aprile e oggi è la liberazione
00:40data convenzionale ovviamente della liberazione dell'italia ecco per introdurci al tema io farei
00:47vedere ai nostri ascoltatori un filmato di luciano bergonzini che fu partigiano e storico della nostra
00:56città e poi dopo lo commentiamo insieme
01:42grazie a tutti
02:10grazie a tutti
02:39grazie a tutti
02:40grazie a tutti
02:40allora direttrice che cosa abbiamo appena visto e ecco mi ha colpito molto soprattutto
02:46la seconda parte dove si vedono bambini e donne che festeggiano insomma non mi è sembrato
02:52scontata come narrazione. Intanto buongiorno e buona festa della liberazione. Abbiamo visto
03:04delle immagini piuttosto rare, piuttosto difficili da trovare, nel senso che arrivano proprio
03:11dal basso. Parlava di Luciano Bergonzini, questo partigiano poi intellettuale che quel
03:19giorno, quel 21 aprile 1945, era come molti bolognesi per la strada, perché era una giornata
03:27del tutto particolare. E' piuttosto curioso, un dietro le quinte, che fa anche un po' il
03:36contesto, perché quel giorno lui trova questa piccola cinepresa da 8 mm, nel senso che non
03:44era sua, ma la scambia con un soldato inglese in cambio del suo sassofono. Per cui è già
03:51piuttosto strano quello che può essere successo. In ogni caso è presumibile che la motivazione
03:56per cui aveva proprio bisogno di una cinepresa era proprio quella di mostrare la città in
04:02una città veramente inedita, nel senso che era troppi anni che non si vedeva così festosa
04:07e del resto la circostanza è del tutto particolare. Quella mattina sono arrivate le forze alleate,
04:18nello specifico i polacchi, sono arrivati da San Lazzaro più o meno, quindi hanno percorso
04:25buona parte della via Emilia, poi via Mazzini, strada maggiore, fino ad arrivare in piazza
04:33maggiore dove convergono poi tutte le forze che mano a mano, anche le forze militari che
04:38arrivano in città e naturalmente le folle e naturalmente tutti i bolognesi che ormai
04:45sapevano, si sentivano i cannoneggiamenti da molti giorni e soprattutto gli ultimi combattimenti
04:53dei nazifascisti, quindi era abbastanza evidente, era nell'aria che qualcosa doveva succedere.
04:58Ecco, l'atmosfera di quei giorni, insomma, qual era e poi si dice sempre che è stata
05:03un po' una liberazione dal basso, no? In che senso?
05:08L'atmosfera di quei giorni è difficile da raccontare, nel senso noi ci proveremo oggi,
05:16questo lo posso anticipare perché nella giornata del 25 aprile come consuetudine saremo aperti
05:21tutto il giorno dalle 11 della mattina alle 19 in serata e uno dei nostri appuntamenti
05:31si intitola proprio Una giornata molto particolare ed è un reading, il soggetto e la sceneggiatura
05:39sono di Alberto Preti ed Enrico Verdolini, in cui noi abbiamo cercato proprio di fare esattamente
05:44quello che lei mi chiedeva, ma che cosa è successo in quella città? Quindi abbiamo
05:48restituito la voce a uomini, donne e anche soldati, perché ce n'erano molti in città
05:54in quel momento. Dal basso può darsi, ma non solo, ecco diciamo, diciamo che i partigiani
06:03bolognesi avrebbero tanto desiderato un'insurrezione generale, avrebbero tanto desiderato fare
06:09trovare la città completamente liberata alle forze alleate, cosa che non poteva avvenire
06:14perché poi chi doveva dare il via a questa operazione che era stata concertata con gli
06:21alleati stessi non poteva farlo. Certamente colpisce delle immagini anche che abbiamo visto,
06:30questa folla festante, questi bambini, queste donne, questi grandi sorrisi, che sono i sorrisi
06:39e questo potremmo senz'altro dirlo, senza tema di smentita, di una popolazione che aveva
06:47subito veramente tanto, vent'anni di regime e questo era un destino di tutto il nostro
06:55paese, ma nel caso specifico rispetto agli ultimi anni di guerra e in particolare dopo
07:02l'armistizio dell'8 settembre 1943, la sorte di questa città era una delle sorti peggiori,
07:09era l'occupazione, era la fame, era la presenza dei nemici nel proprio territorio, era la violenza,
07:20la violenza quotidiana nelle strade e quindi è abbastanza evidente che accogliere i liberatori
07:27significava assai di più di quello che noi possiamo intuire oggi. Ecco, lei ha un ricordo
07:33particolare, non so, qualcosa che le raccontavano i suoi parenti, i nonni, i genitori di quei
07:40giorni, insomma pure qualche testimonianza che lei nel suo lavoro insomma si tiene particolarmente
07:46cara. Allora ci pensavo a questa cosa immaginando a cosa avrei risposto alle domande che mi ha fatto
07:55avere prima dell'intervista. Io vengo da una famiglia pugliese, per cui in realtà no, non ho avuto
08:04il privilegio di sentire, di poter ascoltare in famiglia questi racconti. Però ho avuto un suocero
08:14che era in un comando italiano ed entrò a Bologna e mi raccontava, in particolare nella
08:23Friuli, e mi raccontava proprio di ricordare questo momento di grande festa, queste strade
08:30piene, questa sensazione che immagino fosse del tutto inedita per chi aveva passato gli ultimi
08:37mesi prevalentemente in combattimento. Poi per lavoro, come immagina, di testimonianze
08:42ne ho sentito tante. E diciamo che fa parte del nostro lavoro, questo ci tengo a dirlo, ha
08:51fatto parte del nostro lavoro raccogliere documentazione e testimonianze. Noi abbiamo moltissime, conserviamo
08:56moltissime video interviste di partigiani e partigiane che sono patrimonio del nostro istituto
09:03e quindi sono patrimonio di tutti, non solo mie. E possono essere appunto riascoltate, quando
09:10le utilizziamo per mostri, allestimenti e cose di questo genere, ci rendiamo conto che hanno
09:15quasi un effetto ipnotico queste persone che raccontano che cosa hanno vissuto in prima
09:21persona. Poi un ricordo particolarmente affettuoso, io ce l'ho nei confronti di William, di Elino
09:32Michelini, perché l'ho conosciuto personalmente e io ricordo, e questo lo devo dire, che parlare
09:41con lui mi metteva sempre un po' di soggezione e del resto mi dicevo che era assolutamente
09:47normale che mi mettesse soggezione un uomo che aveva deciso di fare il gappista. Cioè
09:53uno che aveva, a sprezzo del pericolo, aveva scelto la strada probabilmente più difficile
10:01della resistenza che era proprio quella della lotta armata e di una lotta armata non nelle
10:06montagne in attesa di qualche nemico che magari poteva arrivare o non arrivare, ma in città
10:12dove c'erano i soldati nemici che non vedevano l'ora di stanare i partigiani in armi. Quindi
10:22insomma che mi mettesse soggezione era del tutto legittimo e ricordo i suoi racconti con
10:29grande affetto.
10:31Ascolta, prima di continuare manderei un secondo spezzone video di Giovanni Casari con, diciamo
10:37così, la cerimonia di consegna della medaglia d'oro per la città della resistenza a Bologna
10:46insomma fatta dal presidente Enrico De Nicola. Insomma intanto vediamo questo video.
11:34Grazie a tutti.
11:55La cosa che colpisce è che allora si ritrovò pure in un paese che appunto aveva subito
11:59tutto quello che lei ha detto adesso, si ritrovò comunque una ragione per rimettersi
12:06assieme e ricostruire il paese. Però oggi la memoria della liberazione non è sempre così
12:15condivisa da tutti. Abbiamo visto che c'è anche questa cosa che è successa a Predappio,
12:20con questo convegno di Forza Nuova. Ci sono ancora addirittura, si chiama la fine dell'antifascismo,
12:27quindi parliamo proprio di un altro mondo. Ecco, le chiedo perché è così difficile
12:34diciamo così riuscire a condividere la storia che dovrebbe essere di tutti?
12:41Grazie per la domanda perché è una domanda importante, poi oggi ancora di più.
12:50Intanto la cosa più importante da dire secondo me è che noi lo dobbiamo ammettere che siamo
13:01in un paese in cui una festa che dovrebbe essere di tutti non lo è. Credo che sia un'operazione
13:09non di tutto scontata, ma importante perché alla fine ci permette di capire anche che questo
13:17è un paese che ha fatto i conti con il passato in una logica di grande complessità e che anche
13:24i tempi che viviamo sono i figli di quella complessità. Questo intanto è un primo passo,
13:29potremmo dire. Poi quell'Italia era la figlia di un contesto in cui gli sforzi degli antifascisti
13:42di un'ampia... gli antifascisti di allora erano davvero dai monarchici a coloro che militavano
13:52anche in un partito come l'uomo qualunque, quindi dalla destra e poi naturalmente fino
13:59ai comunisti. Oggi si direbbe bipartisan, erano quasi bipartisan. Assolutamente sì, si può dire
14:06assolutamente sì. Quindi diciamo che erano molto differenti al loro interno, su questo ci sono
14:12pochi dubbi. Quello che li accumulava era proprio la scelta antifascista, una scelta antifascista
14:20che si giocava in un momento di grande delicatezza anche dal punto di vista della storia di quel
14:27momento, quindi la ricostruzione, il desiderio di riprendere il paese da una situazione di grande
14:36difficoltà. E quindi l'unione rappresentava l'occasione e la modalità attraverso la quale
14:43rialzarsi. È chiaro che poi le cose si sono un pochino complicate. Proviamo a pensare anche
14:52semplicemente al fatto della guerra fredda e di quanto può avere condizionato anche la politica
14:58nazionale. Diciamo che i democristiani trattavano il 25 aprile in maniera molto tiepida e quindi da
15:06parte loro, per tantissimo tempo hanno governato questo paese, non c'era una particolare attenzione
15:12a queste celebrazioni che venivano un po' lasciate alle sinistre. E anche diciamo che questo potrebbe
15:21essere del tutto legittimo, nel senso che se poi vogliamo guardare buona parte dell'impegno più
15:29massivo, più fattivo della resistenza, era in mano a socialisti, comunisti, per cui non faceva una piega
15:36da un certo punto di vista. E quindi potremmo dire che un atteggiamento tiepido da una parte,
15:44una rivendicazione identitaria dall'altra, facevano già in qualche modo presagire che potesse
15:50accadere qualche cosa che poi si realizza effettivamente negli anni 90, quando poi altri governi
15:58presero in mano la situazione dicendo apertamente che c'era una contronarrazione, c'era la possibilità
16:05di avviare una contronarrazione e che forse quella lì non era davvero una festa di tutti.
16:10Ecco, da quel momento in avanti è chiaro che anche la coscienza civile complessiva è stata
16:15in qualche modo tirata un po' da tutte le parti e l'idiosincrasia di questo presente, anche
16:21che le complessità sono un po' figlie di tutto quello che abbiamo molto sinteticamente
16:27detto. Ci tengo però a dire una cosa per chiudere. Il fatto che sia una festa di tutti
16:34è abbastanza incontrovertibile. Nel senso che se la guardiamo proprio nella sostanza,
16:43no? Noi ci rendiamo conto che la seconda guerra mondiale è terminata con degli sconfitti
16:49e dei vincitori e dalla parte degli sconfitti c'erano coloro che poi avevano tenuto il paese
16:55e lo avevano portato nelle condizioni in cui poi il paese era finito e che c'era una parte
17:01che è stata poi quella della resistenza e che ha preso partito in maniera anche importante
17:10agendo all'interno del contesto senza aspettare che fossero altri a risolvere tutto. E quindi
17:18che il paese che è nato da quelle ceneri poi possa festeggiare la sua storia, la sua storia recente
17:28proprio in quel giorno lì, mi pare proprio un dato storico. Benissimo, allora adesso parliamo
17:34di memoria, però prima insomma di affrontare anche questo argomento farei vedere alcune
17:40interviste di studenti che ha fatto un nostro collaboratore insomma e poi vediamo insomma
17:45di ripartire così. Il 25 aprile per me rappresenta una data molto importante e personalmente la
17:52festeggio quando sono bambino e per me è importante perché rappresenta quelli che sono i valori
17:59della liberazione e della demofazia. Il 25 aprile non è una data ma è un momento perché
18:08se fosse solo una data si fermerebbe solo al 25 aprile invece è un momento e come tale
18:14va ricordato, va celebrato e festeggiato in collettività e con il ricordo di quello che
18:20fu un momento il 25 aprile ma infatti proprio come momento è un momento della storia, della storia
18:28piccola e della storia grande che è quella partigiana antifascista che ha segnato la
18:34resistenza italiana ma che è quella che ancora oggi esiste, che ancora oggi echeggia, cioè
18:41i valori partigiani antifascisti. Quindi il 25 aprile è solo un momento dell'anno, è solo
18:47un momento di un continuo cammino di resistenza.
18:51Per me il 25 aprile è una giornata di festa dove si deve celebrare la libertà specialmente
18:56in un momento storico come questo dove è importante mettere al proprio posto il valore
19:00della democrazia.
19:03Rieccoci qui, allora il tema della memoria. Abbiamo visto questi ragazzi e come si fa memoria
19:11quando ormai tutti i testimoni oculari se ne sono andati? Questo è un grosso problema
19:18che ci siamo trovati a affrontare negli ultimi 20 anni, 15 anni forse. Adesso veramente sono
19:24pochissimi, veramente pochissimi sopravvissuti. Per cui, se no erano bambini magari in quel
19:30momento però già avevano avuto... Ecco, come si trasmette la memoria ai giovani con queste
19:38modalità? Con quali modalità?
19:42Allora, intanto quella generazione ci ha passato un testimone, quindi non ci saranno più, ma non è
19:49vero che non ci sono mai stati e quindi qualche cosa è rimasto. Bisogna capire forse come
19:55prendere quel testimone nelle mani e che cosa farci e soprattutto sapere sempre, questi ragazzi
20:01lo hanno detto chiaramente, sapere sempre che le generazioni che poi si intestano un certo
20:08tipo di formazione, come stiamo dicendo ora, devono poi parlare ai giovani e quindi devono
20:15commisurare il pensiero e anche tutto ciò che viene raccontato a quelle che sono le esigenze,
20:25a quelli che sono gli strumenti utilizzati da questi giovani. Non si può prescindere da questo,
20:31quindi i giovani bisogna conoscerli e bisogna conoscere anche come si... bisogna conoscere le modalità
20:37con le quali comunicare con loro. Quali sono? Beh, innanzitutto ci vuole un atteggiamento
20:46antiretorico, cioè ci vuole un atteggiamento che non sia quello di chi ti insegna le cose
20:50che non sai, no? Cosa che di solito i ragazzi, e tutti noi siamo stati ragazzi e sappiamo quanto
20:55è fastidioso, ma anche i ragazzi di oggi sono così e non si vogliono sentir raccontare quello
21:02che in teoria dovrebbero sapere e non sanno in giusta misura. C'è stata ultimamente una cosa
21:10che mi è rimasta particolarmente impressa, il presidente Mattarella il 31 dicembre scorso
21:18ha introdotto la questione dei giovani verso la fine del discorso e sono rimasta un po' folgorata
21:24perché naturalmente alla fine ha parlato dei partigiani, lui diceva che i giovani di oggi
21:31dovevano avere grande coraggio perché i tempi sono quelli che sono e lo sappiamo molto bene
21:38e che era fiducioso che questi giovani avrebbero trovato il coraggio necessario per le loro sfide
21:44e questo credo sia un atteggiamento, diciamo così, l'atteggiamento. E poi ha concluso parlando
21:52di altri giovani che erano proprio giovani partigiani ed è come dire guardate che questo nostro paese
21:58ha attraversato anche altri terribili momenti e sono stati proprio i giovani a salvare, a salvare
22:07quei destini, a riscrivere la storia in qualche modo potremmo dire. Credo che questo sia estremamente
22:15interessante da raccontare e va raccontato in una maniera giusta, dicevo, antiretorica e anche
22:23con una capacità di fare formazione delle giovani generazioni che deve tenere conto delle caratteristiche
22:30di queste nuove generazioni. Quello che possiamo raccontare a questi giovani oggi è che effettivamente
22:37l'Europa occidentale, perché purtroppo per l'Europa orientale non si può dire lo stesso, davvero
22:43non ha più conosciuto la guerra dopo quel 21, quel 25 aprile, quel maggio per altri paesi.
22:54E quindi forse qualche cosa in questa parte di mondo è stato davvero fatto per tenerci al sicuro
23:03da quelle che sono le pagine più oscure insomma di cui abbiamo parlato e che purtroppo oggi ci riguardano.
23:10Benissimo, allora per chiudere le chiederei insomma oggi appunto giornata della liberazione, quali sono le
23:17iniziative dell'Istituto Parri? Un po' le ha già dette, insomma, o cosa avete insomma in pentola per questi giorni?
23:24Oggi l'abbiamo chiamato Aperti per Festa, è una festa ed è giusto ribadirlo.
23:34Cosa abbiamo in pentola? Allora intanto un'apertura tutto il giorno, voglio dirlo perché mi piace dirlo,
23:40è forse il momento dell'anno più bello per il nostro istituto. Noi abbiamo un stop di persone che entrano
23:49ed escono dal nostro istituto per tutto il giorno, centinaia di persone che vengono a trovarci
23:55e le ringraziamo fin d'ora per questo atto di grande generosità e così anche festoso.
24:03Che cosa facciamo? Beh, alle 11 partiamo con un'attività dedicata ai bambini,
24:07si intitola La Resistenza spiegata ai bambini ed è pensata per i bambini dai 4 ai 10 anni di età,
24:14quindi davvero i più piccolini, a proposito di come si insegna La Resistenza ai più giovani.
24:20E poi una prima replica di quello spettacolo, di quel reading di cui le parlavo,
24:27alle 12 e alle 17, una giornata molto particolare che parla del 21 aprile,
24:33dei tracking apprezzatissimi, abbiamo come al solito tutto esaurito ormai da giorni,
24:40quindi insomma piacciono molto e mi piace raccontare anche quest'ultima cosa,
24:47la presentazione, ieri c'è stata la conferenza stampa in regione,
24:51di questo nuovo progetto dell'Istituto Storico Parri che si chiama Open Parri,
24:54che è praticamente l'archivio digitale, il nuovo archivio digitale dell'Istituto Storico Parri
25:01nel quale è possibile navigare in questo nuovo portale davvero innovativo
25:10nel quale è possibile curiosare ma anche studiare tutto il patrimonio dell'Istituto,
25:18documenti d'archivio, fotografie, manifesti, video, insomma la gran parte del nostro patrimonio
25:25riversata in digitale, una cosa che ci ha impegnato per molti anni,
25:30che oggi verrà inaugurata e la racconteremo a chi ci verrà a trovare.
25:35Benissimo, allora io ringrazio Agnese Portincasa, direttrice dell'Istituto Storico Parri,
25:40e niente, poi auguro a tutti quelli che ci stanno guardando ovviamente una buona festa
25:44alla liberazione, insomma e alla prossima. Arrivederci.
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