Fabio Ascione si fa largo tra le auto in sosta ed entra nel bar. Sono le 5.04 del mattino del 7 aprile. Il ventenne ha appena finito il turno di notte al Bingo di Cercola. Arriva nel locale di Ponticelli per acquistare le sigarette e un cornetto. Ha già telefonato alla madre Rita rassicurandola: «Passo al bar e torno». Pochi metri più in là, nello stesso locale, c’è Francescopio Autiero, nipote di un elemento di spicco del clan De Micco. Gli ultimi istanti di vita di Fabio Ascione sono stati immortalati dalle telecamere di sorveglianza del bar Lively, acquisite agli atti dell'indagine. Una sequenza che dura un minuto.Il video riprende Autiero mentre sorride con aria soddisfatta, un’espressione catturata subito dopo una sparatoria contro alcuni giovani vicini al clan rivale dei Veneruso-Rea di Volla. I due, Fabio e Francesco Pio, si incrociano all'esterno, non si rivolgono la parola. Praticamente si ignorano. Fabio indossa un giubbotto scuro. Gli si avvicina e lo saluta il cugino, col giubbotto chiaro. Poco dopo esce dal bar Francesco Pio Autiero che è insieme a un altro soggetto. Sono gli attimi immediatamente precedenti alla tragedia. Poco dopo, nei pressi di via Rossi Doria, Autiero agita ancora la pistola davanti a un capannello di amici. Fabio è da quelle parti a sentire il racconto. Vicino, molto vicino. Appena 40-50 centimetri. È in quel momento che parte il colpo «accidentale» che lo centra al torace. Un proiettile dell’arma usata nel conflitto a fuoco era rimasto nella canna. «Ué, mi hai colpito», fa in tempo a dire il ventenne prima di accasciarsi. Morirà alle 6.50 all'ospedale Villa Betania. Il resto della storia è una battaglia vinta contro un muro di gomma. Il decreto di fermo eseguito ieri, nel giorno del funerale di Fabio, sottolinea una «generale reticenza» da parte dei presenti. Ponticelli, in quelle ore cruciali, si era chiusa nel silenzio: testimonianze vaghe e dichiarazioni contraddittorie sul luogo esatto del ferimento hanno rallentato le prime fasi. Perché Fabio non è morto davanti al bar, come era emerso dopo l’omicidio. Fabio è morto a pochi passi dal portone di casa. (Gennaro Scala)
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