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  • 22 ore fa

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Trascrizione
00:05Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche e responsabile di attori globali dell'OIAI,
00:11l'Istituto per gli Affari Internazionali. Buongiorno, grazie di essere con noi.
00:15Buongiorno, ben ritrovati.
00:17Alcaro, qual è la sintesi di quanto sta accadendo, sia per quanto riguarda le difficoltà diplomatiche
00:24che si sono registrate a Islamabad, sia per quanto riguarda quanto può essere reale e far male
00:31la minaccia dei diuti nel Mar Rosso?
00:33La sintesi è che se astraiamo dalle parole di Trump che ogni tanto accennano, anzi richiamano
00:43l'esistenza di questi contatti anche diretti, che non sono però stati confermati da nessuno
00:48e fantomatiche concessioni offerte dall'Iran, la realtà è quella di una guerra che si è
00:54sta procedendo verso ulteriori scatti in avanti, verso escalation, su escalation, su escalation.
01:05Non credo che gli Stati Uniti stiano schierando nell'area forze aereotrasportate o eliotrasportate,
01:14marines e forze speciali per non usarle.
01:18Naturalmente non posso escludere del tutto che si tratti di una operazione di, tra virgolette,
01:25diplomazia armata, di pressione, ma ritengo più probabile che allo schieramento segua un'operazione.
01:36Gli Stati Uniti sembrano agire sulla base dell'idea che un'azione che sarà necessariamente limitata,
01:43vista la quantità di forze che stanno venendo schierate nell'area, possa dare un colpo mortale
01:52o una serie di operazioni, perché noi possiamo anche immaginarci, forse è possibile, se non
01:58probabile, immaginarci che ci sia un'operazione su più livelli, su più fronti.
02:03Diano, come dicevo, un colpo mortale all'Iran, ma questo non è in linea con il modo in cui
02:09l'Iran e il regime, che in questo momento è interamente dominato dalle guardie rivoluzionarie,
02:16vedono la guerra.
02:19Loro stanno combattendo la guerra che sanno combattere, una guerra asimmetrica in cui assorbire
02:26i costi è uno degli elementi su cui la strategia conta, perché tutta la strategia è proprio
02:37volta a elevare i costi per tutti gli altri e poi giocarsela su chi ha una maggiore capacità
02:44di sopportazione dei costi.
02:45In questo senso possiamo vedere l'entrata in guerra degli UTI per adesso con un quasi simbolico
02:53lancio verso Israele, ma è un segnale che indica che sono pronti a mobilitarsi nuovamente
03:03sul fronte dello stretto di Bab el-Mandeb, come hanno fatto due anni fa in protesta contro
03:12l'offensiva e la distruzione di Gaza dalla parte israeliana e i risultati allora furono
03:18di diversione del commercio a sud del continente africano e quindi la doppia chiusura di Ormus
03:28e Bab el-Mandeb mi rende piuttosto pessimista su quanto siamo in grado noi di sostenere i
03:37costi di questa guerra in assenza di un'opzione diplomatica che sì sta venendo, come posso dire,
03:44ventilata, ma i cui contorni, i cui parametri io ancora non vedo.
03:48Alcaro, grazie per essere qui con noi questa mattina. Io voglio proprio ripartire dagli
03:51ultimi concetti che diceva, in particolare per quanto riguarda lo stretto di Ormuz, che
03:56è osservato speciale da parte dei mercati, soprattutto per quanto riguarda l'export di
04:00energia dal Medio Oriente. Ecco, c'è JP Morgan che prevede un petrolio a 150 dollari al barile
04:08qualora lo stretto rimanesse chiuso ancora per un altro mese. Io voglio capire con il
04:12suo aiuto se secondo lei è verosimile che lo stretto possa essere sbloccato prima di
04:19un mese o meno.
04:23È verosimile, però io non sarei così fiducioso che possa esserlo. Diciamo che perché è verosimile?
04:33Abbiamo due opzioni in cui è verosimile questa ipotesi. La prima è che l'Iran esaurisca
04:40le capacità di rappresaglia. Ci sia una netta vittoria militare a Israele americana, magari
04:49che faccia seguito a questo intervento di terra, e l'Iran si pieghi. Francamente non vedo
04:56evidenza che l'Iran sia vicino a esaurire le risorse e che l'Iran sia disposto a piegarsi,
05:02piuttosto combatterà con le pietre, le direi. È un po' un iperbole, però voglio restituire
05:10il senso di una determinazione da parte di questo regime che sta lottando dal loro punto
05:15di vista una battaglia esistenziale nel combattere fino all'ultimo. E quindi anche se l'intervento
05:22di terra inizialmente potrebbe avere successo nell'occupare l'isola di cargo o altri obiettivi
05:28su cui non mi dilungo, addirittura rimuovere l'uranio altamente arricchito è veramente
05:33difficile, poi bisognerà proteggere quelle forze, poi bisognerà essere in grado di tenere
05:39quelle forze lì in un contesto di ostilità. L'altro scenario in cui si possa arrivare forse
05:49verso un'apertura è che Trump successivamente ha una operazione di terra, magari proprio
05:55il riuscire a prendere l'uranio altamente arricchito e portarlo fuori dal paese, che sarebbe
06:01una vittoria simbolica e non solo, reale, molto significativa, dichiari vittoria e unilateralmente
06:10tiri fuori gli Stati Uniti dalla guerra. Questo porterebbe a un allentamento della pressione
06:15su Ormuz, però non ha una fine necessariamente del blocco, perché l'Iran ormai ha acquisito
06:23come posso dire, in fiducia, che è capace di controllare lo stretto di Ormuz e vuole
06:29metterlo sul tavolo non solo della pace, ma anche nell'eventuale accordo post-conflitto
06:37come sua leva di influenza.
06:41Alcaro, perdoni se lo interrompo, abbiamo poco tempo, il suo parere anche su questo,
06:45se riesce a esprimerlo velocemente, stupisce un po' la posizione dei paesi arabi, perché
06:50erano uno degli elementi di pressione insieme al fronte interno, sui quali forse si sperava
06:57per una riduzione dei tempi della guerra, per convincere Trump in qualche modo alla soluzione
07:02diplomatica. Invece sembra che alcuni dei paesi, in particolare l'Arabia Saudita, spinga
07:08per una pressione più forte sull'Iran, per togliere questo problema ormai dallo scenario
07:15una volta per tutte. E così, e soprattutto l'Iran in questo momento sta facendo passare
07:20il proprio petrolio verso lo stretto di Ormuz. Il rischio è, scusi, verso lo stretto l'altra,
07:27verso il Mar Rosso. Il rischio è che se si blocca anche quel lato, insomma, avremo
07:32una disruption ancora maggiore.
07:35Sì, a questa seconda sua domanda, senz'altro avremo una disruption ancora maggiore di quella
07:41che è già oggi la maggiore crisi energetica in termini di velocità, impatto, scarto rispetto
07:49alla situazione preguerra, che io sappia della storia. Potrei sbagliarmi, ma comunque si tratta
07:58di una delle maggiori crisi. Per quanto riguarda la questione dei paesi arabi del Golfo, è vero
08:03che inizialmente, con probabilmente l'eccezione degli Emirati, erano contrari alla guerra perché
08:08temevano una regionalizzazione come è avvenuto e perché temevano una destabilizzazione dell'Iran
08:13quando la Repubblica Islamica fosse stata abbattuta. Questo scenario ancora non si è verificato,
08:21però evidentemente alcuni paesi, gli Emirati sicuramente, i Sauditi pubblicamente dicono
08:28una cosa, poi ci sono delle indiscrizioni di stampa che vanno nella direzione opposta,
08:33potrebbero avere determinato, potrebbero avere concluso che se si ferma adesso la guerra
08:40comporta costi troppo alti rispetto alla possibilità di continuare a sostenere i costi della guerra
08:46in vista però di un risultato finale migliore, di cui però non c'è certezza ed è per questo
08:51che Oman e Qatar in particolare invece dall'altra parte spingono ancora per la descalation, quindi
09:00i paesi arabi del Golfo sono divisi.
09:05Grazie, grazie Alcaro per essere stato con noi questa mattina.
09:08Grazie a voi, arrivederci.
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