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  • 1 giorno fa
Sembra sgorgare da sottoterra la sofferenza di queste stanze. E il loro grido di dolore - quello dei pazienti deliranti, depressi, ossessionati, schizofrenici - risuona ancora tra queste mura di freddo e muffa. Ci sono i loro oggetti, brandelli di materia che parlano d’afflizione. C’è il carrello per le medicine, fermo immobile in un corridoio, avvolto dalla ruggine che avanza. Ci sono i letti, quei letti d’angoscia e insonnia, con le reti di ferro consumate, sgretolate. Ci sono gli appendiabiti, ancora gli stessi, così come le vasche, quelle per il refrigerio del corpo e della mente. E poi la cucina coi suoi pentoloni non più fumanti, il ramaiolo corroso dal tempo, lo scolapasta che sembra parlare, il casco polveroso per farsi i capelli, i pennelli secchi e duri che un tempo dipingevano la follia. Ci sono i muri, con la muffa imperante.

E quelle scale, larghe e sontuose all’epoca, che faceva lui, il medico di questi perduti luoghi, Mario Tobino. Siamo dentro l'ex manicomio di Maggiano, in provincia di Lucca, quello che ha ospitato Tobino come psichiatra e scrittore. Tobino curava le donne «matte» durante la seconda guerra mondiale e poi per trent'anni. Le curava con metodi all'avanguardia, odiando l'elettrochoc, si prendeva cura di loro. Qui viveva e scriveva i suoi libri: «Quelle scale consumate dai passi, lente salite di vite sospese (…) Sulle scale si incontravano gli sguardi, smarriti o improvvisamente lucidi». Sono queste scale che Margherita Lenzi, la co-protagonista della serie Rai «Le Libere Donne», tratta dal romanzo di Mario Tobino “Le libere donne di Magliano” e terminata martedì sera, percorre appena il marito e la famiglia facoltosa, decidono di internarla. Margherita non è pazza. Margherita ha subito atroci violenze, soffre del «male oscuro», la depressione. Tobino, quello della fiction, non quello reale, forse se ne innamora, ma soprattutto, come quello reale, la ascolta, le crede, la salva.​​Ma oggi, trent’anni dopo Tobino, il manicomio di Maggiano - appollaiato nel dolce colle di Fregionaia a pochi chilometri da Lucca - si sgretola a poco a poco. Giorno dopo giorno, si perde un pezzo di memoria, e la presidente della Fondazione Tobino e nipote di Mario, Isabella Tobino, 79 anni, cresciuta insieme allo zio che ha segnato profondamente la sua vita, lancia un vero allarme: «La sezione femminile è crollata nel 2020 ed è irrecuperabile. Ancora un paio d’anni e tutti questi luoghi rischiano di andare perduti per sempre. Salviamo Maggiano, con tutte le sue memorie».​​​Qui il reportage completo. 

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Trascrizione
00:06I pazienti di Maggiano potevano essere di ogni tipologia, ahimè, questo va detto, tanto malati
00:15di mente, perché la malattia mentale sappiamo che esiste, quanto anche persone che venivano
00:23qua rinchiuse, perché non confasce anche a quelle che erano le regole della società di quel tempo.
00:30Tobino ha cercato sempre con loro un rapporto umano ed amore, non per nulla nella prima edizione
00:37delle Libere Donne, a preteso che ci fosse la fatidica fascetta rossa costritta anche i matti,
00:43così lui li chiamava e voleva fossero chiamati, sono persone degne d'amore.
01:03La serie Libere Donne su Rai 1 senz'altro ci ha dato una botta proprio di memoria e di
01:13informazione straordinaria. Viviamo un momento in cui tutti ci chiamano, tutti vogliono venire
01:20a visitare questi luoghi ed è questo il momento in cui veramente dobbiamo fare qualcosa per
01:26preservare questo luogo con la sua storia. Se non riusciamo adesso a salvare Maggiano non
01:33riusciremo mai più e perderemo questa parte di storia importantissima anche per il nostro
01:40futuro. Ci sono luoghi qui a Maggiano iconici come le cucine, che prima erano bagnoterapia,
01:47che hanno delle infiltrazioni d'acqua e rischiano in due anni di essere distrutte. Bisogna intervenire
01:53ora.
01:53L'appello è rivolto principalmente alla Regione Toscana con il suo Presidente Gianni che
02:00non è mai venuto qui a Maggiano, è necessario che si renda conto della bellezza di questo
02:06posto e poi, se vogliamo, anche dal Ministro Giulie che venga a vedere cosa riserva un luogo
02:14così particolare come questo ospedale psichiatrico.
02:35Questo posto è stato un manicomio istituito nel 1773 come ospedale dei Pazzi. Con ammano
02:44si è ingrandito, nel 1773 sono arrivati 11 pazzarelli da Lucca. Con ammano si è espanso,
02:50nel novecento qui c'erano dai cinquecento, siamo arrivati a mille, mille e cinquecento
02:58malati. Queste dove si muove erano le corsie dove i malati dormivano, erano dormitori. Venivano
03:04usate, erano necessarie perché i malati erano pericolosi altrimenti, ma c'era un'arte per
03:10immettere la camicia di forza e bloccare i malati, un'arte che era imparata, era complessa.
03:17L'elettroshock qui è stato usato senza anestesia, i primi elettroshock. Tobino è rimasto sconvolto
03:26dall'elettroshock, lo usava con estrema prudenza.
04:00L'elettroshock
04:00L'elettroshock
04:07L'elettroshock
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