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  • 2 giorni fa
L’Italia di fronte al futuroPaure, aspettative e priorità degli italiani su lavoro, riforme, sicurezza, Europa e intelligenza artificiale: l’anteprima di Pact4Future 2026 presenta e analizza i risultati della survey realizzata dall'Osservatorio Monitoring Democracy di Bocconi per il forum. I dati offrono una fotografia netta delle fratture generazionali, delle percezioni sulle opportunità e delle scelte che i cittadini ritengono urgenti. Da qui prende avvio il percorso delle tre giornate – People, Purpose, Planet – per mettere a fuoco, senza retorica, le responsabilità e le decisioni che plasmeranno il futuro del Paese. Con la partecipazione di Daniele Manca, Vicedirettore del Corriere della Sera Francesca Gambarini, Giornalista L'Economia del Corriere della SeraFrancesco Billari, Rettore Università BocconiVincenzo Galasso, Professore di Economia Università BocconiGianmario Verona, Professore di Management Università BocconiValentina Bosetti, Professoressa di Economia ambientale Università BocconiMyrta Merlino, Giornalista, autrice e conduttriceGiuseppe De Bellis, Giornalista e vice presidente Sky ItaliaSerena Sileoni, GiuristaPaola Peduzzi, Giornalista e vicedirettrice de Il FoglioChiara Albanese, Italy bureau chief Bloomberg

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Novità
Trascrizione
00:21Buongiorno a coloro che sono qui in sala
00:24Buzzati al Corriere della Sera e a chi ci segue da Corriere.it. Grazie al magnifico rettore
00:32dell'Università Bocconi Francesco Billari sta per cominciare la terza edizione di Path
00:38for Future, quanto mai attuale. Discutere di futuro in questi momenti sembra una cosa eccentrica,
00:45ma vorrei ricordare che quando abbiamo cominciato il mondo, l'Europa, vivevano già situazioni
00:54di tensione. Non sapevamo però che nel 2026 i pilastri sui quali l'Occidente si stava
01:01costruendo venivano non solo messi in discussione, ma in qualche caso distrutti dal principale
01:10alleato e protagonista del mondo. Questo sta accadendo ed è per questo che all'iniziativa
01:18benemerita, Monitoring Democracy, avviata dalla Bocconi. Abbiamo chiesto, noi del Corriere
01:25della Sera, ma non solo, a un gruppo di giornalisti che pian piano scoprirete questa mattina, assieme
01:34a questo gruppo di giornalisti abbiamo chiesto di fare una survey un po' particolare e diversa,
01:40e cioè basata sul capire quello che spaventa di più gli italiani. Pensate abbiamo cominciato
01:49in autunno, non sapevamo che ci sarebbe stata una guerra, però la domanda principale era
01:55quella. Volevamo capire che cosa spaventava gli italiani, ma anche quali speranze riponessero
02:02nel futuro, alla luce dei tre pilastri di Pact for Future, che sono il people, le persone,
02:09il loro essere, la loro fiducia, la loro economia, le loro tasche, il loro portafoglio,
02:14il purpose, cioè gli scopi, le aspirazioni, gli obiettivi, il planet e quindi non solo le
02:22sfide ambientali, ma globali, alla luce, come abbiamo visto, di una geopolitica sempre
02:29più presente. Francesco, Villari, a te la parola.
02:33Grazie Daniele, la Bocconi è molto orgogliosa di avere fatto questo patto col Corriere, è
02:42il patto di ritrovarsi una volta all'anno a pensare veramente a lungo termine, siamo
02:51tutti travolti dall'emergenza quotidiana, voi avete soprattutto un quotidiano addirittura
02:58poi con il sito, l'aggiornamento è più che quotidiano, quindi siamo chiaramente
03:03continuamente in emergenza, una volta all'anno il nostro patto ci costringe a pensare al futuro
03:10e questo è importante, per pensare al futuro dobbiamo innanzitutto guardare alle nostre
03:17paure, alle nostre speranze, dobbiamo guardare anche al passato, perché spesso quando si guarda
03:23al passato c'è un po' questo bias, questa distorsione, di pensare al passato come un'era
03:30d'oro, un'era dove tutto funzionava bene e invece non è sempre così, solo i dati ci aiutano
03:37a fare questo. Poi se guardiamo al futuro dobbiamo guardare alle aspettative, le aspettative
03:42sono di generazioni diverse, di persone che sono caratterizzate da identità diverse e sono
03:48aspettative che ci fanno guardare al futuro da Milano e dall'Italia, ma un futuro che è
03:54inevitabilmente globale, i stessi timori che vedremo discussi sono timori che coinvolgono
04:02il nostro ruolo nel mondo e quindi people, people chi sono? I people sono certo gli italiani
04:10ma oramai con una forte interdipendenza globale, il purpose e delle nostre aziende anche coinvolte
04:20in situazioni, catene di commercio e di creazione del valore che comunque sono globali e poi il
04:27planet per definizione a volte noi siamo travolti da quello che succede a livello locale ma ci
04:35importa molto del nostro pianeta. Insomma una volta all'anno continuiamo questo patto, se siete
04:42d'accordo andiamo avanti e siamo anche molto felici di avere altre giornaliste e giornalisti che
04:49lavoreranno con noi in questa occasione.
04:53Bene, questa è un'occasione di riflessione, io chiamerei subito il professor Vincenzo Galasso
05:00che guida appunto l'osservatorio, lo chiamerei qui per partire subito con la survey.
05:08Risultati sorprendenti, quindi sebbene descritti in pochissimi minuti però quando abbiamo ricevuto
05:17tutti noi questa survey siamo rimasti davvero sorpresi perché alcune cose, lo dico male, ogni volta che si
05:29fanno le survey e dice vabbè ma questo lo sapevo anch'io. Ecco questa è una delle poche volte.
05:35Lo diciamo sempre dopo.
05:37Lo diciamo intanto sempre dopo che l'hanno fatta le survey e in questo caso ci sono delle cose che
05:44vedrete
05:45vi sorprenderanno. A te Vincenzo, grazie.
05:48Grazie, grazie a voi. La prima cosa che abbiamo fatto è, a differenza di quello che si fa di solito,
05:56anziché avere delle domande chiuse abbiamo fatto parlare gli italiani, quindi gli abbiamo dato proprio
06:00la possibilità di dirci che cosa volevano, che cosa pensavano. Allora la prima domanda che abbiamo
06:06fatto è che cosa funziona bene in Italia? Allora secondo voi che cosa funziona bene in Italia?
06:14Secondo gli italiani niente. O soprattutto non so. Quindi diciamo che un terzo degli italiani sono un po'
06:24pessimisti su quello che è il funzionamento. E vi dico, queste sono le parole scritte da loro.
06:30Ci sono alcune cose che però funzionano, quindi magari possiamo partire da lì. Funziona la cucina, funziona il turismo,
06:36per alcuni funziona la sanità. Ecco insieme a farli parlare, a farli scrivere, abbiamo anche chiesto loro
06:43dove si aspettano che il nostro paese sarà tra vent'anni in assenza di riforme. Dov'è oggi il nostro
06:49paese?
06:50Il nostro paese oggi è al ventiseesimo posto in termini di reddito pro capite. Abbiamo detto ma tra vent'anni
06:59se non ci fossero delle riforme, secondo voi dove andremo a trovarci? La risposta è stata al trentesimo posto.
07:05Quindi prima parlavi di risultati e quindi non solo risultati, abbiamo anche le classifiche.
07:10Siamo dal ventiseesimo, scendiamo al trentesimo posto. Questo è un aspetto secondo noi importante,
07:18ma poi a quel punto abbiamo chiesto che cosa vi preoccupa? Quindi siamo passati dalla parte positiva,
07:25che in realtà gli italiani non vedono poi così tanto positiva, verso una parte un po' più negativa.
07:29Cioè che cosa vi preoccupa? Quali sono oggi le preoccupazioni degli italiani?
07:34Anche in questo caso abbiamo dato loro la possibilità di scrivere e le abbiamo riassunte usando ormai
07:41ovviamente intelligenza artificiale in questa maniera. Quindi la cosa che li preoccupa di più è la guerra.
07:47E questo devo dire, magari oggi non ci sorprende, non ci sorprendeva quando non lo pensavamo,
07:53quando abbiamo iniziato questo sondaggio. Però guerra, cambiamento climatico, democrazia,
08:00sono tutti aspetti diciamo così globali evidentemente. Eppure quando avevamo fatto la stessa domanda
08:10nel dicembre del 2024, gli italiani erano preoccupati un po' della guerra. C'era già la guerra in Ucraina,
08:19c'era già la guerra a Gaza, ma erano preoccupati soprattutto degli aspetti economici.
08:25Erano preoccupati del lavoro, erano preoccupati della sanità. Oggi le cose sono cambiate.
08:30Oggi le cose sono cambiate, lo vedete, la cosa che in realtà preoccupa maggiormente è la guerra.
08:36Non solo la guerra, ma poi tornando al discorso che si faceva prima del potente, importante alleato,
08:44ecco abbiamo chiesto anche agli italiani che tipo di esercito vorreste.
08:48Un esercito esclusivamente europeo, un esercito esclusivamente Nato, una protezione esclusivamente italiana.
08:56In realtà la maggior parte delle persone predilige un esercito europeo.
09:01Quindi un muoversi un po', un allontanarsi. Abbiamo anche chiesto loro che cosa pensano della guerra.
09:08Il 50% è contrario, un terzo di italiani è molto contrario.
09:12E abbiamo chiesto, diciamo, in futuro quanto si deve dipendere, quanta deve essere la relazione con gli Stati Uniti.
09:19Un 60% dice che bisogna ridurre questa vicinanza.
09:23Quindi vedete che effettivamente in questo momento, più di quanto sia accaduto in passato,
09:29questo tema della guerra diventa veramente importante, diventa predominante tra le paure degli italiani
09:35e sostituisce per certi versi le paure economiche.
09:39Ecco, le sostituisce ma un po' le crea anche, perché sappiamo che la guerra, soprattutto questa guerra,
09:47può avere un impatto, e sta avendo già un impatto forte, se ogni tanto vi fermate a fare benzina
09:52ve li sarete resi conto, ha un impatto forte su tante cose.
09:57Ha un impatto forte sui prezzi, ha un impatto forte sull'inflazione.
10:02Un'altra cosa che abbiamo fatto in maniera un po' innovativa è quella di fare quello che in economia si
10:09chiama un conjoint experiment,
10:11cioè chiedere alle persone, ma voi in che paese vorreste vivere?
10:15In questo paese A, che è caratterizzato da un certo livello del vostro reddito,
10:20è caratterizzato da un certo livello di migrazione, di sicurezza e di inflazione,
10:26o nel paese B, che invece è caratterizzato da un altro livello di reddito, da un altro livello.
10:31Quindi magari un paese prezzi stabili, un paese prezzi in aumento.
10:34In un paese avresti un reddito di 1.500 euro al mese, in un altro di 2.500,
10:39devi scegliere se preferisci A o B.
10:41Questo ci consente di dare un prezzo a quanto le persone sarebbero disponibili a pagare
10:48pur di vivere in un paese con prezzi stabili, in un mondo in cui abbiamo fatto vivere gli intervistati,
10:57quindi gli italiani intervistati, in un mondo in cui gli abbiamo detto guardate che il salario medio è di 1
11:03.750 euro,
11:05gli italiani sono disponibili a spendere addirittura 1.000 euro pur di non dover fronteggiare il problema inflazione.
11:16Quindi al di là del numero, che comunque è un numero importante evidentemente,
11:20al di là di questo numero, quello che ci fa capire è quanto l'inflazione, l'aumento dei prezzi,
11:27la paura di dover andare a fare la spesa e di vedere che prezzi continuano a salire,
11:31sia in realtà un aspetto che gli italiani considerano particolarmente importante.
11:35Addirittura più importante di un altro dei grandi temi che è quello della sanità.
11:39Qui abbiamo chiesto, ma se, ancora una volta, soppesando questi due paesi con caratteristiche diverse,
11:46un paese in cui per delle motivi medici non particolarmente gravi dovete andare a vedere il dottore,
11:55ecco, l'attesa in un caso di 30 giorni e in un altro caso di 90 giorni.
11:59Quanto paghereste per passare da un paese in cui dovete aspettare tre mesi a uno in cui dovete aspettare un
12:04mese?
12:04E la risposta è 500 euro.
12:06Quindi sanità importantissima, evidentemente, eppure inflazione più importante.
12:12Questo ci dà un'idea di quanto questo aspetto sia rilevante.
12:16Abbiamo chiesto anche altre cose, abbiamo chiesto anche, per esempio, il tema di migrazione.
12:20Questo è uno strumento molto interessante perché ci consente di dare un valore numerico
12:25a quanto sarei disponibile a pagare per trovarmi in una situazione diversa.
12:30In questo caso abbiamo confrontato un paese che ha attorno al 10% di immigrati, come l'Italia, con uno
12:35che ne ha 20
12:36e la differenza è che le persone in media sarebbero disponibili a pagare più di 200 euro
12:42pur di vivere in un paese che ha meno immigrati.
12:46Ecco, quindi queste sono, se volete, un po' le preoccupazioni che ci portiamo dietro,
12:53che gli italiani si portano dietro e che partono dalla guerra,
12:56però poi scivolano comunque verso un aspetto, evidentemente, anche di carattere economico.
13:01La vita di tutti i giorni, la sanità, l'economia, l'inflazione, l'immigrazione.
13:07Cosa si può fare? Quali sono, se volete, gli aspetti un po' più propositivi?
13:14Ecco, qui siamo andati, perché qui vi sto parlando di guerra,
13:19dove evidentemente abbiamo, come dire, meno agency, possiamo fare meno.
13:24Quali sono le cose che invece noi possiamo fare come paese?
13:28Dove possiamo mettere mano?
13:29E allora lì siamo andati a guardare un po' di più a quello che è un discorso legato ai giovani.
13:34E ci siamo chiesti, siamo andati a cercare di aprire un po' questo che è un difficile vaso di Pandora,
13:42che è quello del disagio giovanile.
13:47E abbiamo chiesto alcune cose.
13:49La prima cosa che abbiamo chiesto è qual è la percezione sul malessere psicologico degli studenti
13:56e poi se la scuola è un luogo in cui, come dire, questo malessere psicologico viene riconosciuto,
14:03quindi magari anche curato, aiutato, oppure no.
14:07E la cosa più sorprendente che troviamo dalle nostre risposte è che se andiamo a dividere le risposte,
14:14le segmentiamo e andiamo a vedere cosa pensano i giovani.
14:17I giovani non sono gli adolescenti, non sono i giovanissimi, ma sono le persone che hanno appena finito il liceo.
14:23Stiamo parlando di persone che hanno tra i 18 e i 24 anni.
14:26Quindi diciamo che questa esperienza ce l'hanno bella, fresca, recente.
14:29E poi andiamo a guardare i loro genitori, ecco, vediamo un divario enorme.
14:34Nella generazione dei giovani la percezione molto forte è che il malessere psicologico,
14:42lo vedete nella riga in verde scuro, è molto diffuso.
14:48Invece tra le persone che hanno 45-54 anni questa percezione si riduce.
14:55La stessa cosa accade quando andiamo a vedere quello che succede sulla scuola.
15:01La scuola è il luogo del benessere o è il luogo del malessere.
15:06La scuola fa abbastanza, oppure molto, oppure poco, oppure non fa proprio niente.
15:13Ecco, per i giovani fondamentalmente, per un terzo dei giovani non fa assolutamente niente per ridurre il malessere.
15:20E se però andiamo a guardare i loro genitori, evidentemente se ne rendono conto meno,
15:24perché questa percentuale diminuisce in maniera abbastanza sostanziale.
15:28Quindi una discresia, una differenza molto forte su un tema molto importante.
15:32Un tema che peraltro tiene insieme genitori e figli, ma dove genitori e figli evidentemente vedono cose diverse.
15:40Quindi qualcosa di particolarmente rilevante che ci chiama un po' all'azione.
15:44Quindi non solo chiederci quali sono le preferenze, quali sono le paure degli italiani, ma anche dove si può mettere
15:50mano.
15:51L'ultima cosa che vi voglio mostrare, o forse la penultima, è l'altro lato della medaglia.
15:57E' chiaro che se i giovani pensano forse che il malessere giovanile è soprattutto forte nella scuola,
16:06i genitori pensano che questo viene dai social, questo è tutto legato ai social.
16:11E qui vediamo che abbiamo una domanda che è legata a qual è l'impatto dei social media sugli adolescenti.
16:17E anche qui quello che è interessante è che c'è un gradiente forte per quanto riguarda l'età.
16:23Quindi molto negativo, questo valore non è così alto tra i giovanissimi che non riconoscono nei social qualcosa di molto
16:31negativo,
16:31ma se andiamo a guardare i loro genitori invece in questo caso è esattamente il contrario.
16:35Stessa cosa per quanto riguarda una politica di cui si parla tanto e che è stata adottata in Australia,
16:42cioè la restrizione dei social media per i minori di 16 anni.
16:46E qui i giovani sono abbastanza, lo vedete, sono abbastanza contrari.
16:52Ovviamente molti sono favorevoli, però comunque c'è una percentuale di contrari che invece quasi non esiste tra i loro
16:59genitori.
17:00Quindi diciamo anche in questo caso due visioni opposte tra due grandi temi che sono quelli della scuola e quelli
17:06dei social.
17:08Chiudo con un po' di pubblicità a quello che stiamo facendo, cioè questo osservatorio che la Bocconi e il Dipartimento
17:16di Scienze Sociali e Politiche
17:17la Bocconi ha messo in piedi, Monitoring Democracy, qual è l'idea?
17:21L'idea è quella di cercare di seguire nel corso del tempo quella che è l'evoluzione della democrazia nel
17:27nostro paese,
17:28guardando a quelle che sono le preoccupazioni, quelle che sono le difficoltà, quelli che sono i temi più importanti
17:34e chiaramente utilizzando una metodologia scientifica che ci portiamo come Bocconi
17:40per riuscire anche a andare un po' oltre il dato della percentuale, poter anche fare qualcosa in più.
17:48E finisco con la parte più importante della pubblicità, ovvero il nostro sito web e anche la nostra pagina Instagram.
17:57Bene, grazie Vincenzo, grazie al professor Galasso per questa survey.
18:02Adesso io chiamo qui sul palco le anime di Pact for Future.
18:07Francesco Billari, già lo conoscete, rettore Università Bocconi, Valentina Bosetti, professoressa di Economia Ambientale,
18:15sempre all'Università Bocconi, Gian Mario Verona, professore di Management, sempre della Bocconi.
18:21E poi adesso chiamo i giornalisti che hanno partecipato a costruire assieme al professor Galasso questa survey,
18:28Francesca Gambarini, giornalista del Corriere della Sera, Stefano Giuseppe De Bellis, giornalista e vicepresidente Sky Italia.
18:38E collegate, sedetevi, vedete, io probabilmente mi metterò laggiù.
18:44E collegate ci sono Chiara Albanese, Italy Bureau Chief di Bloomberg, alla sinistra.
18:52Al centro c'è Serena Sileoni, giurista.
18:57E poi c'è Mirta Merlino che conoscete, giornalista, autrice e conduttrice.
19:01Io vi saluto tutti intanto e partirei subito, senza star lì neanche a fare domande.
19:08Prima impressioni, chi vuole partire?
19:12Forse Giuseppe, parti tu che sei giornalista televisivo, quindi stringato.
19:18Ci provo, ci provo.
19:19Vai.
19:19Allora, parto da una cosa che mi ha colpito, è una strada citata, ma secondo me è estremamente interessante,
19:26perché è collegata alla paura più importante, quella della guerra, perché una percentuale rilevante
19:32delle persone che hanno partecipato a queste survey risponde alla paura della democrazia,
19:38o meglio, della tenuta della democrazia.
19:41E siccome parliamo del monitoraggio sullo stato della democrazia, secondo me questo è estremamente rilevante.
19:47Lo ritengo collegato alla paura della guerra, ma forse non del tutto.
19:51Lo vediamo anche da altre risposte, secondo me questo è un tema sul quale, se guardiamo
19:57al futuro del futuro, dovremmo preoccuparci ancora di più della contingenza della guerra
20:02attuale o di quelle che abbiamo vissuto negli ultimi anni, perché queste sono paure che
20:07poi si protraggono nel tempo.
20:09E quindi che qualcuno abbia paura che la tenuta democratica globale sia a forte rischio,
20:14che la libertà, che un altro pezzetto molto interessante della risposta, sia aumenti,
20:20diciamo il rischio che la libertà si riduca, credo che sia uno stato di malessere condiviso
20:27e collettivo piuttosto importante.
20:30E ultima cosa che mi ha colpito è un altro tipo di guerra, che è quella generazionale.
20:36Per cui la differenza delle risposte tra i giovani e i meno giovani, tra i giovanissimi
20:41e gli adulti, rischia di alimentare ancora di più questo specifico, non soltanto sulla
20:48democrazia in quanto modo di vivere, oltre che assetto politico, ma anche nella capacità
20:58di essere liberi nell'esprimere la manifestazione del proprio pensiero e quando le generazioni
21:06smettono di parlarsi e smettono di essere in comunicazione, forse il detonatore di ulteriori
21:12crisi è ancora più forte.
21:14Ebbè, qui alzi la palla a Billari, Francesco Billari, demografo.
21:19Vai.
21:20Sul tema generazioni ovviamente c'è una peculiarità del mondo in cui siamo oggi.
21:27La peculiarità è che siamo nella prima era della storia che è multigenerazionale.
21:32Le nostre istituzioni democratiche, la nostra stampa, i nostri media, anche il sistema economico
21:41sono stati costruiti in un mondo che non era multigenerazionale, in un mondo in cui entrava
21:49una generazione, prevaleva in quel momento dal punto di vista politico ed economico e poi
21:55si faceva da parte e ne arrivavano delle altre.
21:58Oggi le cose sono diverse, per fortuna perché viviamo più a lungo, però la situazione è
22:05mai vista prima, inoltre abbiamo una caratteristica peculiare dell'Italia.
22:13Con il calo delle nascite i giovani sono particolarmente pochi.
22:18E quindi questo conflitto generazionale che c'è sempre stato ma poi andava un po' per la
22:25sua normalità. La generazione giovane avrebbe sostituito gli adulti e così via.
22:31Oggi ha un ruolo diverso, ha un significato diverso perché gli adulti non si fanno da parte.
22:42Noi stagionati non ci facciamo da parte e quelli più stagionati di me ancora meno.
22:47E quindi il timore per la tenuta della democrazia lo vedo molto come una prospettiva orientata
22:54al futuro contro una prospettiva orientata al passato. Faccio sempre l'esempio della
23:00Brexit. La Brexit è una scelta che è stata orientata al passato, se posso dirla in modo
23:06esplicito. Una scelta presa dalla parte più anziana della popolazione britannica contro
23:12i giovani. Qua uso il titolo di un libro del professor Galasso. È stata una scelta
23:17contro i giovani e quindi i giovani giustamente sono preoccupati per la tenuta della democrazia.
23:24E questo si diffonde secondo me sull'intera popolazione. Quindi abbiamo bisogno di guardare
23:31al futuro.
23:32Abbiamo bisogno di guardare al futuro. Altri che vogliono intervenire sulla survey? Chi alza
23:38la mano? Mirta, non ti sentiamo. Chiedo alla regia di rimettere il collegamento, ma intanto
23:53andiamo con Valentina.
23:54Ecco, che mi piace.
23:56Eccoti.
23:57Va bene?
23:58Benissimo, adesso ti sentiamo.
24:01Salve, salve molto interessante. La cosa naturalmente che mi colpisce è che le
24:08parole chiave sono tutte negative. Onestamente me lo aspettavo, però non so, mi deve colpire.
24:14Paura, incertezza, disagio, sfiducia, pessimismo. Dopodiché però effettivamente il tema della
24:23guerra mi ha colpito moltissimo. Io ho raccontato negli anni in televisione la guerra, ma è come
24:29se le guerre di prima fossero guerre sullo sfondo. Cioè era un problema che c'era, di
24:36cui si parlava, ma in qualche modo interessava le popolazioni colpite e per noi era un tema
24:43che arrivava sulle nostre case con un riscontro economico. Cioè la benzina che si alza, pensiamo
24:50a tutta la guerra Russia-Ucraina, le bollette troppo care, alcuni viaggi difficili da fare.
24:59Cioè non ci sentivamo in pericolo come esseri umani. Sostanzialmente da 1945 non ci siamo mai
25:07più sentiti in pericolo come esseri umani. Forse abbiamo avuto un momento di paura vera nel 2001
25:14con il terrorismo, le torri gemelle. Ma per il resto la guerra non ci faceva paura da un
25:20punto di vista esistenziale. La cosa che io trovo molto interessante e molto forte è che
25:26c'è un cambio di paradigma. La guerra in questo momento diventa la preoccupazione principale,
25:32quella che blocca, quella che fa immaginare un futuro peggiore, quello che ci fa un senso
25:37di stabilità e di poca fiducia nel futuro. Altra cosa che mi colpisce molto, mi sembra
25:46che gli italiani abbiano in testa quello che gli serve. Il fatto che li abbiamo addirittura
25:53quantificati in denaro è molto forte secondo me, la trovo un'intuizione molto forte della
25:58ricerca. Perché? Perché vediamo che alcuni temi sono iper presenti, prezzi stabili. Quindi
26:06il tema dell'inflazione, molto concreto, completamente fuori dal dibattito politico
26:12attuale. Se ne parla pochissimo, quasi niente. La sanità, una sanità efficiente. Certo facciamo
26:19le inchieste, vengono fuori cose incredibili, lì sei attesa di un anno per una TAC, due anni
26:25con la colonoscopia, ma la sanità. Però certo, anche questo tema della sanità, la politica
26:31ne parla poco. E poi arriviamo a un'altra cosa che colpisce. Cosa si chiede alla scuola?
26:38Cioè, i giovani sostanzialmente oggi chiedono alla scuola di non essere solo un'infrastruttura
26:44didattica, di essere un'infrastruttura sociale. Cioè, questi ragazzi si chiedono proprio molto
26:50precise, cioè si chiedono un supporto psicologico a scuola, si chiedono un'educazione emotiva
26:56strutturata, a pensare al dibattito politico lunare sul tema dell'educazione affettiva.
27:01Quanto invece questi ragazzi ne hanno bisogno? Come sono usciti feriti dagli anni del Covid?
27:09L'altro giorno ho letto un articolo che mi ha molto amato, l'avete visto tutti, sull'intelligenza
27:13artificiale che diventa il primo amico, il primo confessore, diventa l'entità con cui
27:23ti vuoi confrontare e alla domanda perché i ragazzi dicono perché non mi giudica. Ci
27:29deve far molto riflettere questo. Quindi il grande tema è che i ragazzi vorrebbero una
27:34scuola che quantomeno intercetta il loro disagio. Forse non riesce a risolverlo, ma lo intercetta.
27:41Invece oggi la scuola non è affatto attrezzata per fare questo. Quindi anche questa cosa la
27:46trovo molto interessante. Ultima cosa che mi colpisce moltissimo, appunto, lo dico in una battuta,
27:56è lo scollamento tra politica e realtà. Mi colpisce quando noi quantificiamo in denaro i bisogni,
28:03mentre gli elettori fratelli d'Italia sarebbero disposti a spendere 660 euro in più per vivere
28:15in un paese sicuro, gli elettori di sinistra e liberi, la parte più a sinistra del nostro
28:22Parlamento, spenderebbero la bellezza di 1460 euro per un paese più libero. Voi capite che
28:31le percezioni sono impressionanti perché in fondo invece nei bisogni che vengono fuori
28:37come totali emergenze, penso all'inflazione e alla sanità, il tema della libertà non
28:44esiste proprio. Quindi c'è un pezzo di paese che mi verrebbe da dire, forse purtroppo è
28:49quella famosa sinistra dei Fiazza d'Atl, che dà un valore ad alcune cose che invece per
28:54i grossi italiani non sono oggi un'urgenza. Seppure, come diceva giustamente il Rettore,
29:01non sono un'urgenza della misura in cui abbiamo paura per la nostra democrazia, perché le
29:06guerre che arrivano a mettersi in pericolo come esseri umani, quindi esistenzialmente,
29:12sono guerre che in qualche modo tendono a minare la nostra organizzazione democratica.
29:17Queste sono le cose che mi hanno più colpito.
29:19Grazie, grazie Mirta. Valentina Busetti.
29:22Io volevo, chiaramente il professor Galasso ci voleva far vedere le differenze, però io
29:29volevo enfatizzare un'assenza di differenze nella parte che riguarda genitori e giovani,
29:37perché in realtà se guardiamo e assommiamo insieme gli abbastanza convinti e completamente
29:43convinti, tutte le generazioni sono convinte che la scuola, che ci sia un disagio e tutte
29:51le generazioni, sono convinti che la scuola potrebbe fare qualcosa e quindi a me sembra
29:55un messaggio molto chiaro che l'educazione emotiva la vogliano tutti, tutte le generazioni,
30:02quindi su questo mi sembra ci sia meno una divisione di quanto è stato enfatizzato, ma
30:08più, e la cosa che mi ha colpito più di tutti è che sostanzialmente tutti vorrebbero
30:12una legge che proibisca l'utilizzo dei cellulari fino a 16 anni, non è che è stato chiesto ai
30:1716 anni, che magari sarebbero i 14 anni, che magari sarebbero in disaccordo, però
30:21tanto non votano, non li facciamo votare e quindi non hanno capacità di dire su questo,
30:28però tutte le altre generazioni sono sostanzialmente favorevoli su questo blocco, che mi sembra
30:33quindi spinga verso delle direttive molto chiare su quello che possiamo fare. L'ultima
30:37cosa che volevo dire è che mi ha colpito molto è che l'intelligenza artificiale, che è
30:42la cosa che mi terrorizza, non mi fa dormire la notte per me, per tutte le persone a cui voglio
30:46bene eccetera eccetera, non fa paura a nessuno. Mi fa paura non perché penso nella singolarità
30:53cattiva, super intelligente che ci uccide tutti, ma perché penso che abbia tante implicazioni
30:57e non ci stiamo pensando e purtroppo secondo me non ci stiamo pensando abbastanza e si vede
31:02perché non è nel dibattito, non è nel discorso e la gente non lo riporta come una cosa di cui
31:07aveva paura, mentre dovrebbero averne un pochino più paura.
31:11Benissimo, Francesca, Serena, Chiara, Gian Mario.
31:15Io mi unisco volentieri alla riflessione che faceva Giuseppe all'inizio sulla tenuta della
31:20democrazia perché questa sfiducia che abbiamo letto in maniera trasversale in tutti i tre
31:26i temi che poi esploreremo in Path for Future, People, Purpose e Planet, io penso sia il risultato
31:32di quello che abbiamo visto accadere negli ultimi 12-18 mesi, cioè il fallimento completo
31:38e totale di ogni processo di collaborazione, dialogo, cooperazione, di analisi ragionata,
31:45di ogni tavolo al quale ci si è tentati di sedere per risolvere alcune delle numerose
31:50crisi permanenti, permacrisi, le abbiamo chiamate.
31:55E allora, poiché questa edizione di Path for Future è dedicata a costruire un futuro
32:00nell'era dell'interdipendenza. È chiaro che il fallimento quasi contemporaneo su tutti
32:05questi tavoli che abbiamo visto economici, politici, sociali, il fronte dell'immigrazione
32:11è un dato critico quello che ci mostrava il professor Galasso prima, io credo che non
32:17abbia fatto altro che innalzare la soglia di sfiducia e di insicurezza che veramente
32:23credo attraversi in maniera trasversale oggi la nostra società. L'idea di Path for Future
32:29è quella di rimettere un po' in piedi questo dialogo, ci piace dirlo perché è realmente
32:36quello che cerchiamo di fare poi anche noi con il nostro lavoro, io credo che questo sia
32:41un po' il compito. Allora, chi giova un mondo a somma zero, dove poi alla fine non vince
32:47nessuno, non sta vincendo nessuno? Probabilmente questa richiesta che gli italiani ci fanno oggi
32:52dicendoci che hanno paura, hanno paura della democrazia, hanno paura della perda di libertà,
32:56secondo me è da leggere in questa chiave e quindi ragionare e portare ancora di più
33:05sul fronte dell'attualità il tema del dialogo. Noi quando lavoriamo con per esempio io con
33:11il Global Compact delle Nazioni Unite che ha in questi ultimi 12-18 mesi dall'avvento
33:18di Trump non solo ha vissuto questa scissione dai temi della sostenibilità sociale, economica,
33:26ambientale ovviamente, quindi una sorta di allontanamento. E allora loro ci dicono
33:34noi siamo andati avanti parlando, parlando con le imprese, parlando con i governi, cercando
33:40di portare questo dialogo a più livelli, a molti livelli e adesso noi dobbiamo continuare
33:45a farlo ancora oggi, continuiamo a farlo con più forza perché pensiamo ancora che
33:48questa sia la soluzione l'unica che c'è. Passerei la palla però su questo invece al professor
33:56Verona, Daniele, perché... Aspetta che si era... Ah, si era prenotata, perfetto, non l'avevo
34:01visto mentre parlavo, perdonami. Sì, Serena Sileoni, vai. No, no, ma io l'accedo volentieri
34:06al professor Verona. Serena, perdonami, non ti avevo visto. No, no, andiamo con il professor
34:12Verona se è in linea, diciamo, assolutamente. Solo perché mi colpiva questa sfiducia nelle
34:18possibilità di crescita da un lato spontanea dell'Italia o di miglioramento, no, che sostanzialmente
34:24non ci sono, anzi c'è un decadimento molto marcato. È forse perché gli italiani pensano
34:30che il paese e quindi chi poi, come dire, questo paese lo tiene insieme, no, tutti gli
34:36secondi di questo paese non hanno un purpose? Non hanno uno scopo nell'agire in quello che
34:41fanno? Non hanno una visione?
34:43Ma è un'ottima riflessione. Io credo che innanzitutto questa ricerca che deve essere
34:51contestualizzata anche rispetto al momento storico e rispetto anche a quello che stiamo
34:55vivendo, come è stato bene enunciato dal professor Galasso, quello che vale per gli italiani
35:00credo che valga per gran parte dei paesi europei e per gran parte del mondo in alcune frazioni
35:04della ricerca. Quindi è un momento obiettivamente di cambiamento paradigmatico dal punto di
35:08vista tecnologico. I social media credo che i risultati potrebbero essere simili in tantissimi
35:12paesi. Il tema della guerra in Europa probabilmente il percepito è molto simile perché per la
35:17prima volta abbiamo la guerra in Europa. L'America è abituata a essere in guerra da sempre, ma
35:22lo è a distanza, quindi probabilmente, giustamente come è stato detto, il 2001 è stato l'unico
35:26momento in cui probabilmente era vissuta in casa e quindi l'Europa è anche molto simile
35:30da questo punto di vista. Poi c'è il tema del PIL pro capite.
35:34è la crescita che in Italia effettivamente morde meno che in altri paesi. Quindi questo
35:38sicuramente è molto circoscritto all'Italia. Io credo che il tema del PIL pro è un tema
35:43importantissimo, è un tema che evidenzia più in generale come in questo momento. Io voglio
35:48vedere, essendo ottimista per natura e per contratto, anche visto le cariche che ricopro,
35:54tendo a cercare di vedere questi risultati in positivo nel senso che a questo punto è un
35:58grido di dolore nei confronti della politica che richiede a questo punto una necessità di
36:04crescita ancora maggiore. Quindi bisogna veramente sedersi sui tavoli per riuscire veramente a
36:10valorizzare le persone, come diciamo a Path for Future, per avere uno scopo comune e soprattutto
36:14per proteggere il pianeta. Un peccato mortale che l'Europa era avanti più di altri nel riuscire
36:19appunto a realizzare quegli obiettivi del climate change che a questo punto cerchiamo di mettere
36:25indietro, quando in realtà ci potrebbero verso tecnologie che sarebbero straordinarie per il
36:28futuro e ci renderebbero leader a livello mondiale nei prossimi 50 anni. Quindi io credo che questi
36:33risultati devono essere letti in ottica proprio di critica, quindi di appunto dolore per chi gli
36:39sta scrivendo, però come un elemento di stimolo per riuscire effettivamente a fare quell'innovazione
36:45che come ci dimostrano anche quest'anno i premi per l'economia è l'unico elemento che porta
36:50alla crescita e la crescita è l'unica ricetta che l'economia riesce ad avere perché la coperta
36:55in economia è sempre corta. A questo punto dobbiamo dare i soldi anche per la cyber security,
37:01i soldi per la difesa, ci sono meno soldi per l'education che è fondamentale come è
37:06stato ben detto dalla professoressa Bosetti della ricerca e dobbiamo cercare di crescere
37:10per evitare che la coperta sia così corta.
37:12E quindi insomma un grande richiamo alla realtà. Serena adesso tocca a te, vai. Serena
37:20Sileoni, vai. Cosa ti ha colpito?
37:23Allora io ho, mi hanno colpito, mi ha colpito due cose, una sulle riforme e una sulla guerra.
37:31Le riforme, mi ha colpito questo dato trasversale per cui giovani e non giovani si trovano d'accordo
37:40sul pessimismo circa il benessere dell'Italia da qua in avanti. E si diceva appunto, si ritiene
37:50che gli intervistati ritengono che senza riforme staremmo peggio. Ecco, io mi chiedo che cosa
37:57voglia dire riforma. Noi abbiamo, veniamo da decenni in cui le riforme si sono fatte, disfatte,
38:06rifatte, smontate. Siamo fondamentalmente un riformificio. E a volte le riforme non hanno
38:15portato bene. Soprattutto c'è una immaturità politica per cui le riforme servono per smontare
38:22quello che ha fatto il precedente antagonista politico. Questa immatura dialettica maggioritaria
38:32di fatto del nostro paese, le riforme non servono per andare avanti ma per smentire quello che
38:39ha fatto che ci precede. Sarebbe un punto forse da esplorare nella prossima survey. Cosa
38:49si intende per riforme? Quali riforme si intende? Riforma è un termine così, neutro. Bisogna
38:57capire quali riforme, verso dove e rispetto a che cosa. Siamo immersi, non si può parlare
39:09dell'attualità, anche quella sotto propaganda elettorale, però siamo immersi di riforme che
39:18noi stessi poi non vogliamo. Ok, i sondaggi ci dicono che forse non vogliamo. Ecco, sul tema
39:23delle riforme forse l'immaturità della classe politica corrisponde anche a parte di insapevolezza
39:33dell'opinione pubblica su che cosa le riforme comportano e cosa sono. Detta così e richiesta
39:41è una richiesta che non ha ehm che denota spaisamento, no? Denota un non sapere dove stiamo andando e un
39:53pessimismo
39:53per cui che sia riforma riforma sia. E invece la storia ci insegna che eh poi sulla guerra invece io
40:03credo che la paura
40:05nuova della guerra ci sono sempre state e da ottant'anni per fortuna non ci coinvolgono non
40:15coinvolgono il nostro territorio. Però adesso ci spaventano di più. Ci spaventano dall'aggressione
40:21russa-utraina perché è alle porte di casa nostra ma ci spaventa anche quella iraniana anche se è un teatro
40:30di di di guerre continue. Che cosa ci spaventa di diverso rispetto a prima? Secondo me c'è un elemento
40:36di novità drammatico e cioè il fatto che rispetto a prima non sappiamo più, non siamo più in grado di
40:44distinguere i buoni dai cattivi, di mettere i buoni da un lato e i cattivi dall'altro. Eh questa questa
40:55ricomposizione quando si dice che il diritto internazionale non esiste più, non è che il diritto
41:00internazionale non esiste più. Eh non esiste più la garanzia che i paesi che ritenevamo appunto dalla
41:09parte dei buoni possano possano eh essere eh quelli che fanno rispettare un certo modo di essere della
41:19politica internazionale che garantisce per esempio eh che le le le le condizioni di conflitto. Secondo me
41:26non è soltanto l'elemento della guerra che ci spaventa. È questo non avere più non non sapere più dove
41:33collocare i i vari attori in gioco e un e in casa nostra un elemento ulteriore di conflitto. Ora le
41:41le
41:41guerre sono una cosa seria e bisogna chiamare guerra quella che lo è per davvero se non altro per rispetto
41:46delle vittime. Però queste queste guerre a cui noi stiamo assistendo dal duemila e ventidue stanno
41:56portando a dei conflitti di idee nel nostro territorio nella nostra opinione pubblica eh che sono qualcosa di
42:04spaventoso cioè il livello di conflittualità eh sulle idee che abbiamo raggiunto mh è davvero
42:13devastante soprattutto per i più giovani e credo che spieghi anche il disagio giovanile il fatto che
42:20i giovani si trovino più a loro agio nel parlare con un assistente di intelligenza artificiale piuttosto
42:28che assistere a una eh guerra d'odio di idee eh tra adulti che è quella che facciamo fondamentalmente.
42:36Benissimo grazie Serena rimane Chiara Chiara Almanese vai.
42:42Buonasera ehm buongiorno sono io sono stata molto colpita intanto eh ricerca interessantissima
42:50perché non è di frequente che vediamo un'analisi eh che compara le fasce d'età con le idee
42:59politiche e devo dire che l'ambito che che mi ha colpito di più è stato quello dell'intelligenza
43:03artificiale perché di fronte a un cambiamento significativo come quello dell'intelligenza
43:08artificiale che tocca così tante aree del della nostra vita del lavoro e di fronte a dei
43:15giovani che si dichiarano ehm negativi eh scoraggiati e in difficoltà di fronte al il cambiamento io
43:24trovo incredibile che ci sia questo atteggiamento intanto di possiamo chiamarlo ottimismo ma
43:29apertura sull'intelligenza artificiale come se ehm fosse eh diciamo non non vada anche
43:36ad avere dei rischi che poi sono principalmente su quello di cui si parla ovvero di posti di
43:39lavoro ma poi che cambi così tanto in base alle idee politiche eh invece pensavo e diciamo
43:44che l'intelligenza artificiale sia nel positivo che nel nel negativo fosse possiamo dire bipartisan
43:50da da alcuni punti di vista eh più in generale ecco mi sembra che si eh prevalga questa sorta
43:58di negatività che tuttavia eh è difficile da ehm potremmo dire ehm consolare perché il contesto
44:10attuale di certo non non manca di di sfide e di complessità e di avere delle risposte soprattutto
44:17in un paese che fa fatica ad evolvere ehm è difficile ehm è difficile bene allora ehm una
44:27survey interessantissima paura della guerra quantizzare quanto ci costa l'inflazione il grande disagio
44:37giovanile avete assistito in diretta a quello che è path for future e cioè discussione a partire da
44:46alcuni dati a partire da alcune eh suggestioni eh siccome siamo stati tutti bravissimi abbiamo
44:54ancora quattro minuti se qualcuno vuole aggiungere qualcosa bene e se no non rimane altro Francesco
45:02Villa proprio al volo perché sono stato stimolato da da Serena Chiara che cosa vuol dire il part for
45:09future il part for future deve essere un pact bipartisan deve essere un patto se ci sono
45:15delle riforme che non è di eh una parte politica contro l'altra ma un patto orientato al futuro
45:21se serve la riforma della scuola e serve assolutamente deve essere una riforma comprensiva
45:28importante che tenga conto di quello che che abbiamo visto prima che tenga conto che per
45:33il futuro serve una scuola che non sia solo trasmissione verticale di nozioni ma una cura
45:40integrale della persona ecco questo non è di destra e di sinistra l'intelligenza artificiale
45:45non è di destra e di sinistra quindi il pact oltre a essere tra eh Corriere Bocconi tra
45:52Bocconi e tutta la stampa italiana e tutti gli intellettuali deve essere tra le parti
45:58politiche penso che questo sia uno degli aspetti che vengono fuori sia dalla Sarve che dai nostri
46:04commenti ci fermiamo troppo a poco per fare dei patti orientati al futuro benissimo se non
46:13se non ci sono altre considerazioni da fare io ringrazio chi è qui in sala Bussati eh ringrazio
46:20chi ci ha seguito da Corriere.it l'appuntamento è il 24 25 e 26 tra la sala Bussati e
46:29l'aula magna
46:30dell'università eh Bocconi. Grazie a tutti voi e appuntamento al 24.
47:00Grazie a tutti voi e appuntamento al 24.
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