00:05Alcuni film si mettono subito in carreggiata, alcuni film sembrano subito diretti verso una
00:11destinazione chiamata Oscar. E così apriamo questa video recensione di Le Mans 66, La Grande
00:16Sfida, spiegandovi perché il film di James Mangold, in teoria, avrebbe tutte le caratteristiche
00:22per fare incetta di nomination e magari anche statuette il prossimo 10 febbraio. Reparto
00:27tecnico ineccepibile, grandi interpretazioni, storia vera ma al limite dell'incredibile.
00:32Fossimo in un'annata normale, questo Le Mans 66 sarebbe senza dubbio uno dei favoriti ai prossimi
00:38Academy Awards. Ma purtroppo non siamo in un'annata normale. Probabilmente ci aspetta un'edizione
00:43ricca di contendenti anomali e fortissimi e paradossalmente a farne le spese potrebbe essere
00:48proprio un film così tradizionalmente da Oscar come quello con Matt Damon e Christian Bale.
00:53Ma tutto questo lo scopriremo solo tra qualche mese. Quello che importa al momento è che
00:58abbiamo davanti un buonissimo film in ogni suo aspetto, un'opera che riesce ad andare
01:02ben oltre il genere sportivo automobilistico, pur rappresentandone comunque un'eccellenza.
01:11La storia è quella della vera collaborazione e amicizia tra i due piloti Carroll Shelby e
01:16Ken Miles che all'inizio degli anni 60 scelsero di sfidare il predominio delle Ferrari e di provare
01:22a vincere la 24 ore di Le Mans con una macchina Ford. Chi conosce quanto realmente avvenuto nel
01:271966 sa bene che la storia raccontata nel film è ricca di imprevisti e sorprese che cominciano
01:33ben prima della gara che gli dà il titolo e che di fatto occupa solo l'ultimo terzo della durata
01:38della pellicola. Si inizia invece nel 1963 con Henry Ford II che allo scopo di rinnovare
01:44l'immagine dell'azienda fondata dal nonno prova ad acquisire quella di Enzo Ferrari. Ovviamente senza
01:50riuscirci ma fu quell'avvenimento a decretare l'inizio di una lunga sfida a distanza, il
01:55cui unico scopo era quello di realizzare non solo la macchina da corsa più veloce mai esistita
02:00ma anche la più resistente e affidabile. Una macchina che potesse tagliare il traguardo
02:05dopo 24 ore di gara, possibilmente davanti a tutti i concorrenti. Come forse saprete il
02:10titolo originale del film di James Mangold è Ford vs Ferrari, un titolo che dà risalto alla
02:16sfida tra americani e italiani. In molti si sono chiesti come mai questa scelta non
02:20fosse stata tenuta anche per il mercato europeo, considerata anche l'importanza del marchio
02:24di Maranello, ma la verità è che paradossalmente il titolo nostrano è, per una volta, molto
02:29più coerente con il film, visto che la Ferrari è sì presente ma non così centrale. Presentarlo
02:34al pubblico italiano con il titolo Ford vs Ferrari avrebbe potuto ottenere un risultato
02:39controproducente e deludente, perché al centro del film c'è innanzitutto la sfida, anzi la
02:44battaglia, che si combatte all'interno della Ford stessa. Il rapporto di fiducia e collaborazione
02:50tra Shelby e Miles fu fondamentale per quanto accaduto. Il primo, dopo essere stato costretto
02:55a ritirarsi dalle corse nel 1959, si reinventò progettista, designer e imprenditore automobilistico.
03:02Il secondo aveva un enorme talento sia come pilota che come ingegnere meccanico, ma era
03:07una nota testa calda fuori ma soprattutto dentro la pista. La grande sfida che racconta il film
03:13riguarda proprio questi due personaggi e la difficoltà di farli funzionare. In un primo
03:18momento tra loro e in seconda battuta con la Ford stessa e con la visione che Henry Ford
03:22secondo e il suo vice avevano dell'azienda, delle loro auto e di quello che sarebbe dovuto
03:27accadere durante le gare. Per tutti questi motivi, il film di Mangold è sia un biopic
03:32affascinante che un incredibile, tecnicamente eccesso, film sportivo. Perché riesce a raccontare
03:38una storia complessa in modo accurato e molto cinematografico, trasportandoci dietro al volante
03:43per molto tempo, senza per questo farci mai pesare la durata finale di due ore e mezza.
03:48Ci riesce grazie a un montaggio e anche a un sonoro, serratissimo ed esemplare, che regala
03:53al film un ritmo e una tensione quasi da thriller, ma anche grazie all'ottimo lavoro sia in termini
03:58di scenografia che di fotografia. Ma il lavoro migliore è proprio sul cast e sui bellissimi
04:03personaggi, tutti ottimamente interpretati e caratterizzati. Ovvio che i più appariscenti
04:08e riusciti siano proprio lo Shelby di Matt Damon o il Miles di Christian Bale, tanto che
04:13per entrambi un eventuale nuovo Oscar non sarebbe certo uno scandalo. Ma a colpire sono anche
04:18tutti i personaggi secondari, come Lenzo Ferrari interpretato col solito carisma dal nostro
04:23Remo Girone, l'odioso e borioso Henry Ford II di Tracy Letts o l'italo-americano Ligia
04:29Cocca, a cui presta il volto John Berthal. La cosa che in assoluto più ci ha colpito
04:33di questo Le Mans 66, La Grande Sfida, è però un'altra, perché a tutto quello che abbiamo
04:38già detto si aggiunge un altro aspetto ancora più interessante e inaspettato, ovvero quello
04:43allegorico. È piuttosto semplice voler leggere nel lavoro di James Mangold e in particolare
04:48nel suo concentrarsi soprattutto nei difficili rapporti tra i dirigenti della Ford e la coppia
04:53di geni e visionari, un'allegoria dell'industria cinematografica e di conseguenza anche una critica
04:59piuttosto feroce ha le ingerenze tra coloro che decidono, in quanto detentori dei soldi
05:03e del potere, e tra coloro che effettivamente realizzano qualcosa di straordinario. Spesso
05:08anche andando contro le direttive che arrivano dall'alto e prendendosi dei rischi che pochi
05:13si permetterebbero, o altre volte cercando la collaborazione ad ogni costo, anche rimettendoci
05:18l'orgoglio. Così come per quei piloti di 50 anni fa, in parte dimenticati dalla storia,
05:23anche il lavoro del regista è difficile e spesso ingrato, lo sta imparando a sue spese anche
05:28questo autore versatile e coraggioso, ma non sempre allineato alle logiche del mercato.
05:33Un regista che però, da anni, sta cercando di portare avanti la sua personale visione dall'interno
05:38e piano piano, quasi in sordina, ci sta riuscendo sempre di più, percorrendo sempre la strada giusta.
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