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  • 1 giorno fa
Un lungo, lunghissimo applauso, nella sala stracolma del Cinema Nuovo Sacher, a Trastevere, è il modo in cui il pubblico dell’anteprima del documentario «Giulio Regeni. Tutto il male del mondo» esprime l’urgenza di verità e di giustizia. Sono passati 10 anni da quando il corpo di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso a Il Cairo, è stato ritrovato senza vita lungo il bordo di una strada nella capitale egiziana. Sul volto di Giulio i segni di una violenza inaudita: «Tutto il male del mondo si è riversato su di lui, perché?» chiede la madre di Giulio, Paola Deffendi insieme al padre Claudio Regeni che mai hanno smesso di lottare affinché giustizia sia fatta. Il documentario (Ganesh Produzioni e Fandango), presentato in sala da Nanni Moretti, ha visto la collaborazione dei genitori di Giulio e per la prima volta si capisce davvero chi era Giulio Regeni. Tutti i punti sono poi tenuti insieme dall’avvocata Alessandra Ballerini che ripercorre i momenti cruciali dell’indagine. Gli autori Emanuele Cava, Matteo Billi e il regista Simone Manetti riescono nell’obiettivo: non drammatizzare mai, non scadere nella retorica, «le cose da evitare», come domanda Nanni Moretti, e incidere i fatti affinché la memoria e la giusta trasposizione delle indagini portino finalmente alla verità. 

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