Aveva solo quindici anni quando disse no a una donna bianca, quando scelse di non cedere il suo posto sull’autobus solo per il colore della sua pelle. Claudette Colvin, pioniera dei diritti civili negli Stati Uniti, è morta a 86 anni in Texas, dopo una lunga vita trascorsa lontano dai riflettori. Per decenni il suo nome è rimasto quasi sconosciuto, nonostante il suo gesto abbia contribuito a cambiare la storia. [idgallery id="491819" title="Donne: lavoro e diritti in 70 anni di storia italiana"]
L’autobus di Montgomery, Alabama Nel 1955, a Montgomery, come in gran parte del Sud degli Stati Uniti, le leggi razziali imponevano la segregazione sui mezzi pubblici. I posti sugli autobus erano assegnati in base al colore della pelle e i cittadini neri potevano essere obbligati ad alzarsi per lasciare spazio ai bianchi. Era una normalità violenta, accettata e protetta dalla legge. Il 2 marzo di quell’anno Claudette Colvin, studentessa liceale, rifiutò di cedere il posto a una donna bianca, nonostante l’ordine dell’autista. Rimase seduta fino a quando la polizia la trascinò giù dall’autobus. [idarticle id="2701498" title="Le treccine afro di Michelle Obama e i diritti negati alle donne"]
L’ascesa di Rosa Parks nel movimento per i diritti civili Claudette fu arrestata e accusata di aver opposto resistenza alla polizia. La sua vicenda fece notizia, ma non venne trasformata in un simbolo pubblico. I leader del movimento per i diritti civili la consideravano troppo giovane, troppo povera e poco «adatta» a rappresentare la lotta contro la segregazione. Nove mesi dopo, Rosa Parks compì un gesto simile, sempre a Montgomery. Più adulta, stimata e già attiva nella NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) , Parks fu ritenuta la figura ideale attorno a cui costruire il boicottaggio degli autobus che avrebbe portato Martin Luther King alla ribalta nazionale. [idgallery id="526041" title="Il diritto di contare, il film sulle tre eroine della NASA"]
Claudette Colvin: una testimone decisiva nel caso Browder v. Gayle Nonostante l’emarginazione, Colvin ebbe un ruolo cruciale sul piano legale. Fu una delle principali testimoni nel caso Browder v. Gayle, la causa che portò la Corte Suprema degli Stati Uniti a dichiarare incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici nel 1956. Una vittoria storica, costruita anche grazie al suo coraggio. Dopo quegli eventi, Claudette Colvin visse per anni nell’anonimato. Lavorò come assistente infermiera, affrontò difficoltà economiche e crebbe i figli da sola. La sua storia rimase ai margini, mentre il movimento per i diritti civili entrava nei libri di scuola con altri volti e altri nomi. [idarticle id="2303173" title="L'Italia è razzista? L'indagine di Amref in occasione della Giornata contro le discriminazioni"]
Il riconoscimento tardivo di Claudette Colvin Solo negli ultimi anni storici e giornalisti hanno restituito a Claudette Colvin il posto che le spetta. Anche il suo arresto giovanile è stato cancellato ufficialmente. «Non voglio togliere nulla a Rosa Parks – disse l’avvocato Fred Gray alla stampa – ma fu Claudette a darci il coraggio morale per andare avanti». Claudette Colvin è oggi riconosciuta come una pioniera della lotta contro la segregazione, simbolo di un coraggio giovane, femminile e scomodo. La sua vicenda ci ricorda che la storia non è fatta solo di icone, ma anche di voci silenziose e dimenticate.
Commenti