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  • 7 settimane fa
In un tempo segnato da profondi cambiamenti storici e da un equilibrio geopolitico e sociale sempre più fragile, il Natale si presenta come un forte appello alla responsabilità personale e collettiva. È il messaggio che monsignor Antonino Raspanti, presidente della Cesi e vescovo di Acireale, rivolge ai fedeli e a tutta la comunità siciliana in occasione delle festività natalizie.

«Non siamo mai uguali a noi stessi – afferma il presule – e ci accorgiamo come i cambiamenti della storia ci tengano in un precario equilibrio. La questione della pace continua ad affliggerci: il timore degli scontri, di un odio crescente e di una sordità sempre più diffusa tra coloro che dovrebbero dialogare e collaborare per la crescita dell’umanità».

Al centro del messaggio natalizio c’è l’Incarnazione del figlio di Dio, Re di giustizia e di pace. Una giustizia che non è solo ideale, ma capace di pacificare i cuori e di rimettere ogni cosa nel giusto ordine. «A noi cristiani – sottolinea Raspanti – è affidato il compito di operare, per quanto è nelle nostre forze, per mettere ordine, risistemare, riconoscere i limiti della nostra persona e delle nostre aspirazioni, assumendoci la responsabilità dei doni ricevuti».

La vita, il creato e le relazioni che ci circondano diventano così una grande responsabilità. La nascita di Gesù non è solo un evento da ricordare, ma un’interpellanza viva e attuale: «Ci chiede di guardare attorno a noi e di annunciare che Egli è vicino: vicino per giudicare, per salvare, ma anche per tentare di aprire i cuori più ostinati».

Un invito, dunque, a non chiudersi nella paura, nell’egoismo o nell’indifferenza. «Il nostro annuncio di Natale – conclude il vescovo – sia forte e determinato. Cristo vuole aprire i nostri cuori perché, dalla sordità e dalla chiusura, possiamo davvero accogliere il Re della pace».

Monsignor Raspanti affida infine un augurio sentito a tutta la Sicilia: «Tanti auguri di Buon Natale a tutti voi, cari siciliani».

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Trascrizione
00:00Un nuovo Natale, un nuovo giro, ma noi non siamo sempre uguali, anzi ci accorgiamo come i cambiamenti
00:07della storia ci tengono sempre in un precario equilibrio. Soprattutto la questione della pace
00:13continua ad avvicinarsi, ad affliggerci, perché il timore invece di scontri, il timore di un odio
00:21crescente, di una sordità crescente tra coloro che sarebbe bello che dialogassero e collaborassero
00:28per la crescita dell'umanità. Ma Gesù viene, lui è un re di giustizia. La sua giustizia, certo, è una
00:36giustizia del regno che mira a pacificare tutti i cuori, ma mira anche a mettere ognuno e ogni cosa
00:44al proprio posto. Noi, noi cristiani, abbiamo il compito di operare per quanto è possibile nelle
00:51nostre forze, per mettere ordine, per risistemare, per rimettere dentro i limiti dovuti la nostra
00:58persona, le nostre aspirazioni e così facendo assumerci anche la responsabilità dei doni
01:04ricevuti. La vita, il creato, quelli che sono attorno a noi sono una grande responsabilità.
01:10La venuta di Gesù è un'interpellanza, ci interpella, ci chiede appunto di guardarci attorno
01:17e di annunciare che egli è vicino a noi. È vicino per giudicare, per salvare, ma anche per aprire,
01:26tentare di forzare i cuori più ostinati. Che il nostro annuncio di Natale, il nostro augurio,
01:33cari amici della nostra terra, di Sicilia, sia una forza, con forza e con determinazione. Diciamo
01:43che Cristo vuole aprire i nostri cuori perché dalla sordità, dall'egoismo, dalla chiusura, dalla voglia
01:49di rimanere rindanati anche per le paure. Possiamo aprirci e possiamo veramente accogliere
01:56il Re della pace. Tanti auguri di Buon Natale a tutti voi, cari siciliani.
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