La Nuova Zelanda sta puntando a eliminare i gatti randagi e selvatici entro il 2050, come parte del piano Predator Free 2050, una strategia volta a proteggere le specie autoctone del Paese. Questo piano, che ha già suscitato ampie discussioni, ha come obiettivo principale il recupero della biodiversità, minacciata da predatori come gatti, ratti e opossum. Sebbene l'idea sia sostenuta da numerosi esperti, la decisione non manca di sollevare preoccupazioni, soprattutto per l'uso di metodi drastici per l'eliminazione dei felini.
[idgallery id="456153" title="Il vero e falso sui gatti"] I gatti selvatici sono predatori, «assassini a sangue freddo» Il governo neozelandese ha definito i gatti selvatici come «assassini a sangue freddo», un termine forte usato dal ministro della Conservazione, Tama Potaka. La loro presenza in aree naturali, dalle foreste alle isole offshore, ha avuto gravi ripercussioni sugli ecosistemi locali. Uccelli, pipistrelli e lucertole autoctoni sono stati messi a rischio dalla predazione. Tra questi, il pukunui, una specie di uccello che si trova solo in queste isole e che i felini avrebbero portato sull'orlo dell'estinzione. Le statistiche parlano chiaro: più di 2,5 milioni di gatti randagi si aggirano per il Paese, mettendo in pericolo la fauna nativa. Non sorprende, quindi, che la Nuova Zelanda voglia agire in modo deciso.
[idarticle id="2214398,2660721" title="''Non sfamate i gatti randagi''. Il manifesto del sindaco fa infuriare gli animalisti,I gatti, nostri ''pusher'': così fusa e strusciamenti creano dipendenza (lo dice la scienza!)"] Il piano controverso della Nuova Zelanda: quali metodi da adottare Una consultazione pubblica svolta recentemente ha visto una risposta decisamente favorevole al piano: ben il 90% dei 3.400 contributi inviati dai cittadini ha appoggiato l'inclusione dei gatti nella lista dei predatori da eliminare. Questo rappresenta un netto cambiamento rispetto al passato, quando iniziative come la campagna Cats to Go del 2013 avevano suscitato forti reazioni e indignazione.
Eppure, non mancano le critiche; le associazioni animaliste, infatti, si preoccupano delle implicazioni etiche di un intervento letale contro i gatti selvatici. Tra le soluzioni proposte, l’uso di esche avvelenate e veleno distribuito da dispositivi a distanza ha suscitato molte perplessità. Se da un lato la Nuova Zelanda ha bisogno di proteggere la sua biodiversità, dall'altro, c'è chi solleva dubbi sulla giustizia di sterminare una specie che agisce per istinto.
[idgallery id="709271" title="Animali da pelliccia da salvare"] La questione etica L'eradicazione dei gatti selvatici solleva inevitabilmente interrogativi etici. Il ministro Potaka ha sottolineato che per migliorare la biodiversità e restituire la natura ai suoi abitanti originari, è necessario affrontare questa "emergenza" animale. Tuttavia, mentre gli esperti giustificano l’urgenza della strategia, il rischio di eliminazione di milioni di animali solleva delle perplessità morali. È una decisione difficile, che coinvolge non solo la protezione della fauna, ma anche il rispetto per le creature coinvolte in questo processo.
[idarticle id="1984867,2643897" title="I gatti sanno ''Come addomesticare un umano'', e ne siamo lieti,Le città dei gatti"] Gatti domestici esclusi: la linea sottile tra randagi e animali da compagnia Una delle principali preoccupazioni riguarda i gatti domestici. Il governo ha dichiarato che i gatti di casa, quelli ben curati dai proprietari, non saranno inclusi nel piano. Ma la realtà è che, spesso, i gatti domestici si allontanano e trascorrono del tempo all’aperto. La distinzione tra gatti randagi e animali da compagnia non è quindi così chiara. Molti esperti e organizzazioni animaliste chiedono tra l'altro di intervenire anche su questa fascia di popolazione felina, promuovendo una gestione più rigorosa e responsabile.
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