Da 30 anni residente in via Italo Calvino, a Milano, Piero, membro della Rete Comitati Milanesi, ci accompagna a visitare il cantiere che doveva far nascere un palazzo di venti piani. Al posto del grattacielo c'è un buco: tutto è fermo. Quello di Torre Futura è, per la procura di Milano, uno dei casi emblematici del meccanismo con cui, secondo le accuse, avrebbe funzionato la Commissione paesaggio. Un architetto propone il progetto per il grattacielo Torre Calvino (dalla via omonima) ma la Commissione per il paesaggio lo boccia. Tra i contrari in Commissione c'è un altro architetto, Alessandro Scandurra, che poi a sua volta riceve l'incarico dallo stesso costruttore. Con il nuovo progetto, ribattezzato Torre Futura, la Commissione esprime parere favorevole (Scandurra si astiene al momento del nuovo voto). .Il caso è citato tra le 400 pagine dell'inchiesta della procura milanese sull'urbanistica, che ipotizza favoritismi all'interno della Commissione.
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