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Paolo Fresu
Quotidiano Nazionale
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1 anno fa
Soundcheck
L'intervista di Andrea Spinelli a Paolo Fresu per Soundcheck
Puntata 33
Categoria
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Musica
Trascrizione
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Paolo Fresu a Soundcheck, il format musicale del nostro giornale, grazie di essere qui con
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noi. Grazie per l'invito. E grazie di esserci con un album particolare, un album dedicato a
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Miles Davis, Kind of a Miles, che provi a riassumere in una frase di Camus che dice,
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leggo, i miti sono fatti perché l'immaginazione li animi. È vero, io non sono uno che mitizza
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in genere, penso che siamo tutti uguali, tutti umani, necessitiamo delle stesse cose,
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mangiamo le stesse cose, nel privato siamo tutti uguali, andiamo in bagno, facciamo colazione,
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quindi credo che i miti di fatto non esistano, se non quei miti che appartengono al nostro
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Mediterraneo, i miti classici dei quali parlo nello spettacolo teatrale, perché Kind of a Miles
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di fatto è uno spettacolo teatrale, ma poi ne parleremo. Però è vero che ci sono dei miti che
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in qualche modo si creano perché il tempo che li crea, ancora prima che gli uomini, e secondo me
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da questo punto di vista Miles è stato un personaggio mitico perché è nato in un novecento
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che camminava velocissimamente e che lui ha contribuito a far camminare in maniera così
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veloce, era uno con una personalità iconica, per cui al di là della musica che ha portato sempre
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avanti e che ha dato a noi l'opportunità poi di entrarvi, ha aperto porte che altrimenti è possibile
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che rimanessero chiuse o che rimanessero chiuse per molto più tempo, per cui direi che un personaggio
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mitico nel momento in cui ha mosso direi non solamente la musica ma l'arte in una
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direzione diversa e quindi mi chiedo se senza Miles oggi non saremmo gli stessi musicisti, questo
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interessante perché nel momento in cui oggi trombettista, compositore, vivo il presente mi
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pongo il problema del cosa io posso fare di più rispetto a quello che ha fatto lui, quindi il suo
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insegnamento non è stato solamente un insegnamento di musica ma è stato un insegnamento importante
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dal punto di vista della vita e del costrutto di un pensiero artistico non solo ma anche umano
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e quindi devo dire che ha dato credo un contributo importante, per me il mito è questo e il mito è
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un'icona, è qualcosa che noi poi possiamo riprendere e guardandovi dentro cercare di portare
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in un luogo nuovo altrimenti il mondo si fermerebbe. Ecco a proposito di miti, questo
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progetto completa una trilogia iniziata con un altro mito cioè con Chet Baker e quindi con
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tempo di Chet e poi proseguita da Tango Magondo, ecco io ti chiedo perché, su che cosa appoggia
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questa tua visione di questa trilogia appunto? Ma intanto per molti anni il Walter Zambaldi il
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direttore del teatro Stabile Bolzano mi chiese perché non fai un progetto teatrale, io devo
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dire molto impaurito perché fare un progetto teatrale, un vero progetto teatrale significa
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lasciare tutto il tuo lavoro e anche questo è un lavoro ovviamente, anche questo è una grande
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creatività ma insomma ero impaurito dal fatto che avrei dovuto lasciare tutti i miei concerti e quindi
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dedicarmi a un'unica esperienza, io se suono tre giorni con lo stesso gruppo inizio ad annoiarmi,
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fortunatamente ho tanti gruppi diversi e forse questo è il motivo per cui li ho, cioè è bellissimo
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suonare con, tre giorni è forse un po' esagero, una settimana, diciamo che dopo una settimana
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inizio a scalpitare, a sentirmi, quando giravo con Carla Bley, con Steve Suolo, dopo una settimana
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ovviamente una donna immensa e tutti dicono ma ma come? Non è un problema con chi stai suonando ma
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il problema è del fatto che comunque ogni giorno alla fine affronti lo stesso repertorio,
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sostanzialmente seppur in una forma diversa, questo accade ovviamente anche con i miei
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musicisti indipendentemente dal valore straordinario degli stessi, a un certo punto ho deciso di sì,
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sono passati forse otto anni, decisi che era il momento giusto per intraprendere anche un'esperienza
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teatrale perché credo che sia importante tornando a Miles andare sempre avanti, fare sempre cose
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nuove, accettare le sfide e quindi dissi di sì e lui mi disse ma cosa facciamo? Io dissi ah devo
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decidere io cosa fare, dici sì sei tu l'ideatore di questo progetto teatrale e quindi dissi beh la
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cosa più più veloce più semplice che mi venne allora fu facciamo un progetto sul Chet Baker,
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raccontiamo Chet a teatro, facciamolo raccontando l'uomo, raccontando l'artista perché credo che la
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storia di Chet fosse una storia quasi cinematografica in qualche modo che andava
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purtroppo raccontata per questa dislessia apparente tra la sua vita così caotica e la sua musica così
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perfettamente costruita, è stata un'esperienza straordinaria, realmente straordinaria, per me è
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stata bellissima, formativa, ho imparato tanto dal teatro che è una dinamica anche lavorativa diversa,
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professionale diversa da quella della musica, credo che ci sia sempre da imparare ogni giorno,
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tant'è che l'abbiamo portato in giro per due anni, 120 repliche e Tempo di Chet continua
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oggi a girare come concerto, abbiamo girato veramente il mondo, ci siamo molto distaccati
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dallo spettacolo teatrale quando questo è stato poi messo nel dimenticatoio e Tempo di Chet è
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diventato un concerto semplicemente in cui ogni tanto aggiungo delle parole che possano raccontare
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quel progetto originario. Quanto è importante quel principio di Miles, io non sono quello che c'è
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ma sono quello che non c'è? Beh, ci sono tante frasi di Miles straordinarie da questo punto di
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vista, bellissime, perché tutto si può dire di lui meno che non sia stato un uomo che abbia sempre
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cercato le cose che non c'erano, il nuovo, aprire porte che erano chiuse o che erano semi aperte o
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semi chiuse, dai punti di vista uno straordinario scopritore di talenti, uno che non si è mai
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guardato indietro nonostante i grandi successi dell'epoca, uno che ha battagliato, ricordiamoci
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che Miles nell'agosto del 69, dopo essere stato quel giorno peraltro ad una cerimonia importantissima,
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una giornata importantissima per gli Stati Uniti dove lui era la star, aveva parcheggiato la sua
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Ferrari, una delle sue Ferrari davanti al Birdland sulla Broadway, perché suonava in quel
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locale quella sera lì e solamente per il fatto che tra un set e l'altro, lui era già Miles
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intendiamoci, uscì con una giornalista bianca al fianco per accompagnarle al taxi, venne picchiato
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dalla polizia di New York, scrisse dopo alcuni decenni, you are under arrest, proprio per questo
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motivo perché lui non dimenticò mai quell'umiliazione. Miles capace di emozionarsi per Puccini come per
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Nino D'Angelo, Miles che mette la sua tromba in due mosse di zucchero, Miles che in Italia riempie
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con la sua musica uno stadio Umbriagetti 85, arrivandoci con una limusina nera, arrivato dentro
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il pacco e suonando poi la tromba a un palmo dal viso dei fan ecstasiati. Questo qui, Miles legato
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diciamo così all'Italia, che impressione ti ha lasciato studiando, preparando questo spettacolo?
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Io credo che Miles fosse un uomo con un forte senso etico e un forte senso estetico, amava circondarsi
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della bellezza, questo accadeva con le sue macchine, con le sue donne, tutte le donne spesso molto belle,
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con i suoi vestiti, con quello che lo circondava, con il suo disegnare alla fine della sua vita,
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cose devo dire particolarmente poetiche e quindi se uno ama la bellezza non può non amare l'Italia.
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Paolo Freso, kind of Miles, grazie.
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Grazie.
08:59
Grazie a tutti.
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