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“Dietro ogni informazione su una nuova cura ci sono famiglie e pazienti con speranze e paure”. Così Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head di Novartis Italia, all’Health Journalism Forum di Napoli, richiama la responsabilità di aziende e comunicatori nel tradurre concetti complessi in parole semplici, senza lasciare il paziente solo davanti alle notizie. Sul fronte dell’accesso, Gnocchi definisce “inaccettabili” i tempi italiani: in media 441 giorni dal via libera dell’Ema all’arrivo del farmaco, a cui si sommano fino a 10 mesi per le regioni.

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Trascrizione
00:04Oggi sappiamo che in Italia un farmaco dopo l'approvazione Emma ci mette 441 giorni in
00:10media ad arrivare al paziente a livello nazionale a cui poi però dobbiamo aggiungere l'accesso
00:16nelle varie regioni che può contare fino ad ulteriori dieci mesi. Questo è inaccettabile
00:23ma da parte di tutti gli stakeholder del sistema. Le barriere sono molte, sicuramente è un sistema
00:32che ad oggi richiede analisi, competenze, ma io credo che la volontà comune di portare una cura
00:41al paziente sia la via giusta. L'innovazione non è tale se non arriva al paziente e la domanda che
00:48mi pongo è che cosa può fare la comunicazione. La comunicazione oggi ha il dovere di ascoltare
00:55i vari punti di vista e di metterli insieme per trovare una soluzione comune per un sistema
01:00sanitario sostenibile ma che porti un accesso equo, tempestivo ed appropriato alle cure.
01:07L'azienda e i comunicatori hanno una grandissima responsabilità perché dietro ad ogni informazione
01:15di una nuova cura ci sono famiglie, pazienti con speranze, paure. Quindi ricordarci a chi
01:23questa informazione è rivolta è fondamentale per assicurarci che l'informazione sia comprensibile
01:31e quindi tradurre in parole semplici concetti complessi ma soprattutto che sia responsabile.
01:40dico sempre che il paziente non deve essere solo nel leggere quell'informazione, è fondamentale
01:46un'alleanza tra il medico ed il paziente a cui poi l'informazione è rivolta.

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