Il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem Navi Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, «per il suo impegno a promuovere la pace e il diritto internazionale». L’annuncio è arrivato a Oslo; la cerimonia di consegna si terrà il 10 dicembre. Pillay è stata giudice in Sudafrica, al Tribunale penale internazionale per il Ruanda e alla Corte penale internazionale. Dal 2008 al 2014 ha ricoperto l’incarico di alta commissaria ONU per i diritti umani. Un percorso nel quale la difesa delle donne ha avuto un ruolo centrale, dalle prime cause per violenza domestica alle sentenze sui crimini internazionali. Le sue prime parole dopo l’assegnazione del Nobel sono state dedicate a Gaza: «L’ultima cosa che ho fatto è presiedere la commissione indipendente d’inchiesta dell’ONU che ha documentato ciò che è avvenuto nella Striscia. Lo abbiamo definito genocidio e ci vuole coraggio a chiamare le cose col loro nome».
[caption id="attachment_2856916" align="aligncenter" width="1024"] (Photo credit should read FABRICE COFFRINI/AFP via Getty Images)[/caption] Una bambina di Clairwood durante l’apartheid Nata il 23 settembre 1941 a Clairwood, Durban, Pillay cresce nel Sudafrica della segregazione razziale. Suo padre è un autista di autobus. Sua madre non è mai andata a scuola: il padre glielo aveva impedito, temendo che imparasse a scrivere lettere d’amore ai ragazzi. A raccontarlo è stata la stessa giurista al Mail & Guardian, nel 2021. «Cresci vedendo l’apartheid intorno a te e i tuoi genitori umiliati». Per lei, però, i genitori sostengono l’importanza dell’istruzione. Nell’intervista pubblicata da Lacuna nel 2016, Pillay racconta che alcune compagne abbandonavano la scuola per matrimoni imposti. Per permetterle di frequentare l’università, invece, la comunità di Clairwood raccoglie denaro per lei, su sollecitazione del preside.
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