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  • 2 giorni fa
Trascrizione
00:11L'acqua
00:41Cemento armato, solido, freddo, apparentemente indistruttibile, è il simbolo del nostro progresso, l'illusione della modernità di poter piegare la
00:51natura ai propri desideri.
00:5360 anni fa l'Italia intera riponeva in questo materiale i propri sogni di sviluppo industriale e civile, i sogni
01:02di progresso.
01:03Eppure proprio il cemento è il testimone muto di una delle più grandi ferite della nostra storia moderna.
01:10Il 9 ottobre 1963 la diga del Vaillant, un'opera di ingegneria estrema, vinse la propria sfida contro la fisica
01:18rimanendo in piedi,
01:20ma perse drammaticamente quella con la velleità di controllo umano.
01:25Un'onda di acqua e fango la scavalcò spazzando via Longarone, Erto, Casso, Le Frazioni e quasi 2000 vite umane.
01:34Oggi torniamo all'ombra di quel gigante di cemento per ascoltare la voce di chi da quel fango è riuscito
01:41a riemergere.
01:44Su un campo requisito sei chilometri a sud di Longarone, in località Portogna, c'è stato il cimitero delle vittime
01:52del Vaillant.
01:56Negli anni è andato anche nell'obbligo, il cimitero è stato ristrutturato e adesso ogni cibo ricorda tutte le persone
02:04che sono morte nella serura del Vaillant.
02:09Il mio papà lavorava in diga, mia mamma in un albergo a Longarone, che era il più grande albergo, l
02:17'albergo Marina.
02:18E quando il papà arrivava a casa continuavano a parlare sempre della diga, perché c'era qualcosa che non andava
02:26in pratica.
02:27E' logico che davanti a noi non dicevano più di tanto, però noi sentivamo questi bisbigli, queste mezze parole dette.
02:36E so che mio papà e mia mamma avevano pensato che se il problema della diga fosse andato avanti,
02:44avrebbero preso noi bambini e ci avrebbero portato a Belluno, dove mia mamma aveva una sorella.
03:07Io ho fatto il volo di più di 500 metri in linea d'aria ed ero totalmente sottoterra, avevo fuori
03:14un piede e una mano.
03:16Quando poi sono arrivati gli alpini, hanno visto questa mano, che probabilmente io muovevo la mano, presumo, perché in quel
03:30momento non lo so sinceramente.
03:33Hanno scavato, ne ho detto abbiamo trovato un'altra vecchia e io mi ricordo di aver detto ma ho 12
03:40anni, sentirsi l'aria della vecchia a 12 anni.
03:45Non era che in quel momento fosse proprio tanto semplice, tanto simpatico.
03:52Mi hanno visitato, mi hanno messo in un letto e mi hanno lasciato lì.
03:58E io dal giorno dopo, quando ho visto le persone che entravano nella stanza, che guardavano e segnalavano,
04:08mi dicevo sempre ma prima o dopo il mio papà e mia mamma arriveranno, mi cercano sicuramente, sto ancora aspettando.
04:20Questi sono i nomi di tutte le persone morte, famiglia per famiglia.
04:33E sono tante.
04:39Intere famiglie cancellate in questo evento drammatico di quella notte.
04:48Coletti Sergio, eccolo qua.
04:51Mio papà del 20, mia mamma del 23, mia sorella del 49 e mia nonna.
04:56La nonna.
04:57Quando io sono andata a trovare la foto di mio padre, quando io ho visto quella foto, ho cacciato un
05:07urlo.
05:08Ho detto questo non è mio papà, non è il papà che mi ricordo.
05:13Questo è un estraneo.
05:16È mio papà.
05:17È sempre mio papà.
05:20E sono l'unica che ha messo le foto perché sarebbe proibito.
05:28Siccome io ritengo che in un cimitero non ci possa essere niente di proibito,
05:34soprattutto quando tu con il tuo comportamento rendi omaggio alle persone che sono lì,
05:40soprattutto ai tuoi parenti,
05:42mi domando in un contesto del genere come si fa a proibire ad una figlia
05:50di mettere la foto dei propri genitori, dei propri morti,
05:57per poter non soltanto ricordarlo lei,
06:00ma perché i numeri valgono finché valgono.
06:04Ma le persone devono guardare questi morti.
06:09Il fatto di aver visto la foto di mio papà in quella maniera,
06:16io la prima volta non ho voluto accettare proprio.
06:21Per me era un estraneo.
06:25Perché mio papà io non l'ho mai visto così, mai.
06:30Però dopo mi sono detta, è meglio vederlo così piuttosto che non vederlo.
06:36Perché io sognavo sempre, mi dicevo tanto prima o dopo,
06:40vuoi vedere che mentre sto camminando magari qualcuno mi batte sulla spalla
06:45e mi dice, guarda chi sono e trovo che è mio papà.
06:50Quando vedevo un signore con un giacone lungo, in pelle, come usavano allora,
06:57dicevo, quello è mio papà, aspetta che vado di corsa perché lui è lui e non era lui.
07:04E tutte queste cose mi hanno fatto sempre tanto male, tanto.
07:09Perché da una parte sapevo benissimo che non c'era più,
07:13però dall'altra avevo sempre la speranza che lui avesse perso la memoria,
07:18mia mamma lo stesso.
07:20Per me l'unica cosa che potevo contare era sul fatto che avessero perso la memoria,
07:25che non sapessero più di avere dei figli.
07:29Però mi sono sentita abbandonata per la seconda volta in quella maniera.
07:36E dover combattere contro questo abbandono doppio,
07:45quello fisico e soprattutto quello affettivo, quello morale.
07:50E' distruttivo al massimo.
07:53Ho costituito il comitato sopravvissuto di Vaillant proprio per dare voce
07:58soprattutto alle persone, soprattutto a quelli che erano bambini,
08:02per cui non avevano la possibilità neanche di capire fino in fondo che cosa era successo,
08:08per dare a tutti noi la possibilità di esternare tutto il dolore che abbiamo,
08:13tutto quello che abbiamo subito dopo le perdite che abbiamo avuto.
08:19Io ho detto semplicemente, quello che abbiamo vissuto noi,
08:24è giusto che la gente lo conosca.
08:26Però per fare questo tu devi dare la possibilità a qualcuno di parlare,
08:31di aprirsi, di far capire tutto quel male che hai dentro
08:36e che nessuno ti chiede mai come stai.
08:39Non c'è stato una, lo dicevi anche prima, un aiuto psicologico da parte?
08:47Assolutamente, assolutamente no.
08:49Perché siete bambini e voi quando sarete grandi dimenticherete.
08:54Noi eravamo esseri gestiti da altri che servivano ad altri,
09:00logicamente, perché i soldi che avevamo noi non erano nostri,
09:03ma erano gestiti dai vari tutori e loro hanno fatto quel cazzaccio
09:08che gli è comodato, appunto, come capita spesso e volentieri,
09:12eh sì, non è che sia una novità.
09:15Però quando poi tu diventi grande, ti rendi conto che tutti i soldi
09:20che sono girati, che ti sono avvivati, chissà come mai sono andati.
09:25E a chi lo chiedi?
09:26Perché anche il tutore doveva chiedere ogni volta al giudice
09:30di tutelare la possibilità di usare certi soldi.
09:35Ma tanto i giudici avevano tante cose da fare,
09:39per cui mi facevano prima dire sì, sì, fai, fai, fai,
09:42piuttosto che andare a vedere se era in casa o no.
09:45Allora ti trovi senza genitori, senza casa, senza paese,
09:49senza amicizie e soprattutto senza soldi.
09:54Allora, la mia domanda scomoda è perché a Longarone,
09:58con tutti i soldi che sono arrivati,
10:01non c'è stato nessuno che ha avuto l'intelligenza
10:04o un momentino di occhio un po' più lungo,
10:09di dire con tutti i soldi che ci arrivano,
10:13perché non costruiamo delle abitazioni proprio per i bambini
10:17che sono rimasti da soli.
10:19Io faccio per mille, credimi, perché rompo le scatole a tutti.
10:24E io continuo a parlare, continuo a raccontare,
10:29continuo ad andare nelle scuole e portare la mia testimonianza
10:34e non me ne frega niente di quello che dicono gli altri.
10:40Qual è stato l'esito giudiziario di tutta questa vicenda?
10:45C'è stato un esito giudiziario innanzitutto?
10:48Sì, ma tanto che era il colpevole era morto,
10:52per cui cosa ne ne frega.
10:55Però non possiamo dire che c'è proprio solo un colpevole,
10:59perché poi quando si parla di grandi società
11:02la colpa si passa di mano in mano,
11:05ma di fatto poi sì.
11:07Però l'Enel è dello Stato,
11:10è sempre stata dello Stato per cui.
11:13E allora lo Stato si dà la zap giù per i piedi,
11:17ma da quando?
11:18Non c'è solo il passato del Vaillant.
11:21Qui c'è qualcuno che comincia a parlare di futuro del Vaillant.
11:27E pare che, insomma,
11:29in questa terra che è stata martoriata,
11:33e che è stata trasformata in una specie di sacrario,
11:38perché questo ha fatto questa grande tragedia,
11:41però sembra che qualcuno ancora ci provi.
11:45Eh, certo, perché ci sono sempre i soldi di mezzo.
11:47Quando ci sono i soldi di mezzo,
11:49non importa quanti morti fanno,
11:52i morti, vabbè, li compiangi,
11:55ti ricordi una volta all'anno.
11:57Ogni tanto, il primo anno viene su il Capo dello Stato,
12:02poi viene su il Vescovo,
12:03poi viene su il Prete.
12:06Finita tutta questa giravolta,
12:09rimani tu con il tuo dolore.
12:12Punto.
12:13La vita è tua e te la devi gestire da solo.
12:17Perché non sperare che ci sia qualcuno
12:19che ti venga a bussare e dire,
12:20senti, tu sei quella, quella, quella, quella,
12:23hai perso questo, hai bisogno di qualcosa.
12:26Col cavolo.
12:27Però si permette anche poi di tornare
12:31ad avere delle pretese su questo territorio.
12:34Certo, eh beh, sì.
12:35Sì, perché non c'è niente di peggio
12:38che un luogo, un paese,
12:40venga distrutto per una ragione specifica
12:43e che poi abbia il coraggio di ricostruirsi.
12:48Allora, visto che tu hai avuto il coraggio
12:50e la forza di ricostruirti,
12:52sappi che devi dimenticare quello che è stato,
12:56sei un paese nuovo e come paese nuovo paghi.
13:00Questo, eh.
13:01Tu continui a pagare.
13:03Che cosa si dice di queste nuove,
13:06questi nuovi tentativi di sfruttare
13:08la forza idroelettrica?
13:11C'è chi è d'accordo e chi non è d'accordo.
13:15Chi è d'accordo, logicamente, fa per puro interesse.
13:18Perché parlano della comunità,
13:21ma in realtà la comunità non viene mai interpellata.
13:24E se anche viene interpellata,
13:25se chi comanda ti dice
13:28sì, e tu come comunità dici di no,
13:31il tuo no non conta un cavolo.
13:33Eh no, perché potremmo pagare questo,
13:36quell'altro, quest'altro.
13:38Va bene, ma potremmo trovare anche un'altra maniera.
13:41Perché dobbiamo sempre sfruttare quello che la sua storia,
13:46se non sbaglio, è già belle che è conclusa
13:50e non si può rivangare ogni volta, ogni volta, ogni volta.
13:55È stato sfruttato a sufficienza,
13:57mi dà l'impressione sia la diga che anche la frana.
14:00Ormai finiamola.
14:02E invece no.
14:04Perché fa comodo.
14:05Fa comodo a qualcuno, anzi a più di qualcuno.
14:08e soprattutto a chi dirige tutto questo.
14:11Perché noi siamo il classico popolo bue, no?
14:14E chi gestisce il popolo bue
14:16è l'unico che trova l'interesse.
14:20Questo è.
14:20Io vado nelle scuole dove sono ricercata,
14:24non dalla polizia,
14:26ma qualcuno che...
14:37Qual è l'accoglienza?
14:40C'è ancora il ricordo
14:42di questa grande tragedia
14:45nella mente dei ragazzi?
14:48Se ne parla ancora a scuola?
14:51No.
14:52Quindi tu sei rimasta...
14:53Io chiedo ai professori,
14:55dico io sono quella che sono,
14:57vorrei,
14:58perché insomma è una delle classiche tragedie italiane,
15:02ed è giusto che i ragazzi
15:04quando cominciano a diventare sufficientemente grandi
15:06per capire,
15:08abbiano da capire che tra le tante tragedie e disgrazie
15:11c'è anche questa che è procurata dall'uomo,
15:14oltretutto non tanto dalla natura.
15:17e vedo che comunque c'è un'attenzione,
15:20anche perché io parlo esattamente
15:22di quello che provo io.
15:24Io mi metto sempre nuda davanti ai ragazzi,
15:27io dico tutte le mie mancanze
15:29e vedere i ragazzi,
15:31ragazze e ragazzi,
15:33che si emozionano,
15:34che mi vengono vicino
15:36e che mi abbracciano,
15:37per me questo vuol dire aver fatto...
15:42cioè essere andata sulla luna
15:44e anche tornata indietro.
15:46Perché per me è importante
15:48avere l'appoggio,
15:51essere capita soprattutto dagli ragazzi.
15:55Per me è importantissimo,
15:57perché vuol dire che qualcosa lascia.
16:02Michela, abbiamo parlato prima delle scuole,
16:06di quello che tu riesci a fare con i ragazzi.
16:10Abbiamo parlato anche di tragedie italiane,
16:13le abbiamo citate,
16:15ma citiamole ancora.
16:18Dopo il Vaillant si parla di Seveso,
16:22si parla di Ustica,
16:24si parla del Ponte Morandi.
16:27ci sono tanti...
16:29ci sono tanti...
16:30si parla di Bologna,
16:31la strage di Bologna,
16:32no?
16:33Sono cose...
16:33sono stragi,
16:35disgrazie,
16:37tragedie italiane diverse.
16:39hanno un filo conduttore,
16:42tutte però,
16:43una sorta di ombra,
16:45di silenzio,
16:45di muro di gomma,
16:47l'avevano chiamato,
16:48no?
16:48Impenetrabile.
16:50soprattutto il fatto che
16:51non c'è nessuno
16:52che ti permette di andare a fondo
16:54delle cose.
16:55Tu rimani sempre lì,
16:57non sai mai in realtà
16:59il perché è successo qualcosa.
17:01Mai.
17:02ci sono poche parole,
17:05ma la realtà vera,
17:06quella che ti dà
17:07un minimo di tranquillità,
17:11ok?
17:12Uno dice,
17:12ok,
17:13ho capito perché sei morto,
17:15ma non sei morto,
17:18è morto di cosa?
17:19Ah, non si sa,
17:20è morto,
17:21punto e basta.
17:21No,
17:22non è un animale,
17:23sono tutte persone,
17:24hanno lasciato famiglie,
17:26hanno lasciato figli,
17:27hanno lasciato mogli,
17:29hanno lasciato persone
17:30che li amavano.
17:31perché non hanno il diritto
17:32di sapere esattamente
17:34perché
17:34gli sono stati tolti?
17:37Perché quelle sono,
17:40ti lasciano un vuoto dentro
17:42che tu poi cerchi
17:44in tutte le maniere
17:45di colmare,
17:47perché senti
17:47che ti manca veramente.
17:49Hai bisogno di chiudere
17:51questo maledetto buco enorme,
17:53ma non riuscirai mai.
17:57Questo muro alle mie spalle
17:59potrebbe trovarsi
18:00in qualsiasi città d'Italia
18:02e forse è giusto così,
18:03perché la vicenda del Vaillant
18:05non è qualcosa di relegato
18:08ad una gola tra il Veneto
18:10e il Friuli Venezia Giulia.
18:12Il Vaillant ci riguarda tutti,
18:13riguarda ogni luogo
18:15dove il profitto
18:16e la fretta
18:17vogliano scavalcare la sicurezza.
18:19La voce di Michela Coletti,
18:21lo sdegno per la solitudine
18:23degli orfani
18:23e dei sopravvissuti
18:25e quelle fotografie
18:26appoggiate quasi di nascosto
18:28sull'erba del cimitero di Fortonia
18:30ci ricordano
18:31una cosa fondamentale.
18:33Non serve a niente
18:35costruire delle opere
18:37di ingegneria perfette
18:38se poi non si tiene conto
18:40della vita umana.
18:41La memoria
18:42non è un banale esercizio
18:43di pietà per il passato,
18:45ma è un monito permanente
18:47per il nostro presente
18:48e per il futuro.
18:55Grazie a tutti.

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