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Roma , 3 ott. (askanews) - "Pur non potendo essere fisicamente a Saint-Vincent, non ho voluto rinunciare alla preziosa occasione di raccogliere le suggestioni proposte dal libro dell'amico Gianfranco Rotondi. E voglio partire dall'assunto che in politica i contenitori possono mutare molto più facilmente dei contenuti. Questo perché il contenuto della politica è lo specchio della società e ci sono aspetti della società che cambiano molto lentamente, o non cambiano affatto, esprimendo la necessità di essere recepiti in forme diverse, ma con continuità. In effetti, in Italia esiste un mondo moderato, produttivo, di cultura cattolica, che non ha mai smesso di cercare rappresentanza: un mondo, diremmo, di centro. L'espressione 'di centro' ricorre frequentemente nel linguaggio comune, ma ha un significato complesso. Definire il centro, infatti, non equivale affatto a sostenere che una parte degli italiani professi opinioni politiche equidistanti dalla destra e dalla sinistra. Il concetto di centro non riguarda la pura geometria parlamentare. Essere di centro significa attribuire alla politica una funzione di mediazione fra gruppi sociali, rifiutare l'identificazione esclusiva di un partito con una classe o un'ideologia. Significa attribuire importanza ai corpi intermedi, combinare iniziativa economica e solidarietà sociale. Il centro, insomma, non è uno spazio politico: il centro è una funzione. E da questo punto di vista la lunga vicenda della Democrazia Cristiana acquista una rilevanza particolare nella storia d'Italia. La brillante definizione di 'partito italiano' ci rimanda l'idea che la centralità della DC fu essenzialmente dovuta alla capacità di organizzare, senza appiattirli, gli interessi di una società articolata, sintetizzandone la complessità. Ebbene, la DC riuscì a diventare un grande partito popolare perché fu capace di convogliare un elettorato in cui convivevano mondo rurale, ceti urbani, lavoratori dipendenti e imprenditori, piccoli proprietari e professionisti, Nord e Sud, aree industrializzate e territori ancora prevalentemente agricoli. La mediazione non costituì quindi soltanto un principio, ma una tecnica concreta di rappresentanza: una tecnica attuale e, direi, ancora necessaria". Lo ha dichiarato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel videomessaggio al Convegno annuale di Saint-Vincent, in programma dal 2 al 4 ottobre nella Sala Comunale, in occasione della presentazione del libro di Gianfranco Rotondi "Il partito italiano dalla DC a Berlusconi a Meloni", edito da Graus.

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00:00Buonasera a tutti. Pur non potendo essere fisicamente a Saint-Mensan, non ho voluto
00:05rinunciare alla preziosa occasione di raccogliere le suggestioni proposte dal libro dell'amico
00:11Gianfranco Rotondi. E voglio partire dall'assunto che in politica i contenitori possono mutare
00:16molto più facilmente dei contenuti. Questo perché il contenuto della politica è lo specchio
00:22della società e ci sono aspetti della società che cambiano molto lentamente o non cambiano
00:28affatto e esprimendo la necessità di essere recepiti in forme diverse ma con continuità.
00:34In effetti in Italia esiste un mondo moderato, produttivo, di cultura cattolica che non ha
00:41mai smesso di cercare rappresentanza, un mondo diremmo di centro. L'espressione di centro
00:46ricorre frequentemente nel linguaggio comune ma ha un significato complesso. Definire il
00:50centro infatti non equivale affatto a sostenere che una parte degli italiani professi opinioni
00:56politiche equidistanti dalla destra e dalla sinistra. Il concetto di centro non riguarda
01:01la pura geometria parlamentare. Essere di centro significa attribuire alla politica una funzione
01:07di mediazione fra gruppi sociali, rifiutare l'identificazione esclusiva di un partito con
01:12una classe o un'ideologia, significa attribuire importanza ai corpi intermedi, combinare iniziative
01:17economiche e solidarietà sociale. Il centro insomma non è uno spazio politico, il centro
01:22era una funzione e da questo punto di vista la lunga vicenda della democrazia cristiana
01:27acquista una rilevanza particolare nella storia d'Italia. La brillante definizione di partito
01:33italiano ci rimanda all'idea che la centralità della DC fu essenzialmente dovuta alla capacità
01:39di organizzare, senza appiattirli, gli interessi di una società articolata, sintetizzandone
01:45la complessità. Ebbene la DC riuscì a diventare un grande partito popolare perché fu capace di
01:50convogliare un elettorato in cui convivevano mondo rurale e ceti urbani, lavoratori dipendenti
01:56e imprenditori, piccoli proprietari e professionisti, nord e sud, aree industrializzate e territori
02:01ancora prevalentemente agricoli. La mediazione non costituì quindi soltanto un principio,
02:06ma una tecnica concreta di rappresentanza, una tecnica attuale e direi ancora necessaria.

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