00:00Dopo due rinvii causati dalle forti tensioni, il 31 agosto e il 14 settembre, i sindaci dei
00:07200 comuni bresciani si riuniscono per votare la variante al piano territoriale di coordinamento
00:12provinciale, che prevede un taglio di quasi 790 ettari di aree edificabili. L'applicazione
00:18dei coefficienti provinciali ha generato tensioni e disparità territoriali, con riduzioni che
00:23variano dal 10 al 50 per cento in base ai terreni inutilizzati e al grado di urbanizzazione.
00:29La manovra solleva preoccupazioni nei piccoli municipi per le perdite di gettito IMU, i
00:34contenziosi con i privati e il blocco dello sviluppo industriale, sebbene sia prevista una
00:38clausola di redistribuzione solidale delle quote tra comuni confinanti. Il capoluogo, ad esempio,
00:44parte dal 20 per cento, ottiene 6 punti di riduzione per il suo ruolo di centro ordinatore, ma ne
00:50aggiunge 12 per l'elevata urbanizzazione e altri 6 per la scarsità di suolo utile. Il taglio
00:55di consumo del suolo si attesta dunque al 32 per cento, la media provinciale è invece
01:00del 35,7 per cento. Sono le conseguenze economiche della variante a rappresentare il vero nodo
01:07politico dello scontro tra i sindaci bresciani. Dietro i calcoli urbanistici si nasconde infatti
01:12un impatto diretto sulle casse comunali e sulla gestione dei bilanci pubblici. Molti comuni,
01:17specialmente i più piccoli, si reggono storicamente sulle imposte legate al mattone e nel momento
01:22in cui la variante cancella le previsioni di crescita e retrocede un'area a suolo agricolo,
01:27il comune perde immediatamente quella rendita fiscale, trovandosi a dover tagliare servizi
01:32o ad alzare altre tasse locali per coprire il mancato gettito. La partita ora si gioca
01:37tutta in broletto.
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