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  • 1 giorno fa
L’ottima salute di cui godono in Italia le due regine degli sport olimpici, l’atletica leggera e il nuoto, ci ha fatto passare numerose serate esaltanti in queste due settimane di campionati europei che si sono conclusi ieri. Non molti anni fa l’idea di lottare per il primo posto nel medagliere ci sarebbe sembrata incredibile: invece l’abbiamo fatto sia a Parigi nel nuoto e nei tuffi, e la Gran Bretagna ci ha superato al fotofinish, sia a Birmingham nell’atletica, e alla fine gli ori di Larissa Iapichino nel lungo e quello - portentoso e inatteso - della staffetta 4x400 hanno chiuso i conti a nostro favore, sempre sui britannici. Sono risultati straordinari che premiano la bontà del nostro sistema sportivo. Non solo. Dopo ogni gara - questo è stato molto notato sui social - atlete e atleti azzurri hanno aggiunto ottime prove ai microfoni, davanti alle telecamere, con parole serene, consapevoli, generose, in alcuni casi anche ricercate.Ovviamente nella logica binaria dei social questa è diventata anche un’occasione per dare addosso ai calciatori, la cui regola dialettica molto spesso è la banalità. È un giudizio che non tiene conto di tre fattori. Il primo è la frequenza delle dichiarazioni: un calciatore gioca una o due volte alla settimana e a fine partita trova sempre un microfono ad aspettarlo, un nuotatore parla dopo i tre o quattro eventi più importanti della sua stagione, e quando si allena in genere non ha giornalisti fra i piedi. Il secondo è la scolarità: i praticanti di atletica e nuoto studiano in media assai più dei giovani calciatori. Il terzo è la platea: atleti e nuotatori parlano a una cerchia di appassionati e a un popolo di spettatori dei grandi eventi, solitamente poco ferrati e soprattutto ben disposti. I calciatori invece parlano a milioni di tifosi, molto più competenti, suscettibili ma soprattutto in eterna e spesso malevola competizione, da cui cautele e prudenze.Chiarite queste differenze, da tempo non mi perdo un’intervista di Thomas Ceccon, perché è una persona interessante e perché trovo lodevole la sua ambizione - ben percepibile - di sfuggire la dichiarazione scontata aprendoci qualche squarcio di realtà a proposito della vita di un nuotatore di vertice. L’altro giorno, per esempio, si è lamentato del recente periodo di allenamento sulla Sierra Nevada, in Spagna. Ho solidarizzato con lui nel profondo perché qualche anno fa sono stato lì, ho passato un giorno al famoso centro di Alto Rendimento - una struttura di assoluta eccellenza per chi si deve allenare - ci ero andato per intervistare Federica Pellegrini. Era estate, e ricordo l’esperienza di un luogo spettrale, sul cocuzzolo di una città morta, una vera ghost town perché non ci vive nessuno, ci sono solo le seconde case di chi viene in inverno a sciare. Un luogo in cui si nuota dalle 8 alle 10 ore al giorno, si mangia - male, sostiene Ceccon - e si dorme, esausti, per poi rituffarsi la mattina successiva. Un incubo umano che, questo sì, dà ai nuotatori qualche diritto in più rispetto ai campioni di altre discipline.

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00:06L'ottima salute di cui godono in Italia le due regine degli sport olimpici, l'atletica leggera
00:12e il nuoto, ci ha fatto passare numerose serate esaltanti in queste due settimane di campionati
00:18europei che si sono conclusive. Non molti anni fa l'idea di lottare per il primo posto nel medagliere
00:25ci sarebbe sembrata incredibile. Invece l'abbiamo fatto. Sia a Parigi nel nuoto e nei tuffi
00:31e la Gran Bretagna ci ha superato al fotofinish, sia a Birmingham nell'atletica e alla fine
00:37gli ori di Larissa Iapichino nel lungo e quello portentoso e inatteso della staffetta 4x400
00:44hanno chiuso i conti a nostro favore, sempre sui britannici. Sono risultati straordinari
00:51che premiano la bontà del nostro sistema sportivo. Non solo. Dopo ogni gara, questo
00:57è stato molto notato sui social, atleti e atleti azzurri hanno aggiunto ottime prove ai
01:03microfoni, davanti alle telecamere, con parole serene, consapevoli, generose e in alcuni casi
01:09anche ricercate. Ovviamente nella logica binaria dei social questa è diventata anche un'occasione
01:15per dare addosso ai calciatori, la cui regola dialettica molto spesso è la banalità. È
01:22un giudizio che non tiene conto di tre fattori. Il primo è la frequenza delle dichiarazioni.
01:27Un calciatore gioca una o due volte alla settimana e a fine partita trova sempre un microfono ad
01:33aspettare. Un nuotatore parla dopo i tre o quattro eventi più importanti della sua stagione
01:39e quando si allena in genere. Non ha giornalisti tra i piedi. Il secondo è la scolarità. I praticanti
01:47di atleti che nuoto studiano in media assai più dei giovani calciatori. Il terzo è la platea. Atleti
01:54e nuotatori parlano a una cerchia di appassionati e a un popolo di spettatori dei grandi eventi,
02:01solitamente poco ferrati e soprattutto ben disposti. I calciatori invece parlano a milioni
02:07di tifosi molto più competenti, suscettibili, ma soprattutto ineterna e spesso malevola competizione
02:16da cui cautele e prudenza. Chiarite queste differenze e da tempo non mi perdo un'intervista
02:22di Thomas Cechcon perché è una persona interessante e perché trovo sempre lodevole la sua ambizione,
02:29ben percepibile, di sfuggire la dichiarazione scontata, aprendoci qualche squarcio di realtà
02:36a proposito della vita di un nuotatore di vertice. L'altro giorno, per esempio, si è
02:42lamentato del recente periodo di allenamento sulla Sierra Nevada in Spagna. Ho solidarizzato
02:48con lui nel profondo perché qualche anno fa sono stato lì, ho passato un giorno al famoso
02:54centro di alto rendimento, una struttura di assoluta eccellenza per chi si deve allenare.
03:00C'ero andato per un'intervista a Federica Pellegrini. Era estate e ricordo l'esperienza
03:06di un luogo spettrale sul cocuzzolo di una città morta, una vera ghost town perché non
03:12ci vive nessuno, ci sono solo le seconde case di chi viene in inverno a sciare. Un luogo
03:18in cui si nuota dalle 8 alle 10 ore al giorno, si mangia male, sostiene Cechcon, e si dorme,
03:25esausti, per poi rituffarsi la mattina successiva. Un incubo umano che, questo sì, dà ai nuotatori
03:33qualche diritto in più rispetto ai campioni di altre discipline.
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