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  • 2 giorni fa
Droni e telecamere termiche per impedire una mattanza tra i prati. Non è il trailer di un nuovo film di guerra ma il progetto di monitoraggio lanciato dalla Provincia di Belluno e dalla Riserva alpina di caccia di Trichiana, nel comune di Borgo Valbelluna. Tutto nasce da un problema rilevato negli anni dagli agricoltori del luogo, tra l’erba alta dei loro prati. Nell’area cacciabile di 280 ettari, le mamme di capriolo lasciano nascosti i loro piccoli, e al passaggio delle falciatrici i cuccioli rischiano di finire sotto i macchinari. Così che l'anno scorso sono stati uccisi oltre cento caprioli dalle falciatrici frontali, la Riserva ha avviato un progetto che usa la tecnologia per salvare gli animali. Prima con il drone della Polizia provinciale, poi con quello della Protezione civile locale, negli scorsi due anni il personale della riserva era riuscito a salvare sei cuccioli. Poi, questo giugno, la svolta. Sono stati «arruolati» venti volontari, associazioni animaliste insieme al personale della riserva di caccia, e la Provincia ha messo nelle loro mani un drone equipaggiato con una telecamera termica. Durante la stagione, i volontari escono alle 5 di mattina, e fino alle 9 pilotano il drone per rilevare la differenza di temperatura tra prato e animale. Una volta individuata una zona rossa sulla mappa, corrispondente a un cucciolo di capriolo, intervengono. «Se vengono rilevate delle tane, il personale interviene e con precauzione raccoglie il cucciolo e lo sposta poco distante ai margini dell’area sfalciata, dove la mamma può ritrovarlo e raggiungerlo», spiega il sindaco di Borgo Valbelluna Stefano Cesa. (Testo Mario Parolari)

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