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I fondali di Lampedusa restituiscono numerosi reperti antichi che diventeranno oggetto di studio archeologico. Nell’ambito delle attività di tutela del patrimonio culturale sommerso, la Soprintendenza del mare della Regione Siciliana, i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, il Nucleo carabinieri subacquei di Messina e la Motovedetta carabinieri di Lampedusa, hanno svolto un’attività finalizzata alla ricognizione e al recupero di reperti archeologici. Le operazioni hanno interessato due distinte aree e hanno consentito il recupero di materiali riconducibili a un ampio arco cronologico, compreso tra la tarda età repubblicana romana e l’epoca tardoantica. Essendo dissabbiati e a una profondità ridotta, avrebbero potuto essere oggetto di facile depredazione.

Nel tratto di mare antistante cala Guitgia, a una distanza compresa tra 100 e 200 metri dalla costa e a profondità variabili tra 3 e 6 metri, sono stati recuperati 44 reperti, costituiti da due anfore da trasporto parzialmente conservate, numerosi frammenti di colli, anse e puntali di anfore e un manufatto in piombo, verosimilmente utilizzato come peso da rete o come elemento connesso alle operazioni di recupero delle ancore. Ulteriori rinvenimenti sono stati effettuati nei pressi della banchina del molo della Madonnina, a una distanza compresa tra 10 e 50 metri dalla struttura portuale e a profondità comprese tra 8 e 10 metri. In quest’area sono stati recuperati otto reperti archeologici, tra cui tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un frammento pertinente al puntale di un’anfora da trasporto e altri materiali ceramici.

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