00:00La ringrazio, Presidente. Oggi, o meglio domani, perché il 25 aprile è domani,
00:09passano 81 anni dalla liberazione. Una giornata di memoria, una giornata di gratitudine verso
00:15chi ha lottato per restituire all'Italia la libertà, la democrazia, la pace, la tutela
00:22delle persone, valore tutti che troviamo cristallizzati tra i principi fondamentali delle norme della
00:29nostra Costituzione repubblicana. Se oggi, e faccio una citazione, in tanti ci troviamo
00:35qui in tutte le piazze italiane, cito il Presidente Mattarella nel 2019, è perché non possiamo
00:41e non vogliamo dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani caduti per assicurare la libertà
00:47a tutti gli altri, la libertà nostra e delle future generazioni. Ebbene, la resistenza
00:54segnò il riscatto delle popolazioni italiane oppresse da decenni di regime fascista e sfinite
01:01da dolorosi anni di guerra. Nella festa della liberazione celebriamo non solo il sacrificio
01:08di nostri molti italiani compatrioti, ma anche il loro sforzo ideale di saper guardare oltre,
01:14di sperare, di volere costruire un'Italia libera, indipendente e autonoma. E a contribuire
01:22alla liberazione e alla rinascita repubblicana del nostro Paese furono esponenti di forze
01:27politiche e culturali molto diverse. E ci tengo a dirlo, perché la festa del 25 aprile non
01:35è la festa della sinistra, è la festa dell'Italia liberata.
01:48È la festa di tutti noi e anche di tutti noi parlamentari che rappresentiamo qui i cittadini
01:54e della Repubblica. E fra queste forze che furono protagoniste della liberazione ci furono
02:03appunto cattolici, liberali, socialisti, comunisti, monarchici e militari. E tante donne, sì, tante
02:10donne, io vengo da Parma e le donne erano protagoniste delle staffette partigiane, perché
02:16erano più brave, perché erano meno attenzionate, perché avevano il coraggio di farsi vedere,
02:21di vingolarsi meglio e di conoscere meglio il territorio. E credo che le donne abbiano
02:25un ruolo fortissimo nell'ambito della resistenza e soprattutto nella liberazione del nostro
02:31Paese. E voglio citare tra chi pose le basi di questa rivoluzione anche illuminati esponenti
02:46della resistenza delle valli alpine che il 19 dicembre 1943, in un convegno clandestino,
02:54stilarono la dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, note come la carta
03:00di Chivasso. In essa constatarono che l'oppressione politica esercitata dal regime fascista era causa
03:10della rovina economica e della distruzione delle culture locali, auspicando che il futuro
03:16Stato italiano riconoscesse le autonomie politico-amministrative, scolastiche ed economiche dei territori.
03:28Stato italiano disegnarono un sistema politico-federale, repubblicano, su base regionale, che fu largamente
03:40ripreso dalla nostra Costituzione. E ci tengo a dirlo perché sapete bene che le regioni sono
03:46previste dalla Costituzione ma sono entrate in vigore solo nel 1970, quindi è una visione
03:53veramente ampia dell'autonomia e del regionalismo di questo Paese. Concludo. E queste tematiche
04:00delle autonomie regionali sono attualmente molto all'attenzione del Parlamento e di quello
04:05che sono le nostre politiche legislative. Il pluralismo delle coscienze antifasciste fu una
04:14ricchezza della resistenza e non un limite da cancellare. E questo permise la rinascita
04:20della nostro Paese, che era poverissima, in macerie, ma finalmente libera. E questa
04:26ricchezza, lo ripeto, è stata salutata dalla Costituzione che ha avuto il coraggio, l'onore,
04:31la Costituzione, grazie al Parlamento, di essere aggiornata però più volte per adeguarsi
04:35a quella che è l'evoluzione della società. E quindi celebrare il 25 aprile significa diffondere
04:42il messaggio globale della liberazione, significa proteggere l'identità, coltivare la verità,
04:49rafforzare la pace, sostenere la nostra Repubblica e valorizzare i territori, i comuni, le comunità
04:56che ogni giorno ne incarnano l'anima più viva. Viva l'Italia!
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