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  • 1 giorno fa
(di Luca Marconi) «Non esiste alcun documento di civiltà che non sia anche documento di barbarie», diceva Walter Benjamin. E così è dato che lo sviluppo industriale del Nord Italia dal boom economico corra con la questione ambientale o lo smaltimento selvaggio degli scarti tossici (anche) nel Sud Italia, eccola la controparte di barbarie. Un disastro sulla cui quantificazione dei danni è guerra di poteri e all’ultima carriera, mentre per i comuni mortali non c’è da gioire e magari qualcuno, fuggito all’estero, poi sceglie di tornare a casa per farsi carico del problema. La Galleria E23 di piazza Nazionale il 20 gennaio presenta l’evento “Sandwich” di Rosaria Iazzetta a cura di Stefano Taccone. «La mia ricerca è frutto di un lungo lavoro, dove le tematiche ambientali, nello specifico la Terra dei Fuochi, sono elemento prioritario di riflessione» o almeno lo sono diventate, racconta l’artista partenopea rientrata qualche anno fa dal Giappone.Da ormai quindici anni Rosaria Iazzetta, tramite la fotografia o la scultura o eventi performativi, denuncia con una efficacissima ironia i mali di questa porzione di Italia - dalla omertà ai veleni industriali - attivandosi per le periferie metropolitane (Scampia) come per i Comuni di Terra dei Fuochi: è nata a Mugnano, a Nord di Napoli, e si è sottoposta lei stessa a terapie di disintossicazione.I suoi “Sandwich” mutuati dall’espressione del boss Schiavone (per indicare la “tecnica” delle eco-mafie casertane per tombare i rifiuti provenienti dalle industrie venete e lombarde o peggio) sono il veleno quotidiano che tocca subire in Terra dei Fuochi: «organi umani trafitti da metalli pesanti; frottole dei politici sistematicamente smentite dalla drammaticità dei dati» scrive il curatore Stefano Taccone, «bulbi di giglio da raccogliere e piantare; un sandwich che allude al sistema di smaltimento dei rifiuti tossici secondo l’espressione adoperata dal pentito Carmine Schiavone, ma anche all’esempio scelto dal biologo statunitense Bruce Lipton per illustrare il percorso delle sostanze nutritive attraverso la membrana cellulare per perpetuare la vita». Così «l’artista si fa portavoce del dramma di un popolo» ma con la sua arte realizza «anche una piattaforma dove confrontarsi, coordinarsi», da «sprone a mobilitarsi sempre più numerosi contro chi mortifica la vita e brucia il futuro».

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00:00Quello che noi non abbiamo scelto, qualcuno ha scelto per noi e che in qualche modo ci costringe a dover
00:07subire.
00:08Hanno sversato vernici, solventi, fusti di amianto, scori industriali di tutti i tipi e sapete perché? Per rispagnare ed evadere
00:20il rischio.
00:21Le varie opere in questa mostra ruotano attorno a questa emergenza.
00:28Se l'arte contemporanea può dare un contributo a tutto quello che è in questa regione, ma probabilmente a livello
00:35nazionale, a livello internazionale sta succedendo nei confronti dell'ambiente, questa mostra vuole essere un segnale di speranza.
01:17Questa mostra è una necessità.
01:21Il fatto di dover parlare di un argomento che ancora scotta, che ancora non è stato abbastanza conosciuto.
01:29Una fortissima esigenza comunicativa di denuncia.
01:34Qui troverai in mostra delle opere scultore che in qualche modo rappresentano proprio il disagio che stiamo vivendo.
01:42Quindi da una parte c'è la sofferenza, il grido per tutto ciò e poi dall'altra però ci sono
01:49anche dei germogli di speranza.
02:19La dinamica ambientale non può cambiare.
02:21Non può cambiare se non c'è la volontà degli individui di stare insieme e di continuare a lottare perché
02:26la difesa chiede sacrificio e soltanto attraverso la speranza di stare tutti insieme con il sacrificio questa terra può essere
02:34riscattata rispetto a tutto quello che ci hanno fatto.
02:51Grazie.
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