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  • 2 anni fa

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Trascrizione
00:00È un modo di cominciare a coinvolgere sempre di più la Chiesa di Roma, le comunità parrocchiali
00:06in questo grande mondo e così complesso anche del carcere, anche per gli arresti domiciliari
00:15in ottica di riflessione, di sensibilizzazione e coinvolgimento poi proprio di vita
00:20perché i carcerati non sono quelli che mettiamo dentro e buttiamo la chiave
00:27appartengono a noi, sono nostri. Il carcere non è una fatumiera come adesso ultimamente si tende a fare
00:35ma sono esseri umani che possono anche avere sbagliato.
00:39Allora proprio in questo senso ci piace immaginare che il primo incontro che facciamo in maniera un po' più ufficiale
00:47è proprio quello di ascoltare due testimoni che hanno detto esiste il male compiuto o subito
00:54ma il male non è più grande di noi, che le persone siano più grandi del male
00:59e che il male può essere dominato, superato, trasformato.
01:04Un prodotto di queste scorie dell'irreparabile è l'immobilità.
01:12Una parte di te si congela in quel momento in cui le cose sono avvenute
01:19e quel passato non passa mai. Quel passato non è mai un ricordo, non è mai una memoria,
01:26non è mai qualcosa che sta dietro di te, è qualcosa che ti accompagna ogni giorno
01:32come se ogni giorno di nuovo tutto risucidesse da capo.
01:38Per me, per tantissimi anni, perché non ho incontrato questa esperienza,
01:44ogni giorno per me mio padre usciva di casa, c'era un agguardo,
01:51potevano spiegare cinque persone della sua scorta, lui veniva rapito
01:56e poi tenuto un prigioniero e nessuno la viuda e alla fine ero ucciso
02:04e compagnia l'antante ogni giorno.
02:08Per me questo non era un ricordo, era una cosa che si ripeteva.
02:12La cosa, secondo me, più importante che fa il carcere
02:17è che potesse responsabilizzarti e quella è la vera, il vero rischio di si corre in carcere.
02:30E invece il problema principale, secondo me, è quello di sentirsi responsabili
02:41non più per un creato che ha compiuto, ma di quello che è il futuro.
02:53Però siccome lassù qualcuno ci ama, e mi ha ben conto di incontro a padre Guido.
02:58Siamo alla antivigilia di Natale del 2009, sono passati 31 anni dalla morte di mio padre
03:07e lui appunto, siccome stava per crearsi un luogo anche a Roma di dialogo,
03:14mi ha chiesto se volevo partecipare.
03:18Io le ho detto di no, perché avevo paura di difendere la mia famiglia,
03:25di perdere degli amici di quelli come me
03:32e comunque è un salto non da volo, diciamo.
03:38E poi però ho capito due cose.
03:42Prima, che lui non lo faceva per un interesse.
03:46Lo faceva perché si era accorto del dolore
03:54che le persone che hanno vissuto queste vicende, io inclusa, hanno.
04:00E mi garantisco, per me è stata una sorpresa,
04:03perché in 31 anni nessuno si è mai interessato al dolore.
04:07Nessuno mai ha chiesto neanche come stai.
04:11E questo mi ha fatto riflettere,
04:14come se non ci fosse una possibilità di qualche cosa per me.
04:20Cioè io avevo anche un bisogno mio
04:24di incontrare Agnese, di iniziare questo percorso.
04:29Io ricordo che quando facevamo
04:32quei primi incontri tra di noi,
04:35le notti prima non si dormiva.
04:38Chi riusciva a dormire?
04:39Chi due l'occhio?
04:40Ti tornava tutto a gamba.
04:42C'è una paradossale vicinanza
04:46che accomuna
04:49in questi dolori così diversi.
04:52Chi l'ha sorbito e chi l'ha infetto
04:56non possono essere paragonabili,
04:58sono incommensurabili, sono distantissimi.
05:02Eppure accomunano.
05:04Io mi sono sentita compresa da Agnese
05:08come fosse da nessuno altro.
05:10Grazie.
05:10Grazie.
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