00:0048 immagini, 48 foto che raccontano due anni di pandemia dove voi siete stati impegnati in prima linea.
00:08Sì esatto, siamo stati impegnati in prima linea anche come senso del dovere per documentare quello che stava accadendo negli
00:18ospedali e come prima linea rispetto all'emergenza.
00:22Per dare un occhio a tutte le persone che comunque non potevano avere accesso negli ospedali e vedere realmente quello
00:31che era l'emergenza.
00:33Un lavoro ancora in fieri e che ha ancora tanto da dire in un paese che c'è sempre la
00:39memoria molto breve e speriamo comunque di aver dato ancora una volta il nostro contributo.
00:46Siamo stati in prima linea durante la pandemia e siamo stati in giro per ospedali, case di riposo, drive-in
00:55eccetera eccetera.
00:57Eravamo sempre con loro al fianco degli operatori, degli infermieri, io li chiamo Angeli.
01:03Gli infermieri e dottori sono stati gli eroi di questa pandemia, di questa guerra contro un nemico invisibile.
01:09Voi siete stati quelli che hanno raccontato questa guerra. Il vostro ruolo è stato quindi fondamentale tanto quanto quello dei
01:17dottori, possiamo dirlo?
01:18Sì, il ruolo dei fotografi, dei giornalisti, dei videomaker è stato fondamentale su tutta l'emergenza pandemica.
01:27Eravamo veramente le persone in prima linea a fianco del vero esercito di dottori e infermieri che lavorava, che faceva
01:35turni massacranti.
01:36Siamo documentati un male invisibile. Noi all'inizio non sapevamo nulla, non c'erano i vaccini, non c'era nulla
01:42e quindi per noi era anche rischioso.
01:45Noi siamo entrati in terapie intensive, è vero con le protezioni, però non sapevamo nulla di questo nuovo virus.
01:52Siamo dovuti vestire con le tute, con le mascherine, con gli occhiali per poter entrare e fare queste foto.
01:58Però è stato veramente un privilegio poter raccontare il lavoro svolto sul campo da medici e infermieri, radiologi, portantini, anche
02:10signori delle pulizie che lavoravano nei riparti degli ospedali.
02:13Io credo che per quanto riguarda l'esperienza lavorativa sia stata una delle vicende raccontate che ha generato il burnout
02:22più forte.
02:24Emotivamente è stato terribile, la sera eravamo proprio a pezzi, è stata una cosa proprio dura.
02:29E secondo me anche questo, essere dentro una cosa che raccontavi, viverla sulla pelle, tornare a casa, avere i parenti
02:37chiusi, la sofferenza, i figli da soli.
02:40Io penso che con una cosa così grande quello che serve sono i medici, gli investimenti, la sanità , un po'
02:48di sguardo verso il futuro.
02:50Noi possiamo dare la nostra testimonianza come sempre e spingere affinché si faccia il gesto giusto.
02:56È stato bellissimo, è stato veramente bello perché loro si sentivano un po' meglio e quindi li hanno fatti incontrare.
03:06Questo dimostra anche l'umanità e la dedizione.
03:12Era la famosa stanza degli abbracci che avevano inventato per avere un contatto fisico.
03:17Quindi tu potevi vedere o tuo figlio o il tuo genitore o il parente dietro questa tenda di cellophane.
03:26E questa immagine racconta un po' anche se non c'era il calore, anche se non c'era il contatto,
03:34però racconta l'emozione di vedere un parente, un genitore o un figlio dietro una tenda.
03:40E quindi queste tende adesso non ci stanno più e speriamo di non rivederle.
03:44Sì, questa era una foto che ho fatto nel primo periodo, marzo 2020, quindi appena scoppiato il lockdown, ho avuto
03:55la possibilità di entrare in questa terapia intensiva dell'ospedale San Filippo Neri.
04:02Si vede un operatore che sta lavorando, sta facendo un'ecografia al torace della persona ricoverata con Covid.
04:12In questo periodo c'era un allarme molto alto perché ancora non si conosce, non c'era una cura, non
04:19c'erano i vaccini, non c'era ancora nulla.
04:21Era il periodo in cui addirittura mancavano le tute, mancavano i camici e anche poter entrare a fare questa foto
04:28poteva essere un problema perché toglievo del materiale sanitario all'ospedale che poteva darlo a un altro infermiere per lavorare.
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